DOCUMENTI CHIESA CATTOLICA
L'impegno pastorale della Chiesa di fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette - Nota Pastorale
http://www.google.it/search?hl=it&q=L%27impegno+pastoraledella+Chiesa+di+fronteai+movimenti+religiosi+e+alle+sette&meta=&rlz=1I7RNTN_it
Gesù Cristo portatore dell'acqua viva
L'impegno pastorale della Chiesa di fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette - Nota Pastorale
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Gesù Cristo portatore dell'acqua viva
Riflessione cristiana sulla New Age a cura del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso
Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede
Dichiarazione del Concilio Vaticano II° sulla libertà religiosa http://www.webalice.it/3345462345/dignitatis_humanae.html
Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede
Paolo VI, Anno della Fede, dalla Basilica Vaticana il 30 giugno 1968
Comunicato stampa del 24/08/2003
Lettera ai Presidenti delle Conferenze Episcopali
* Tavola rotonda: Legge sulla libertà religiosa
Documenti del Magistero
sulla Sacra Scrittura
Due documenti Magisteriali fondamentali sulla Sacra Scrittura:
COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA DIVINA RIVELAZIONE DEI VERBUM
18 novembre 1965
L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa
della Pontificia Commissione Biblica
Documento del Magistero molto importante sul tema in oggetto è la Lettera Enciclica di Pio XII
"DIVINO AFFLANTE SPIRITU"
Si propongono all'attenzione del lettore gli estratti di alcuni provvedimenti ecclesiastici assunti dalla «Congregazione per la dottrina della Fede».
Per l'esame dei documenti integrali si rimanda al sito: http://www.ratzinger.it/documenti.htm
A questo documento va il merito di aver "sdoganato" il metodo storico-critico per la lettura cattolica della Sacra Scrittura.
Altro documento del Magistero della Chiesa, frutto del Sinodo sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa del 2008:
Esortazione Apostolica post-sinodale
VERBUM DOMINI
del Santo Padre Benedetto XVI
Altro documento fondamentale:
IL POPOLO EBRAICO E LE SUE SACRE SCRITTURE NELLA BIBBIA CRISTIANA
della Pontificia Commissione Biblica anno 2001
Documenti della
Congregazione per la Dottrina della Fede
Si propongono all'attenzione del lettore gli estratti di alcuni provvedimenti ecclesiastici assunti dalla «Congregazione per la dottrina della Fede».
Per l'esame dei documenti integrali si rimanda al sito: http://www.ratzinger.it/documenti.htm
La Congregazione per la dottrina della fede, in origine chiamata "Sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione", fu fondata da Paolo III con la Costituzione Licet ab initio del 21 luglio 1542, per difendere la Chiesa dalle eresie. È la più antica delle nove Congregazioni della Curia Romana. Il Papa S. Pio X, con la Costituzione Sapienti consilio del 29 giugno 1908, cambiò il nome del Dicastero in quello di "Sacra Congregazione del Sant'Uffizio". Finalmente, alla vigilia della conclusione del Concilio Vaticano II, con il Motu proprio Integrae servandae del 7 dicembre 1965, il Papa Paolo VI ridefinì le competenze e la struttura del Dicastero e ne mutò il nome in quello attuale. La Congregazione è attualmente costituita da 20 Membri - Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, provenienti da 14 diverse nazioni. E' presieduta attualmente dal Cardinale tedesco Joseph Ratzinger. Il Segretario è l'Arcivescovo italiano Tarcisio Bertone, S.D.B., e il Sottosegretario il Padre Joseph Augustine Di Noia, O.P.( Fonte: http://www.vatican.va/)
FONTE: http://xoomer.virgilio.it/ikthys/Congr.Fede.htmRaccolta di documenti sulla
Dottrina e la Spiritualità Cattolica
LA SFIDA DELLE SETTE O NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI:
UN APPROCCIO PASTORALE
Relazione generale al Concistoro Straordinario del 1991
La sfida delle sette o nuovi movimenti religiosi: un approccio pastorale è la relazione generale svolta il 5 aprile 1991, in Vaticano, in occasione del Concistoro Straordinario ivi tenuto dal 4 all’ 11. Il testo è quello diffuso dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso; la traduzione italiana è stata rivista sull’originale inglese.
Introduzione - I. Terminologia - 2. Realtà complessa - 3. Sette - 4. Nuovi movimenti religiosi - 5. Altri nomi - 6. Quale terminologia deve essere adottata? - II. Tipologia dei nuovi movimenti religiosi - 7. Tipi con riferimento al cristianesimo - 8. Tipi con riferimento al background del sistema di conoscenza - 9. Vi è un comune denominatore fra questi NMR? - III. Origini dei NMR e ragioni della loro diffusione - 10. Esistenza di bisogni spirituali - 11. Ricerca di identità culturale - 12. Riempire un vuoto - 13. Ricerca di risposta alle questioni vitali - 14. Sfruttamento dei punti deboli della nostra pastorale - 15. Ragioni politiche ed economiche - 16. Metodi usati dai NMR - 17. Azione del Diavolo - 18. Un fenomeno di dimensioni mondiali - IV. Problemi e sfide posti dai NMR - 19. Unità della Chiesa - 20. Ecumenismo - 21. La fede minata e rifiutata - 22. Abbandono della fede - 23. Ateismo e non credenza - 24. Proselitismo - 25. Aggressività verso la Chiesa cattolica - 26. Danni psicologici per gli individui - 27. Relazioni con la società - 28. Un fenomeno da prendere sul serio - V. Risposta pastorale generale - 29. Non una risposta negativa - 30. Azione della Curia Romana - 31. Azione a livello di Chiesa locale - 32. La Federazione Internazionale delle Università Cattoliche - 33. È possibile il dialogo con i NMR? - VI. Risposta pastorale specifica - 34. Orientamenti dottrinali dei Vescovi - 35. Catechesi adeguata e iniziazione biblica - 36. Preghiera e vita devozionale - 37. Misticismo. Pace. Armonia - 38. Debita valutazione dei gesti e dei simboli - 39. Comunità viventi - 40. Promuovere partecipazione e responsabilità dei laici - 41. Discernimento - 42. Importanza di un programma diocesano - Conclusione
Introduzione
1. Il sorgere e il diffondersi di sette o nuovi movimenti religiosi è un fenomeno notevole nella storia religiosa dei nostri tempi. Gruppi neo-religiosi, quasi-religiosi e pseudo-religiosi sembrano essere nati o essere stati importati dall’oggi al domani. Essi operano con una considerevole vitalità. Alcuni di loro sono di natura esoterica. Altri hanno avuto origine da una loro propria interpretazione della Bibbia. E molti affondano le loro radici nelle religioni dell’Africa o dell’Asia, oppure combinano in maniera sincretista elementi di queste religioni con il cristianesimo. Alcuni vescovi hanno usato la parola «allarmante» per riferirsi alle attività di queste sette o movimenti. Ciò che allarma maggiormente è il fatto che un crescente numero di cattolici è attirato da questi gruppi. Inoltre l’atteggiamento aggressivo adottato da alcuni di loro contro la Chiesa cattolica o altre Chiese e Comunità Ecclesiali, rende le relazioni abbastanza difficoltose. D’altro canto, non meno preoccupante è la silenziosa penetrazione fra i cristiani di movimenti non cristiani, che favoriscono la doppia appartenenza. Questi movimenti guadagnano terreno al di là dei propri confini attraverso la diffusione di credenze e pratiche che sono contrarie alle verità essenziali della fede.
I Vescovi sono spesso assillati da richieste di informazioni e indicazioni, o viene chiesto loro di intraprendere qualche azione rispetto a questo preoccupante fenomeno. Ma in molti casi la mancanza di un’adeguata informazione può condurre o a nessuna azione pastorale o a una reazione eccessiva. Vorrei perciò ringraziare il Santo Padre per aver portato tale problema pastorale davanti a questa augusta assemblea. Per stimolare la riflessione e la pianificazione pastorale, vorrei proporre, Venerabili Padri, una riflessione su:
I. Terminologia.
II. Tipologia dei nuovi movimenti religiosi (NMR).
III. Origini dei NMR e ragioni della loro diffusione.
IV. Problemi posti dai NMR. V. Risposta pastorale generale.
VI. Risposta pastorale specifica.
II. Tipologia dei nuovi movimenti religiosi (NMR).
III. Origini dei NMR e ragioni della loro diffusione.
IV. Problemi posti dai NMR. V. Risposta pastorale generale.
VI. Risposta pastorale specifica.
I. Terminologia
2. Realtà complessa
Vi è il problema di quale terminologia si debba usare in riferimento ai gruppi oggetto della discussione. La ragione è che la realtà è in se stessa complessa. I gruppi variano molto per credenze, origini, dimensioni, mezzi di reclutamento, modelli di comportamento e atteggiamento verso la Chiesa o altri gruppi religiosi e società. Non è perciò sorprendente che ancora non vi sia un unico nome per accomunarli tutti. Qui seguono alcuni termini in uso.
3. Sette
La parola «setta» sembra riferirsi in maniera più diretta a un piccolo gruppo che si sia separato da un gruppo religioso più grande, generalmente cristiano, e che segua credenze o pratiche devianti. La parola è meno esatta quando viene applicata a quei gruppi che provengono da un’interazione fra il cristianesimo e le religioni orientali o africane, oppure a quelli che sono di tipo psico-terapeutico o gnostico. La parola «setta» non è usata ovunque con lo stesso significato. In America Latina, per esempio, vi è la tendenza ad applicare questo termine a tutti i gruppi non cattolici, anche quando questi appartengono alle Chiese protestanti tradizionali. Ma sempre in America Latina, in ambienti che sono più sensibili all’ecumenismo, la parola «setta» è riservata solo ai gruppi più estremisti e aggressivi. Nell’Europa occidentale la parola ha una connotazione negativa, mentre in Giappone le nuove religioni di origine shintoista o buddhista sono normalmente chiamate sette e non in senso dispregiativo.
4. Nuovi movimenti religiosi
Il termine «nuovi movimenti religiosi» quando si riferisce a questi gruppi è più neutrale di quello di «sette». Sono chiamati «nuovi» non solo perché sono apparsi nella forma attuale dopo la seconda guerra mondiale, ma anche perché si presentano come alternativa alle religioni istituzionali ufficiali e alla cultura prevalente. Sono chiamati «religiosi» perché dichiarano di offrire una visione del mondo religiosa o sacra, oppure mezzi per raggiungere altri obiettivi come la conoscenza trascendentale, l’illuminazione spirituale o l’autorealizzazione, o perché offrono ai membri le loro risposte a questioni fondamentali, quali il significato della vita o il posto di ciascuno nell’universo.
5. Altri nomi
Questi movimenti o gruppi sono anche denominati alle volte «nuove religioni», «religioni marginali», «movimenti religiosi liberi», «movimenti religiosi alternativi», «gruppi religiosi marginali» o (particolarmente nelle aree anglofone) «culti».
È da tener presente che molti di questi gruppi non sono contenti di ricevere un nome che indichi un’opposizione alle Chiese o ai gruppi religiosi stabiliti. Essi comprensibilmente si autodefiniscono «Chiese».
6. Quale terminologia deve essere adottata?
Finché non vi sarà una terminologia universalmente accettata, dobbiamo cercare di adottare un termine che sia il più imparziale e preciso possibile. Un simile termine dovrebbe trattare questi movimenti con rispetto e verità e inoltre evitare di attribuire a tutti loro in maniera collettiva gli aspetti negativi che possono riscontrarsi solo in alcuni. Non è accettabile applicare la parola «setta» a tutti quei gruppi religiosi che non sono in accordo con una Chiesa maggioritaria o con una famiglia religiosa. Perciò le Comunità Ecclesiali protestanti, che nel XVI secolo si divisero dalla Chiesa cattolica, non dovrebbero essere chiamate sette. Vi può essere comunque disaccordo su come si debbano chiamare alcuni gruppi neo-pentecostali e gruppi evangelici fondamentalisti, specialmente quelli che adottano posizioni settarie.
In questa presentazione utilizzerò dunque in generale il termine «nuovi movimenti religiosi» (abbreviato in NMR) perché è neutrale e abbastanza generale da includere i nuovi movimenti di origine protestante, le sette con un retroterra cristiano, i nuovi movimenti orientali o africani e quelli di tipo gnostico o esoterico.
II. Tipologia dei nuovi movimenti religiosi (NMR)
Nello sforzo di comprendere meglio i NMR, potrebbe essere utile tentare di classificarli secondo i loro diversi tipi.
7. Tipi con riferimento al cristianesimo
Con riferimento al cristianesimo si possono distinguere nuovi movimenti provenienti dalla Riforma protestante, sette con radici cristiane ma con considerevoli differenze dottrinali, movimenti provenienti da altre religioni e movimenti derivati da un retroterra umanitario o interessato al cosiddetto «potenziale umano» (come il New Age e i gruppi religiosi terapeutici), o movimenti derivanti da un «potenziale divino» che si trova particolarmente nelle tradizioni religiose orientali (per un’analisi della complessa natura del New Age e dei suoi pericoli, cfr. card. G. Danneels, Le Christ ou le Verseau?, in La Documentation Catholique, n. 2021, 3-2-91).
Differenti sono quei NMR nati attraverso contatti fra le religioni universali e le culture religiose primitive. Gli esperti danno come esempi le Chiese africane indipendenti e i movimenti profetici o messianici in Africa. Anche se la distinzione non è sempre chiaramente definita, questi movimenti non sono così aggressivi verso la Chiesa come altri.
8. Tipi con riferimento al «background» del sistema di conoscenza
Con riferimento a un background del sistema di conoscenza che sembra spiegare un NMR, si possono distinguere quattro tipi.
Vi sono movimenti basati sulla Sacra Scrittura. Sono perciò cristiani o derivano dal cristianesimo. Formano la maggioranza di quei movimenti o sette che causano una grave preoccupazione pastorale ai Pastori della Chiesa specialmente nei paesi tradizionalmente cattolici come l’America Latina o le Filippine.
Un secondo gruppo di NMR comprende quelli derivati da altre religioni come l’induismo, il buddhismo o le religioni tradizionali. Alcuni di loro assumono in maniera sincretista elementi provenienti dal cristianesimo.
Un terzo gruppo di sette mostra segni del disfacimento dell’idea genuina di religione e un ritorno al paganesimo. Non chiare nelle loro idee di Dio Creatore, esse hanno elementi di magia, superstizione, astrologia, spiritismo, stregoneria, politeismo e perfino culto satanico. Mostrano i segni di una cultura che sta diventando spiritualmente pigra o stanca dell’esasperato razionalismo della moderna civiltà tecnologica.
Un quarto gruppo comprende le sette che sono gnostiche. Nelle loro rivendicazioni naturalistiche, sembrano offrire alla gente la possibilità di liberarsi dal peso della libertà e della responsabilità, e di avviarsi su una strada che non richiede decisioni morali ma offre soltanto «illuminazione».
9. Vi è un comune denominatore fra questi NMR?
La letteratura sui NMR è piena di generalizzazioni. E comprensibile che vi sia la tendenza a proiettare in tutti loro la piccola parte di realtà che una persona osserva.
Nello sforzo di cercare un denominatore comune, le sette sono state definite come «gruppi religiosi con una distinta visione del mondo che deriva dagli insegnamenti di una grande religione mondiale ma non si identificano con questi insegnamenti». Questa definizione, di tipo fenomenologico, è solo parzialmente corretta. Non sembra comprendere i movimenti che derivano da uno sfondo umanistico, paganizzante o gnostico, movimenti che alcuni sociologi preferiscono chiamare «nuovi movimenti magici». Inoltre, una simile definizione omette ogni giudizio in merito agli insegnamenti, al comportamento morale dei fondatori dei NMR e dei loro seguaci, e alle loro relazioni con la società. La Chiesa, tuttavia, non può astenersi dal giudicare in merito, poiché deve aiutare il fedele ad apprezzare l’abbondanza di vita che Cristo gli offre attraverso la Chiesa (cfr. Gv. 10, 10; 1 Tm. 3, 15), perché questo lo renda capace di stimare il valore delle offerte alternative dei NMR. Dal punto di vista dottrinale, i NMR che operano nelle regioni tradizionalmente cristiane possono essere collocati in quattro categorie a seconda della loro distanza dalla visione cristiana del mondo: quelli che rifiutano la Chiesa, quelli che rifiutano Cristo, quelli che rifiutano il ruolo di Dio (e mantengono ancora un senso generico di religione) e quelli che rifiutano il ruolo della religione (e mantengono un senso del sacro, ma manipolato dall’uomo per poter acquisire potere su altri o sul cosmo).
Le reazioni sociali contro i NMR si basano generalmente non tanto sulla loro dottrina quanto sui loro modelli di comportamento e sulle loro relazioni con la società. Alcuni di questi movimenti, particolarmente quelli che hanno un background orientale o psicologico, sono stati accusati di essere autoritari, di esercitare ingiuste pressioni sugli aderenti, di perseguire un proselitismo che nasconde i loro veri obiettivi, di isolare i loro membri dalla vita sociale e di avere fini che sono piuttosto economici e politici che religiosi. Questi sono problemi seri che i Pastori della Chiesa devono affrontare. Si devono raccogliere informazioni. Devono essere fatte verifiche e accertamenti. Comunque non ci si dovrebbe impegnare in una condanna indiscriminata o in generalizzazioni, applicando a tutti i NMR gli aspetti più negativi di alcuni. I NMR non dovrebbero essere neppure giudicati incapaci di evolversi in un senso positivo.
I NMR di origine protestante provocano diverse reazioni a causa del loro proselitismo aggressivo che denigra la Chiesa cattolica, o anche a causa dei loro programmi espansionistici e del loro utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa in un modo che assomiglia ad una commercializzazione della religione.
Malgrado la diversità dei NMR e delle situazioni locali, sorge da tutti loro un principale problema pastorale, che è la vulnerabilità dei fedeli a proposte che sono contrarie alla formazione da loro ricevuta. È triste constatare che in molti casi i fedeli hanno ricevuto una scarsa formazione nelle Sacre Scritture e perciò sono più vulnerabili di fronte alle pressioni dei gruppi fondamentalisti evangelici. Questa è un’indicazione di una linea che un’eventuale risposta pastorale potrebbe seguire.
Il fenomeno delle sette pone ai Pastori della Chiesa dei seri problemi di discernimento. «Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo» (1 Gv. 4, 1).
III. Origini dei NMR e ragioni della loro diffusione
Che cosa incoraggia il sorgere dei NMR? Perché si sono diffusi rapidamente? Fra le molte ragioni che possono essere date, possiamo scegliere le seguenti.
10. Esistenza di bisogni spirituali
I NMR indicano che vi sono dei bisogni spirituali che non sono stati identificati, oppure che la Chiesa e altre istituzioni religiose non hanno percepito o a cui non hanno saputo rispondere. Sono un sintomo dello stato di crisi, specialmente di persone fragili come i giovani alla ricerca dell’assoluto o di ideali, o gli adulti che sono in crisi nei confronti della loro religione o della società.
11. Ricerca di identità culturale
I NMR possono nascere o attrarre perché le persone sono alla ricerca di un significato in un periodo di cambiamenti culturali che genera un senso di smarrimento. Forse perché, come in gran parte del mondo occidentale, le persone sono combattute fra l’uniformismo culturale promosso dai mezzi di comunicazione di massa e la dispersione di quegli asserti religiosi o filosofici finora comunemente accettati. Forse perché, come nella maggior parte del cosiddetto Terzo Mondo, la società tradizionale è stata smembrata e l’individuo è confuso e alienato dall’incontro con il mondo moderno dell’urbanizzazione e della tecnologia e con le maggiori religioni mondiali.
12. Riempire un vuoto
Molti cristiani entrano a far parte di sette o di NMR perché ritengono che in questi movimenti vi possa essere una risposta alla loro sete di conoscenza delle Scritture, di cantare, danzare, di avere soddisfazioni emotive e risposte chiare e concrete. I NMR promettono di rispondere all’intenso desiderio della gente di un nutrimento biblico e spirituale. Il cattolico di nome che non partecipa alle pratiche della Chiesa ed è scarsamente alimentato dalla Parola di Dio può essere facilmente bersaglio del proselitismo evangelico delle sette. Si deve comunque aggiungere che molte sette condannano il mondo come malvagio e non credono nella costruzione di una società giusta.
13. Ricerca di risposte alle questioni vitali
Vi sono persone, per esempio in Africa, che cercano nella religione una risposta e una protezione contro la stregoneria, il fallimento, la sofferenza, la malattia e la morte. Sembra loro che i NMR si confrontino apertamente con questi problemi esistenziali e che promettano rimedi istantanei, specialmente la guarigione fisica e psicologica. Possiamo parlare di uno stato di credulità religiosa, o perfino di una patologia religiosa, o di un tentativo di evadere attraverso la religione dai problemi della vita. Ma non si può mettere in dubbio che ci siano milioni di persone, cristiani compresi, sui quali a questo titolo i NMR esercitano un’attrattiva.
14. Sfruttamento dei punti deboli della nostra pastorale
Vi sono alcuni punti deboli nel ministero pastorale e nella vita delle comunità cristiane che possono essere sfruttati dai NMR. Dove vi sono pochi e scarsi preti questi movimenti suppliscono con molti forti leader e «evangelizzatori» che vengono preparati in un tempo relativamente breve. Dove i cattolici sono alquanto ignoranti della dottrina cattolica essi presentano un fondamentalismo biblico aggressivo. Dove vi sono «scarso entusiasmo e [...] indifferenza dei figli della Chiesa che non sono all’altezza della loro missione evangelizzatrice, per la loro debole testimonianza di vita cristiana coerente» (Giovanni Paolo II, Alla Conferenza Episcopale Messicana, 12-5-1990, in L’Osservatore Romano, 14/15-5-1990, p. 5), le sette portano un dinamismo contagioso e un notevole impegno. Dove il genuino insegnamento cattolico sulla salvezza unicamente nel nome di Gesù Cristo, sulla necessità della Chiesa, e sull’urgenza dell’attività missionaria e della conversione viene oscurato, le sette ottengono successo con le loro proposte alternative.
Dove le parrocchie sono troppo vaste e impersonali, i NMR costituiscono piccole comunità nelle quali l’individuo si sente conosciuto, apprezzato, amato ed insignito di un ruolo significativo. Dove i laici, uomini e donne, si sentono emarginati, i NMR assegnano loro ruoli di comando. Dove la sacra liturgia viene celebrata in maniera fredda e abitudinaria, i NMR celebrano servizi religiosi segnati da una folta partecipazione, contraddistinti da grida di alleluia e di Gesù è il Signore, e inframmezzati da frasi scritturali. Dove l’inculturazione attraversa ancora una fase esitante, i NMR si danno una parvenza di gruppi religiosi indigeni che li fa sembrare alla gente radicati localmente. Dove le omelie hanno un carattere intellettuale che passa sopra la testa della gente, i NMR spingono a un impegno personale per Gesù Cristo e a una stretta e letterale adesione alla Bibbia. Dove la Chiesa sembra più presente come un’istituzione segnata dalle strutture e dalla gerarchia, i NMR sottolineano la relazione personale con Dio. Nessuno può dubitare che i NMR mostrino un dinamismo immediatamente evidente.
15. Ragioni politiche ed economiche
Vi sono alcuni paesi, come avviene in America Latina, dove alcune sette si oppongono alla dottrina sociale della Chiesa, specialmente per quello che riguarda la difesa dei poveri e gli sforzi per una promozione umana integrale.
Non si devono escludere considerazioni finanziarie fra le ragioni della nascita di alcune sette. In alcune parti dell'Africa e dell’America Latina fondatori di sette si sono ben presto arricchiti.
È chiaro che i fondi contribuiscono molto alla diffusione di movimenti nati negli Stati Uniti d’America e da lì propagati in altri paesi secondo un programma di espansione alquanto ambizioso. Ciò è particolarmente evidente, negli ultimi anni, nei molti progetti della corrente chiamata «New Age», che sta cominciando a rivelarsi un grosso affare economico e culturale.
16. Metodi usati dai NMR
Quanto si è detto rende necessario considerare attentamente i metodi usati dai NMR. Non tutti i metodi meritano disapprovazione. Il dinamismo della loro azione missionaria, la responsabilità evangelizzatrice assegnata al nuovo «convertito», il loro utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, il mettere in risalto gli obiettivi da ottenere, potrebbero farci porre domande su come rendere più dinamica l’attività missionaria della Chiesa. È comunque necessario che i Pastori della Chiesa guidino i cristiani a distinguere fra l’evangelizzare alla maniera di Cristo e il predicare un Vangelo di prosperità e ricchezza, esaltando il sensazionale o anche l'irrazionale e promuovendo la polemica. Vi sono metodi usati da alcuni NMR che sono contrari allo spirito evangelico perché non rispettano sufficientemente l’umana libertà di coscienza. Alcuni movimenti, per esempio, impiegano discutibili e assolutamente sleali mezzi di reclutamento e tecniche di addestramento, procedure di indottrinamento, distribuzione di denaro, separazione psicologica delle reclute dalle loro famiglie, e culto del capo. Certo non basta condannare questi metodi. È anche necessario preparare gruppi pastorali che informino e formino i fedeli e che aiutino anche i giovani e le famiglie che sono coinvolte in queste tragiche situazioni.
17. Azione del Diavolo
Non dovremmo escludere, fra le spiegazioni del sorgere e della diffusione di sette o NMR, l'azione del Diavolo anche se questa azione è sconosciuta alla gente coinvolta. Il Maligno è il nemico che semina la zizzania fra il grano mentre la gente sta dormendo. «Un nemico ha fatto questo», dice il padrone ai suoi servi nella parabola della zizzania (Mt. 13, 28).
18. Un fenomeno di dimensioni mondiali
La breve analisi fatta ci aiuta a spiegare perché i NMR stanno diventando un fenomeno di dimensioni mondiali.
Negli Stati Uniti d’America sono sorti nel secolo scorso e specialmente negli ultimi quarant’anni. Provengono principalmente dal protestantesimo, ma anche dalle religioni orientali e dalla fusione di elementi religiosi e psicoterapeutici. Dagli Stati Uniti d’America sono stati esportati in America Latina, Sudafrica, Filippine ed Europa. In America Latina i NMR sono per lo più di origine cristiana e generalmente sono aggressivi e negativi nei confronti della Chiesa cattolica della quale spesso denigrano l’apostolato. Gli stessi rilievi possono essere fatti per le Filippine.
In Africa il sorgere dei NMR ha più a che vedere con la crisi politica, culturale e sociale del post-colonialismo, con le questioni dell’inculturazione e con il desiderio africano di guarigione e aiuto per affrontare i problemi della vita. In Asia i NMR di origine locale non sembrano essere la minaccia maggiore in quei paesi in cui il cristianesimo è in minoranza (per esempio il Giappone), eccetto quelli importati dall’Europa e dalle Americhe che attirano le persone, compresi gli intellettuali, con le loro proposte sincretiste ed esoteriche di distensione, pace e illuminazione. Si dovrebbe comunque aggiungere che in Giappone viene arrecato danno all’immagine del cristianesimo attraverso le attività di gruppi cristiani aggressivi. Questo succede perché la maggioranza non cristiana del Giappone non può facilmente distinguere le Chiese principali da queste sette marginali. In Europa la crisi di una società secolarizzata e altamente tecnologica, che soffre per la frammentazione di una cultura che non condivide più gli stessi valori e credenze, favorisce le sette o i NMR che provengono dagli Stati Uniti d’America o dall’Oriente. Il movimento del New Age è particolarmente attivo.
Lascio ad altri l’analisi più dettagliata della presenza e dell’attività dei NMR in ogni continente e di come questi riflettano gli specifici contorni religiosi e culturali delle regioni dove si trovano.
IV. Problemi e sfide posti dai NMR
Le considerazioni precedenti ci aiutano a valutare come i problemi e le sfide poste dai NMR non siano né pochi di numero né di poco peso. Riassumiamone alcuni.
19. Unità della Chiesa
I NMR allontanano i cattolici dall’unità e dalla comunione della Chiesa. Questa comunione si basa sull’unità di fede, speranza e amore ricevuta nel Battesimo. Si nutre con i sacramenti, la Parola di Dio e il servizio cristiano. Cristo Redentore e Fondatore della Chiesa pregò perché tutti quelli che credono in Lui siano una cosa sola nell’unità della SS.ma Trinità (cfr. Gv. 17, 21).
Le sette e i NMR allontanano i cristiani da questa comunione.
20. Ecumenismo
È importante tenere chiaramente presente da una parte la distinzione fra sette e NMR e dall’altra tra Chiese e Comunità Ecclesiali. La tendenza in alcune parti del mondo a usare la parola «setta» per tutti i gruppi non cattolici mette in evidenza un serio malinteso. La Chiesa cattolica è coinvolta nel dialogo teologico con undici comunioni cristiane mondiali. La base e la giustificazione di tale dialogo è nel fatto che «quelli [...] che credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il battesimo sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica» (Unitatis redintegratio 3). La Chiesa cattolica riconosce in queste Chiese e Comunità Ecclesiali diversi gradi di affinità con sé basati sulla misura in cui esse condividono quei doni che sono costitutivi della Chiesa di Cristo. Tale affinità pone le basi di quel senso di appartenenza e di mutuo coinvolgimento che alimenta il movimento ecumenico. Una delle principali caratteristiche delle sette è precisamente l’esclusivismo e la mancanza di qualsiasi senso di appartenenza ad una realtà condivisa: ciò rende il dialogo impossibile o quanto meno difficile. La distinzione fra relazioni ecumeniche e rapporti della Chiesa con le sette deve essere ancora attentamente considerata in questo contesto. È stato riconosciuto che atteggiamenti settari potrebbero esistere in ogni Chiesa o Comunità Ecclesiale compresa la Chiesa cattolica. In alcune parti del mondo le attività dei membri di alcune comunioni cristiane mondiali, con le quali la Chiesa cattolica è in dialogo teologico, sono indistinguibili da quelle delle sette. D’altro canto, le altre Chiese o Comunità Ecclesiali spesso avvertono più acutamente della Chiesa cattolica la minaccia delle sette, specialmente quando i loro aderenti sono pochi. Questo viene notato dal Santo Padre nella recente enciclica Redemptoris missio: «L’espansione di queste sette costituisce una minaccia per la Chiesa cattolica e per tutte le comunità ecclesiali con le quali essa intrattiene un dialogo. Ovunque possibile e secondo le circostanze locali, la risposta dei cristiani potrà essere anch‘essa ecumenica» (Redemptoris missio 50).
21. La fede minata e rifiutata
Alcune sette o NMR minano i maggiori articoli della fede cattolica o praticamente li rifiutano. Propongono una comunità religiosa fatta dall’uomo piuttosto che quella della Chiesa istituita dal Figlio di Dio. Vogliono che la gente fondi la propria credenza religiosa e le proprie regole di comportamento sulle idee o le «visioni» del fondatore del movimento più che sulla rivelazione divina manifestata in Gesù Cristo, l'unico Salvatore di tutta l’umanità (cfr. At. 4, 12). Da alcune sette viene proposta la reincarnazione invece dell’insegnamento sui Quattro Novissimi e sulla risurrezione. L’autorealizzazione è esaltata più della vita di grazia e della conoscenza dell’unico vero Dio e di Gesù Cristo che da Lui è stato inviato (cfr. Gv. 17, 3).
22. Abbandono della fede
In casi più estremi, i cristiani sono condotti ad abbandonare la loro fede attraverso l’attività dei NMR. Alcuni movimenti promuovono un tipo dl neo-paganesimo, mettendo al centro del culto l'uomo invece di Dio, e pretendendo di possedere una conoscenza straordinaria che stima se stessa al di sopra di tutte le religioni. Altri NMR sono coinvolti nell’occultismo, magia, spiritismo e anche in riti satanici.
23. Ateismo e non credenza
Alcuni NMR, specialmente quelli che esercitano forti pressioni sulle persone, possono preparare il terreno all’ateismo. Per alcune persone in crisi, l'incontro con questi movimenti potrebbe essere lo sforzo finale per incontrare Dio. Se tale arruolamento in una setta finisce in un disastro o nella rovina psicologica, il risultato potrebbe essere quello di una disillusione verso tutta la religione. Tali persone indebolite possono cominciare a guardare a tutta la religione come a un inganno. Mentre molti NMR non arrivano a tal punto, vi sono alcuni che tendono pericolosamente in questa direzione.
24. Proselitismo
Molti NMR usano metodi che violano il diritto di altri credenti o gruppi religiosi alla libertà religiosa. Essi affermano cose non vere sugli altri. Allettano persone vulnerabili come giovani, poveri e ignoranti con denaro, o altri beni materiali, o con pesanti bombardamenti psicologici o altre pressioni
25. Aggressività verso la Chiesa cattolica
Alcuni NMR sono particolarmente aggressivi verso la Chiesa cattolica. Sembrano concentrarsi soprattutto nelle regioni tradizionalmente cattoliche come l’America Latina e le Filippine.
Fanno ogni sforzo per portar via quanti più cattolici possibile dalla Chiesa. Non sembrano mostrare lo stesso zelo e slancio missionario verso quelli che ancora non credono in Cristo. Essi spesso interpretano gli sforzi cattolici d’identificarsi con i poveri come comunismo o sovversione.
26. Danni psicologici per gli individui
Vi sono alcuni NMR che hanno prodotto danni psicologici sugli individui attraverso i loro metodi di reclutamento e formazione e con le misure violente che adottano per prevenire la fuga dei loro membri. Abbiamo sentito parlare di alcuni termini come «manipolazione psicologica», «combinazione di affetto e inganno», «controllo mentale», «tecniche schiaccianti», «metodi che alterano la coscienza», «programmazione» ecc. Alcuni membri hanno dovuto rompere le relazioni con le loro famiglie naturali o avere tali relazioni seriamente danneggiate. Vi è inoltre la questione del controllo sui salari o sui risparmi dei membri.
27. Relazioni con la società
Alcuni NMR hanno creato problemi alla società o al governo, a causa della loro posizione sociale, del loro fallimento nell’insegnare ai loro membri a essere cittadini responsabili che si preoccupano di adempiere i propri doveri verso gli altri, e del disorientamento sociale dei loro seguaci. Vi è anche il caso del leader di una setta che spinse il suo gruppo a commettere un suicidio di massa. Si tratta di un caso estremo, ma mostra ciò che può accadere.
28. Un fenomeno da prendere sul serio
Tutto ciò mostra che i problemi e le sfide lanciate dai NMR devono essere prese sul serio. Vi sono alcuni cattolici che pensano e sperano che il fenomeno delle sette scompaia fra pochi anni e che i cristiani che si erano uniti a loro tornino nella Chiesa. Altri non sono così ottimisti. Essi notano che mentre una setta può finire, due o tre sembrano nascere al suo posto.
Tuttavia, sia che si sia ottimisti o pessimisti, su una cosa si deve essere d’accordo: la Chiesa deve avere un approccio e una risposta pastorale a questo fenomeno. Questo è l’oggetto dell’ azione.
V. Risposta pastorale generale
29. Non una risposta negativa
Nell’esaminare quale posizione pastorale la Chiesa debba adottare verso i NMR, iniziamo dicendo cosa questo approccio pastorale non dovrebbe essere. Non dovrebbe essere un attacco. Non dovrebbe essere negativo verso i loro membri, sebbene la Chiesa si debba difendere contro i NMR che l’attaccano ingiustamente.
Si dovrebbe piuttosto basare sulla luce e sull’amore.
Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm. 2, 4). Cristo viene «per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv. 11, 52). Egli invia la Sua Chiesa: «ammaestrate tutte le nazioni» (Mt. 28, 19). La Chiesa è conscia del suo ruolo come «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen gentium 1). E «l'uomo è la via della Chiesa» (Redemptor hominis 14).
La Chiesa, quindi, vede le persone che appartengono ai NMR non come nemici da attaccare, ma come persone redente da Cristo, che ora sono in errore e con le quali la Chiesa vuole condividere la luce e l’amore di Cristo. Il fenomeno dei NMR è visto dalla Chiesa come un segno dei tempi. La Chiesa si sta sforzando di vedere «ciò lo Spirito dice alle Chiese» (Ap. 2, 7) attraverso questa situazione. Tali movimenti sono sfide per la Chiesa. La Chiesa, mentre è consapevole che i NMR investono soltanto una minoranza, non può astenersi dal porsi questioni come le seguenti: che cosa porta la gente a partecipare ai NMR? Quali sono i legittimi desideri della gente a cui questi movimenti promettono una risposta e ai quali la Chiesa dovrebbe andare incontro? Vi sono altre cause del sorgere e del diffondersi di questi movimenti? Che cosa vuole Dio che la Chiesa faccia in questa situazione?
Esaminiamo alcune azioni pastorali della Chiesa, prima da un punto di vista generale poi in modo più specifico.
30. Azione della Curia Romana
Poiché alcuni Vescovi personalmente e molte Conferenze Episcopali espressero alla Santa Sede la loro preoccupazione pastorale rispetto alle attività delle sette o NMR nelle loro diocesi, fu inviato un questionario alle Conferenze Episcopali nel 1983 da quattro Dicasteri della Curia Romana (Pontifici Consigli per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per il Dialogo lnter-Religioso, per il Dialogo con i Non Credenti e della Cultura). Le risposte ricevute da 75 Conferenze Episcopali furono analizzate, sintetizzate e pubblicate da questi quattro Dicasteri nel maggio 1986 con il titolo Il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi: sfida pastorale.
Il documento cercava di rispondere a due domande: perché questi movimenti si diffondono e attraggono i cristiani? Quale dovrebbe essere la costruttiva risposta pastorale della Chiesa a una simile sfida? Erano anche menzionate questioni che esigevano un’ulteriore ricerca.
Il documento fu accolto positivamente sia dai cattolici che dagli altri cristiani. All’interno della Chiesa cattolica, promosse una maggiore comunicazione sulla materia fra diocesi, Conferenze Episcopali e Santa Sede. Incoraggiò lettere pastorali dei Vescovi e un maggior studio a livello di Chiese locali. Fra gli altri cristiani, posso ricordare che la Federazione Luterana Mondiale e il Consiglio Mondiale delle Chiese organizzarono una conferenza sui NMR ad Amsterdam nel 1986, durante la quale venne discusso il documento vaticano e adottato un approccio simile. Vescovi e Pastori cattolici e protestanti dell’America Latina e delle Antille si incontrarono a Cuenca, in Ecuador, nel novembre 1986 per uno studio simile. La Comunione Anglicana adottò una piattaforma analoga. La Santa Sede ha incoraggiato la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche ad avviare un progetto più grande di ricerca sui NMR, e ciò si sta portando avanti. Il documento del 1986 è considerato solo come un punto di partenza. I quattro Dicasteri sono attivamente coinvolti nello studio e nella collaborazione permanente sulla questione.
31. Azione a livello di Chiesa locale
Vescovi, Conferenze Episcopali e le loro Chiese locali stanno diventando sempre più coscienti della sfida posta dalle sette e stanno prendendo misure pastorali. A livello di Diocesi e di Conferenze Episcopali, sono aumentati i centri di studio e le commissioni sui NMR.
Molte Conferenze Episcopali scrivono lettere pastorali sul fenomeno. Gli operatori pastorali si stanno informando e formando nello sforzo di analizzare questa realtà e di trovare risposte adeguate.
Associazioni regionali e continentali di Conferenze Episcopali sono anch’esse coinvolte per quel che riguarda le sette. Per esempio, il Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar (SECAM) ha richiesto al Meeting per la Collaborazione Africana (una Commissione composta di rappresentanti di Superiori Generali di Congregazioni che lavorano in Africa e del Comitato Permanente del SECAM) di studiare la questione della presenza e dell’influenza delle sette e delle Chiese Africane indipendenti. Il primo frutto di tale ricerca è stato presentato ai Vescovi dell’Africa e del Madagascar all’incontro del SECAM nel luglio 1990 a Lomé, nel Togo. È in preparazione un libro per aiutare i giovani africani a rispondere alla sfida delle sette fondamentaliste.
Degno di nota è il Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR) di cui è presidente l’Arcivescovo di Foggia-Bovino. È composto da un comitato internazionale scientifico ed ecumenico, che ogni anno organizza convegni sulla sociologia religiosa. Il colloquio che è stato organizzato a Lugano nell’aprile l990 sui NMR in Europa era ricco di informazioni.
32. La Federazione Internazionale delle Università Cattoliche
Come detto precedentemente, quattro Dicasteri della Curia Romana hanno chiesto alla Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (FIUC) di avviare ricerche sulle sette o NMR. Il Centro per il Coordinamento delle Ricerche della FIUC ha avviato il progetto nel 1988. Il primo direttore del progetto è stato P. Remi Hoeckman, O.P. Ora è don Michael Fuss, professore alla Pontificia Università Gregoriana. Più di 50 esperti dei cinque continenti stanno lavorando sul complesso progetto, ognuno per la sua disciplina, sotto l’aspetto teologico, sociologico, psicologico e altri.
I frutti del loro lavoro saranno discussi in due seminari previsti per quest’anno: uno nel maggio 1991 alla Creighton University a Omaha, nel Nebraska (Stati Uniti d’America), per gli esperti provenienti da Stati Uniti d’America e Canada, e l’altro nell’ottobre 1991 a Vienna per esperti dell’Europa, con alcuni rappresentanti degli altri continenti. La Santa Sede vi prenderà parte. Per il 1992 sono previsti seminari a Manila e a Bogotà. Si sta organizzando un centro di documentazione a Roma.
I risultati della ricerca della FIUC saranno senza dubbio molto utili per il lavoro pastorale della Chiesa. La questione dei NMR non permette soluzioni rapide o facili. Analisi scientifiche e interdisciplinari sono elementi necessari per un approccio pastorale ben fondato e durevole.
33. È possibile il dialogo con i NMR?
Alcune persone hanno chiesto se il dialogo con i NMR sia possibile. Certamente la natura e la missione della Chiesa rendono il dialogo con ogni essere umano e con gruppi religiosi o culturali parte dello stile dell’apostolato della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha invitato al dialogo con gli altri cristiani e con altri credenti.
I principi teologici che sostengono il dialogo ecumenico sono stati citati al n. 20. In riferimento ai seguaci di altre religioni, «la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni [. . .] Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i beni spirituali e morali e i valori socio-culturali che si trovano in essi» (Nostra aetate 2). La difficoltà sta nel come condurre il dialogo con i NMR con la dovuta prudenza e discernimento. Il mandato della Chiesa di portare la Buona Novella di Cristo a ogni essere umano non deve essere dimenticato. La natura di molti NMR e il loro modo di operare rendono il dialogo con loro particolarmente problematico per la Chiesa. Il dovere dei Pastori della Chiesa di difendere i fedeli cattolici da associazioni erronee e pericolose è serio.
Il dialogo risulta più semplice per i Pastori e le persone ben preparate teologicamente, ma potrebbe essere inutile e dannoso per quanti non sono ben preparati al confronto con il forte proselitismo di alcuni NMR.
Il dialogo non è un’ingenuità. I Pastori della Chiesa non dovrebbero vergognarsi del Vangelo (cfr. Rm. I, 16; 2 Tm. 1, 8). L’apertura cattolica al dialogo non dovrebbe essere attuata a spese dell’unità della Chiesa e della costruzione della comunità cattolica in fede e amore.
Non dovrebbero essere fatte condanne indiscriminate dei NMR. I cattolici dovrebbero essere sempre pronti a studiare e a identificare gli elementi o le tendenze che sono in se stessi buoni o nobili e dove sia possibile collaborare. Dovrebbero anche attendere allo studio e all’osservazione di movimenti che finora presentano un’immagine non chiara.
Mentre molte sette o NMR non vogliono dialogare con la Chiesa cattolica, ve ne sono alcuni che desiderano tale dialogo. Ma anche qui è necessario il discernimento. Il desiderio di talune sette di stabilire un dialogo con la Chiesa cattolica potrebbe essere connesso a quello di ottenere credibilità a livello mondiale. Questo può spiegare perché alcuni di loro organizzano costose conferenze internazionali, coprendo le spese dei partecipanti e invitando Vescovi cattolici e teologi. Può anche essere che i NMR in alcuni paesi siano molto ansiosi di stabilire contatti frequenti con gli uffici della Curia Romana, ma non con la Chiesa locale. Ci vorrà discrezione. La collaborazione fra le Chiese locali e la Santa Sede si rivelerà utile e anche necessaria.
Rimane il problema di quei NMR che perseguono una strategia aggressiva verso la Chiesa, alle volte con un supporto esterno economico e politico. Senza rifiutarsi di discutere con tali gruppi, la Chiesa deve riflettere su come difendersi con mezzi legittimi. S. Giovanni Evangelista, S. Paolo Apostolo e i Padri della Chiesa si levarono in difesa della Chiesa contro gli errori. Certo la persona che è in errore dovrebbe sempre trovare nella Chiesa comprensione e prontezza al dialogo, mentre con l’errore in sé non vi è possibilità di compromessi.
VI. Risposta pastorale specifica
La risposta pastorale della Chiesa in maniera più specifica e dettagliata può prendere le seguenti forme.
34. Orientamenti dottrinali dei Vescovi
Molti NMR attraggono i cattolici in luoghi dove nella comunità cattolica vi è disorientamento dottrinale o confusione. Tale confusione può essere in parte dovuta ai dubbi seminati da alcuni teologi cattolici e da altri che contestano alcuni insegnamenti del Magistero, o a causa di un’istruzione religiosa carente, o a causa di attacchi da parte delle sette. Qualsiasi sia la causa i Vescovi devono ricordarsi che «sono gli araldi della fede, che portano a Cristo nuovi discepoli, sono i dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita» (Lumen gentium 25). Ogni Vescovo deve prendersi carico personalmente di questo dovere e insistere «in ogni occasione opportuna e non opportuna» (2 Tm. 4, 2), anche quando rischia di perdere la riconoscenza della maggioranza disorientata o di provocare gli attacchi della minoranza attiva e agitata. Il singolo Vescovo non dovrebbe delegare a una commissione o a un esperto questo ministero, sebbene anche la Conferenza Episcopale abbia il suo ruolo come corpo collegiale e i teologi siano necessari per l’elaborazione scientifica della fede.
Il Santo Padre, rivolgendosi agli Arcivescovi degli Stati Uniti 1’8 e l'11 marzo 1989, ricordava l’importanza della missione dei Vescovi come autentici «maestri della fede» e come «custodi di qualcosa che è stato dato, e dato alla Chiesa universale» (in L’Osservatore Romano, 12-3-89, pp. 4-5).
Disse le stesse cose a 250 Vescovi italiani nell’Aula del Sinodo il 18 maggio 1989, e aggiunse che alla luce del disegno di Cristo sulla Sua Chiesa non potrebbe «legittimamente rivendicarsi spazio per forme aperte o surrettizie di un “magistero parallelo o alternativo”» (Discorso in Atti della XXXI Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, 1989, p. 13). L’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede del giugno 1990 sulla Vocazione Ecclesiale del Teologo ritorna sullo stesso tema.
Fra gli altri articoli della fede cattolica, è particolarmente importante l’insegnamento sulla salvezza soltanto nel nome di Gesù Cristo, il Salvatore del mondo (cfr. Gv. 4, 42) e sulla necessità della Chiesa come ordinaria via di salvezza, e sull’urgenza del lavoro missionario, della proclamazione del nome di Gesù Cristo e della conversione. La recente enciclica del Santo Padre Redemptoris missio, se studiata e meditata in modo sistematico in ogni diocesi e nazione, sarà di grande aiuto come guida autorevole.
35. Catechesi adeguata e iniziazione biblica
L’esperienza dimostra che i NMR approfittano delle situazioni di ignoranza religiosa fra i cristiani. Una catechesi adeguata dovrebbe quindi servire come utile via per armare la comunità cattolica contro tali contagi. Tale iniziazione alla fede dovrebbe accordare speciale importanza alla Bibbia. La sete della gente per la Parola di Dio dovrebbe essere soddisfatta. La Bibbia dovrebbe essere resa accessibile e in un linguaggio comprensibile alla gente. La guida della tradizione della Chiesa e l’autorità del Magistero saranno necessari per una giusta interpretazione. La Chiesa nelle Filippine, per esempio, ha celebrato il 1989 come anno della Bibbia, a livello parrocchiale, diocesano, regionale e nazionale. La Federazione Biblica Cattolica può dare un grande aiuto per la promozione dell’apostolato biblico. I cattolici dovrebbero essere così preparati nella loro fede da poter sempre avere una risposta pronta per quelli che chiedono loro le ragioni della loro speranza (cfr. 1 Pt. 3, 15). Opuscoli catechistici dovrebbero essere preparati in ogni paese per mettere i cattolici in condizione di replicare alle argomentazioni sollevate dalle sette nella loro propaganda. Tali opuscoli non dovrebbero essere polemici, altrimenti potrebbero risultare controproducenti. Ma produrre opuscoli non è sufficiente. Occorrerebbe anche organizzare gruppi di laici e di religiosi preparati e incaricati di diffonderli a livello popolare. Tali persone si dovrebbero aprire a un ecumenismo genuino.
36. Preghiera e vita devozionale
Alcuni NMR attraggono le persone perché promettono loro preghiere e culti che li soddisferanno. La Chiesa a livello parrocchiale dovrebbe essere convinta che le proprie tradizioni liturgiche e devozionali rispondono adeguatamente al bisogno dell’animo umano, se correttamente comprese, praticate e vissute. Le celebrazioni liturgiche dovrebbero essere devote, ben preparate, con partecipazione della comunità e il più inculturate possibile. La preghiera individuale e di gruppo può essere maggiormente approfondita attraverso una formazione biblica e liturgica, il personale esempio del sacerdote che prega, e il rinnovamento carismatico là dove è adeguatamente integrato nel programma pastorale della Chiesa.
37. Misticismo. Pace. Armonia
I NMR promettono alla gente sapienza, pace, armonia e autorealizzazione. La nostra presentazione del cristianesimo dovrebbe essere quella di un buon annuncio, della sapienza divina, dell’unità e dell’armonia con Dio e con tutta la creazione, della felicità che è la preparazione terrena per la beatitudine celeste, e di quella pace che il mondo non può dare (cfr. Gv. 14, 27) . La vita cristiana è vita di unione con Dio (cfr. Gv. 15, 1-6), vita di iniziazione nei misteri di Cristo (cfr. Gaudium et spes 22). La storia della Chiesa è piena di Santi che rendono esemplare questa vita di unione con Dio secondo il carattere di ognuno. I Santi sono esempi ammirevoli dell’unità di fede e di vita, della conoscenza di sé e della conoscenza di Dio, dell’unione con Dio e del servizio verso il prossimo, di pace con se stessi e di pace con gli altri e davvero con tutta la creazione. La dimensione dell’esperienza religiosa non dovrebbe essere dimenticata nella nostra presentazione del cristianesimo. Non è sufficiente fornire alla gente informazioni intellettuali. Il cristianesimo non è né un insieme di dottrine né un sistema etico. È la vita in Cristo, che può essere vissuta a livelli sempre più profondi.
38. Debita valutazione dei gesti e dei simboli
Molti NMR pongono più l’accento sull’aspetto emozionale piuttosto che su quello speculativo. Senza raggiungere questo eccesso, sarà di aiuto in molte parrocchie e luoghi di culto fare attenzione al corpo, ai gesti e agli aspetti materiali nelle celebrazioni liturgiche e nella devozione popolare. L’acqua, la luce, il fuoco, I’ incenso, il pane, il sale, le statue e le processioni sono simboli che parlano a tutta la persona umana. Le culture che amano il canto, la danza e le gioiose celebrazioni comunitarie possono provare un senso di aridità e di privazione quando non siano stati fatti sufficienti sforzi per l’inculturazione anche nelle celebrazioni paraliturgiche e popolari. È interessante che in alcuni paesi africani la gente non solo si procura le medicine prescritte dal medico, ma le porta anche dal prete per farle benedire prima di prenderle. E la gente ama indossare medaglie e scapolari e mangiare il pane e bere l’acqua benedetti dal sacerdote. Questo approccio globale all’essere umano, insieme con l’apprezzamento per i simboli materiali nel culto, occorre che sia accettato, purificato e nobilitato dal cristianesimo.
39. Comunità viventi
I NMR attraggono i cristiani perché offrono loro accoglienti comunità di vita. Parrocchie molto vaste possono essere in tal senso un problema, se non vengono fatti deliberati sforzi per cercare strade che aiutino ogni individuo ad avere coscienza di essere amato, apprezzato e che gli diano un ruolo da svolgere. Le comunità ecclesiali di base, quando sono adeguatamente guidate e non dirottate verso cause politiche o sociali, possono essere di grande aiuto. La Chiesa dovrebbe essere vista e personalmente sperimentata come una comunità di amore e servizio, che celebra e vive la Santa Eucaristia. Un’attenzione particolare dovrebbe essere accordata ai gruppi più vulnerabili come giovani, gente che vive crisi familiari o di altro tipo, ex tossicodipendenti, poveri ed emarginati.
40. Promuovere partecipazione e responsabilità dei laici
È vero che la Chiesa ha assolutamente bisogno di sacerdoti che adempiano al loro indispensabile ministero. È vero che le sette o NMR fioriscono maggiormente laddove l’effettiva attività sacerdotale è sporadica o assente. Ma è anche vero che la Chiesa ha bisogno di una leadership laica dinamica. Un accentuato clericalismo può emarginare il fedele laico e fargli vedere la Chiesa come un’istituzione guidata da funzionari burocratici ordinati.
I NMR, d’altro canto, mostrano una grande attività laica. Nella Chiesa cattolica non vi è mancanza di dottrina, documenti, organizzazioni, associazioni, movimenti e sodalizi dell’apostolato e della leadership laica (cfr. Christifideles laici 29, 30, 31; Redemptoris missio 71-74). Forse ciò che è necessario è un apostolato più partecipato, maggiori opportunità per il fedele laico di assumersi responsabilità, una maggiore collaborazione fra laici e sacerdoti e una più grande leadership dei laici nel portare lo spirito di Cristo nella società terrena.
41. Discernimento
I NMR spesso attirano le persone che hanno fame di qualcosa di più profondo nella loro vita religiosa. Il pericolo è che essi a breve termine offrano qualcosa di buono, ma che a lungo termine si generi confusione. Così persone attirate da loro possono perdere le loro radici cattoliche e, nonostante una crescita temporanea, essere alla fine lasciate in una situazione spirituale peggiore. Questa è un’area importante sulla quale offrire delle linee di orientamento ai Pastori e alla gente. Non possono essere smentiti alcuni effetti positivi per quei credenti solo di nome, che scoprono il Vangelo attraverso gruppi evangelici. Non si può neanche negare l’aiuto che alcuni movimenti di origine orientale hanno dato a giovani in preda all’alcoolismo, alla droga o al sesso. Ma questa fase iniziale di aiuto spesso non dura a lungo.
«Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere», dice Gesù (Mt. 7, 20). I frutti dello Spirito sono inequivocabili, dice S. Paolo, aggiungendo una lista verificabile: «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal. 5, 22). In tal senso il discernimento può essere descritto come l’arte di giudicare le radici a partire dai frutti duraturi.
42. Importanza di un programma diocesano
Ogni diocesi o gruppo di diocesi dovrebbe porsi domande come le seguenti. Quali sono le sette o NMR attualmente presenti nel proprio territorio? Quali sono i loro metodi operativi? Quali sono i punti deboli della vita cattolica in quell’area, di cui approfittano i NMR? Quali aiuti pratici riceve il fedele laico nella spiritualità e nella preghiera personale? Come contribuisce la Chiesa nella diocesi e nelle parrocchie a costruire un supporto genuino per i cristiani che versano in difficoltà materiali, sociali o di altro genere? Nella diocesi i cattolici vivono il Vangelo impegnandosi anche nel sociale?
Quale tipo di materiale le persone della diocesi ricevono dalle radio nazionali o locali, dalla stampa o dalla televisione e qual’è la risposta della pastorale per le comunicazioni sociali della Chiesa locale? Le attività dei NMR presenti nel territorio mostrano l’utilità che il Vescovo pubblichi un documento come guida per il fedele? (Un esempio è la lettera pastorale per il Natale 1990 del card. Godfried Danneels sui NMR, specialmente sul New Age. La lettera è intitolata Le Christ ou le Verseau?). Quali sono il piano diocesano e la strategia per la catechesi e la liturgia, e anche per i contatti con coloro che hanno lasciato la Chiesa?
Conclusione
43. Di fronte alla dinamica attività dei NMR, i Pastori della Chiesa non possono semplicemente procedere come prima senza una speciale attenzione. Il fenomeno dei NMR è una sfida e un’opportunità. La Chiesa deve confidare nel fatto di avere le risorse per essere all’altezza della situazione. Come ha detto il Santo Padre ai Vescovi messicani il 12 maggio 1990, «la presenza delle cosiddette “sette” è sufficiente per fare un profondo esame della vita pastorale della Chiesa locale, cercando contemporaneamente risposte e orientamenti solidi che consentano di conservare e rafforzare l’unità del Popolo di Dio. Dinanzi a questa sfida avete opportunamente stabilito alcune opzioni pastorali [...]. Queste opzioni vanno al di là di una semplice risposta alla sfida presente e vogliono essere anche vie per la nuova evangelizzazione, tanto più urgenti in quanto sono cammini concreti per approfondire la fede e la vita cristiana delle vostre comunità» (in L’Osservatore Romano, 14/15-5-90, p. 5).
Questo è l’approccio pastorale da adottare per affrontare la sfida dei NMR. La Chiesa non deve aver paura.
La Beatissima Vergine Maria è l’Aiuto dei Cristiani. Quando la Chiesa nella storia è stata minacciata da eresie, persecuzioni e scismi, Lei ha mostrato se stessa come madre. La Chiesa dovrebbe ardentemente pregarLa per un adeguato approccio pastorale al fenomeno dei NMR.
5 Aprile 1991
L'impegno pastorale
della Chiesa di fronte
ai movimenti religiosi
e alle sette
e alle sette
Nota pastorale del Segretariato per l'ecumenismo e il dialogo della CEI
Presentazione
Premessa
Introduzione
Parte prima
Il fenomeno delle sette e dei nuovi movimenti religiosi
L'attuale risveglio religioso e le sue molteplici manifestazioni
La formazione delle sette e la ricorrente tentazione sincretistica e gnostica nella storia
Fattori e motivi di una crescente diffusione delle sette e dei nuovi movimenti religiosi
Necessità di un giusto atteggiamento di dialogo: al di là dell'irenismo e del settarismo
Parte seconda
La missione della Chiesa a servizio della verità
La Chiesa, custode della vera fede
Gli interventi recenti del Magistero
Gesù Cristo, unico redentore dell'uomo, e la chiesa sacramento universale di salvezza
Parte terza
Orientamenti, criteri e linee di azione pastorale: verità e misericordia
Le sfide pastorali a cui rispondere
Criteri di azione pastorale
Testimoni di Geova e New Age
Alcune linee di azione pastorale
Conclusione
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PRESENTAZIONE
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"Il Vangelo della carità non si annuncia se non attraverso la carità. Ma questa carità, proprio perché genuina, non nasconderà ai fratelli la verità di Cristo, non la mutilerà o attenuerà nella ricerca di ingannevoli compromessi" (CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, n. 32). Queste parole possono ben esprimere lo spirito in cui si colloca questa Nota, che affidiamo con fiducia alla riflessione e all'impegno degli operatori pastorali, nostri collaboratori nel servizio del Vangelo, e alla considerazione di tutti i fedeli delle nostre comunità.
Gli "Orientamenti pastorali per gli anni '90" individuano in un più stretto legame tra identità cristiana e disponibilità al dialogo la giusta preparazione per affrontare le novità dei tempi, in particolare come "prevenzione degli errori e difesa dal proselitismo delle sette" (Ivi, n. 34). I pericoli del sincretismo, di un vago universalismo religioso, dell'intolleranza settaria sono altrettanto preoccupanti, per chi crede in Cristo Gesù, dell'indifferentismo e della chiusura a ogni interrogativo che trascenda la sfera dell'umano.
Questa consapevolezza ha spinto i vescovi italiani a sostenere e approvare, nel Consiglio Permanente della CEI del marzo 1993, lo sforzo di ricerca e di proposta del Segretariato per l'ecumenismo e il dialogo della stessa Conferenza episcopale. che trova concreta traduzione nel documento che viene ora pubblicato. Esso rimanda ad altri autorevoli interventi della chiesa universale, che andranno quindi riscoperti e valorizzati. Richiede pure approfondimenti locali, presa di coscienza delle specifiche situazioni, scambio di esperienze pastorali sul come far fronte a una "sfida" che minaccia il Vangelo e la sua diffusione, offusca in vari modi la ricerca autentica della verità, può chiudere le persone nel settarismo o stemperarne l'identità nel relativismo.
La presentazione di questo strumento nelle nostre comunità sia accompagnata dalla docilità al dono dello Spirito della Pentecoste. Lo Spirito di verità e di amore, che discese sugli Apostoli nel Cenacolo continui a manifestare i suoi prodigi di evangelizzazione nelle nostre chiese, che si raccolgono in preghiera attorno a Maria, la Vergine Madre dell'accoglienza e del dono della Parola di verità.
Camillo card. Ruini
Vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma
Presidente della Conferenza episcopale italiana
Roma, 30 maggio 1993
Solennità di Pentecoste
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PREMESSA
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Anche nel nostro Paese si vanno moltiplicando e diffondendo nuovi movimenti religiosi e sette, e tutto lascia pensare che tale fenomeno caratterizzerà sempre più nel futuro la vita delle nostre comunità. Si tratta di una realtà che abbraccia aspetti variegati e si presenta in forme diverse.
Il relativismo culturale si estende all'ambito religioso e induce alcuni a considerare tutte le religioni più o meno uguali. Non è difficile che, in questi casi, ci si rifugi in un teismo vago e generico, senza una precisa identità e, proprio per questo, assai pericoloso per la fede cristiana.
C'è anche chi pretende di scegliere nel patrimonio delle grandi religioni del mondo ciò che gli appare più valido, dando così origine a forme di sincretismo e di universalismo religioso nelle quali, in realtà, è l'uomo la misura del vero e del bene, la divinità da adorare.
In una realtà sociale complessa, in cui il debole rischia di sentirsi solo e abbandonato, è facile subire la tentazione di rifugiarsi in gruppi che si presentano con una identità "forte" ed esclusivista, in cui il credo religioso e l'appartenenza comunitaria diventano strumenti di protezione dallo smarrimento psicologico e dalla insignificanza sociale. Il desiderio di prendere le distanze da una chiesa che, pur guidata e assistita dallo Spirito Santo, è composta di membri feriti dal peccato, induce alcuni a guardare con benevolenza a questi gruppi, animati da aggressività proselitistica e da forme aggregative compatte e settarie.
In una società profondamente secolarizzata, ma che non potrà mai eliminare l'innata sete di Dio che è nel cuore dell'uomo, è facile ricorrere a forme di sacralizzazione emotiva e magica, piuttosto che intraprendere la via faticosa di una fede che esige conversione, impegno comunitario e sociale, accettazione della volontà di Dio anche quando essa richiede sacrifici.
La crescita e la diffusione delle sette e dei nuovi movimenti religiosi interroga la chiesa, nel suo compito di annunciare Cristo, unico salvatore dell'umanità, e di proporre se stessa come segno e strumento di salvezza nella storia, in forza della presenza dello Spirito. La consapevolezza di questo compito diventa attenzione a tutto ciò che è oggettivo ostacolo alla piena comunicazione del Vangelo.
In tale orizzonte di responsabilità pastorale si pone questa Nota, frutto della riflessione del Segretariato per l'ecumenismo e il dialogo della CEI che ha operato d'intesa con la Commissione episcopale per la dottrina della fede e la catechesi della stessa Conferenza episcopale. Questo testo viene ora offerto alle comunità ecclesiali che sono in Italia e in particolare a tutti coloro che in esse hanno responsabilità pastorali.
La Nota non entra nella considerazione specifica delle tante sette e nuovi movimenti religiosi, che continuamente appaiono e scompaiono sulla scena della nostra società. A eccezione di due riferimenti particolari, essa guarda al fenomeno nel suo insieme, cercando di offrire elementi per capire le cause culturali che lo favoriscono, di individuare le attese religiose insoddisfatte o imperfette che manifesta, di indicare strumenti efficaci per l'azione pastorale della chiesa, di suscitare uno stile evangelico di accostamento, che unisca la saldezza nella verità e il coraggio dell'annuncio con il rispetto e l'amore che eliminano le barriere dell'incomprensione.
Lo spirito di chiarezza e di fiducia, di verità e di amore che ispira le pagine di questa Nota, guidi anche l'attività pastorale delle nostre chiese in questo ambito. Risponderemo così alla nostra vocazione di figli di un Padre che "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (ITm 2,4).
+ Sergio Goretti
Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino
Presidente del Segretariato per l'ecumenismo e il dialogo
della Conferenza episcopale italiana
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INTRODUZIONE
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1. "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15): il comando che il Risorto lascia ai suoi discepoli costituisce la consegna e la gioia apostolica che le chiese di Dio che sono in Italia condividono con tutte le comunità dei credenti in Cristo Signore disperse nel mondo.
Da tempo il successore di Pietro autorevolmente proclama l'improcrastinabile urgenza di un rinnovato impegno di evangelizzazione. Alla vigilia del terzo millennio dell'era cristiana, infatti, non soltanto vi è una parte dell'umanità che attende ancora il primo annuncio della salvezza in Cristo, ma gli stessi popoli che tale annuncio hanno ricevuto nei secoli passati hanno bisogno di ascoltarlo e accoglierlo di nuovo.
La parola "evangelizzazione", presente fin dagli inizi della storia della chiesa, è diventata oggi anche in Europa "una parola chiave per la nostra vita e la nostra missione di cristiani". Come ha affermato Paolo VI, questo è stato l'obiettivo del concilio Vaticano II: "rendere la chiesa del XX secolo sempre più idonea ad annunziare il Vangelo all'umanità del XX secolo".
Di tale primario e urgente compito pastorale si sono fatti carico i vescovi italiani nelle linee pastorali proposte in questi decenni, che trovano conferma e nuovo impulso negli "Orientamenti pastorali per gli anni '90".
2. La missione della chiesa si svolge oggi entro nuovi scenari culturali, sociali e politici, che, se presentano opportunità positive per la diffusione del messaggio evangelico (come la caduta di alcune ideologie apertamente contrarie alla fede cristiana e l'acquisizione della libertà religiosa in Paesi che ne erano privi), suscitano però anche nuove gravi sfide.
Tra queste si deve annoverare la crescente diffusione di sette e nuovi movimenti religiosi , che si presentano ai cristiani come alternativi alla fede trasmessa loro dai padri o tali da alterarne natura e identità. La loro espansione semina confusione e costituisce un pericolo per la chiesa cattolica e per le chiese e comunità ecclesiali con le quali essa intrattiene un dialogo ecumenico.
Alcuni di questi gruppi non fanno mistero di volersi proporre come forme religiose sostitutive della Chiesa e cercano di sottrarre i fedeli alla comunità cristiana, mentre altri, di tendenza sincretistica, propongono una doppia appartenenza, che rischia di allontanare progressivamente i cristiani dalle verità essenziali della loro fede.
Il problema che viene qui affrontato è vasto e complesso e non si vuole, in questa sede, darne una descrizione completa ed esaustiva. Tale compito è lasciato alle singole chiese particolari, che si trovano a contatto diretto con l'una o l'altra forma di queste nuove esperienze. Questa Nota intende soltanto offrire alcuni fondamentali criteri di discernimento e di azione pastorale.
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Parte Prima
IL FENOMENO DELLE SETTE E DEI NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI
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"Discernere i segni dei tempi" (Mt 16,4)
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Parte Prima
L'ATTUALE RISVEGLIO RELIGIOSO E LE SUE MOLTEPLICI MANIFESTAZIONI
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3. Vari segni manifestano nel mondo contemporaneo un risveglio religioso, sia nell'intimo delle persone sia in molteplici manifestazioni esteriori. Esso sembra in gran parte rispondere a un bisogno di significato globale e sicuro dell'esistenza e a una ricerca di appartenenze personalizzate in reti di relazioni accoglienti, in reazione alla massificazione crescente della società. Il cammino dell'uomo, che fino a pochi anni fa si pensava orientato in modo inarrestabile verso il secolarismo e l'ateismo, sembra aver cambiato decisamente rotta, nonostante le "profezie" sulla fine della religione che dal secolo scorso hanno segnato la cultura dominante. La chiesa, che si era preoccupata di proporre l'annuncio della salvezza a un uomo "disincantato", interessato soprattutto ai dati della scienza e della tecnica, attento al raggiungimento di un benessere materiale e di una tranquillità psicologica, oggi si trova spesso di fronte un uomo inquieto, in ricerca di risposte ultime, desideroso di esperienze e di pratiche religiose, preso da una specie di nostalgia di spiritualità e di religiosità vissuta.
Questo fenomeno, indicato in modo globale anche come "rivincita di Dio", come "protesta" dell'umanità contro un mondo totalmente secolarizzato e come riaffermazione della natura "inguaribilmente" religiosa dell'uomo , deve essere diligentemente conosciuto e attentamente valutato, ricorrendo soprattutto ai criteri di discernimento che ci provengono dalla rivelazione cristiana: "Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono" (ITs 5,21).
4. Tale fenomeno costituisce il contesto in cui si collocano la nascita e la diffusione di nuove esperienze religiose. A determinare però da vicino il loro sorgere sono altri fattori, soprattutto l'affermarsi di una cultura del soggetto che, accanto a tanti aspetti positivi, ha dato origine a un relativismo culturale, che ha esteso la sua influenza anche alle dimensioni religiose e morali.
Queste nuove esperienze religiose prendono corpo in movimenti, associazioni, gruppi, organizzazioni, che vengono normalmente denominati "sette" o "nuovi movimenti religiosi". Talvolta per designarli vengono usati anche altri termini: "movimenti religiosi alternativi", "nuovi culti", "nuove religioni", "nuove rivelazioni" o altro ancora. Ognuna di queste espressioni mette in evidenza un aspetto o l'altro del fenomeno, senza peraltro riuscire a definirlo adeguatamente. E' bene usare pertanto nomi propri, anziché comuni. La natura di questa Nota impone però di esprimersi in termini generali e di utilizzare le denominazioni più comuni per indicare la globalità del fenomeno. Il termine "setta" viene usato per motivi pratici, nel sincero rispetto delle persone e senza quella connotazione negativa che, a volte, viene ad esso collegata.
5. In questo fenomeno di nuova religiosità vanno anzitutto a confluire, dal punto di vista della dinamica sociale, gruppi di antica costituzione e ormai affermati, che si caratterizzano per la forte carica di proselitismo e di polemica anticattolica. Alcuni di questi, come ad esempio i Testimoni di Geova (diffusisi in Italia dopo la seconda guerra mondiale), anche se di matrice cristiana, si sono talmente allontanati dall'autentica fede in Gesù Cristo Figlio di Dio, che difficilmente possono meritare il nome cristiano.
Ad essi, più recentemente, si sono aggiunti movimenti derivati dalle religioni orientali o di orientamento sincretista, che promettono ricette di pace e felicità interiore, nonché movimenti che mettono al centro lo sviluppo del potenziale umano, pur conservando certi aspetti religiosi. E riemersa l'antica corrente esoterico-occultista, ramificata in una molteplicità di piccoli gruppi, il cui influsso va molto al di là dei circoli di iniziati, grazie anche ai metodi di diffusione commerciale spesso praticati.
Le diverse espressioni di nuova religiosità non rappresentano un fenomeno marginale. Esso interessa prevalentemente proprio le sedi centrali della cultura dell'occidente e prospera nelle più grandi e ricche città dell'emisfero settentrionale, avvalendosi spesso di consistenti finanziamenti per diffondersi anche nelle regioni più povere del sud del mondo. Tale fenomeno, tuttavia, anche se si presenta con caratteri peculiari, quelli cioè di una società dell'immagine e della comunicazione, non deve essere considerato del tutto inedito, essendo già presente nella storia delle religioni e in quella del cristianesimo.
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Parte Prima
LA FORMAZIONE DELLE SETTE E LA RICORRENTE TENTAZIONE SINCRETISTICA E GNOSTICA NELLA STORIA
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6. Nel corso dei secoli più volte si è assistito alla separazione di un gruppo da una comunità religiosa, allo scopo di meglio definire una propria identità e di perseguire in maniera più radicale la realizzazione di un proprio ideale. Da ciò il termine "setta" (secta = separata).
La separazione e la nascita di nuove aggregazioni risponde a molteplici motivi, tra cui soprattutto il desiderio di operare un risveglio delle coscienze e di provocare una esperienza religiosa più caratterizzata e intensa.
A ciò è spesso congiunta una radicalizzazione e assolutizzazione di aspetti e principi religiosi, a tal punto forzati da modificarne il significato originario.
7. Negli studi di sociologia della religione troviamo vari tentativi di classificazione delle sette, sulla base dei caratteri specifici che ogni gruppo propone nel proprio messaggio e nella propria particolare esperienza religiosa. Il problema delle tipologie con cui classificare il fenomeno è stato affrontato anche nel Concistoro straordinario del 1991, dove, in base al riferimento al cristianesimo, si è parlato di movimenti di origine protestante, di sette con radici cristiane, di movimenti provenienti da altre religioni, di movimenti derivati da un background umanitario o di sviluppo del potenziale umano, di movimenti derivanti da un "potenziale divino".
Per quanto riguarda i gruppi di matrice cristiana, alcuni si caratterizzano per il loro pressante invito alla conversione, con il ritorno alla purezza originaria del Vangelo e il distacco da una comunità considerata infedele.
Altri gruppi si qualificano per l' annuncio dell'attesa della imminente fine del mondo e per l'accento che viene posto sulla prospettiva escatologica, che diviene così parametro di giudizio di ogni comportamento religioso e morale. Alcuni di tali gruppi si pongono in contrasto con la chiesa, definita talvolta come l'anti-Cristo, e con la stessa società civile.
Altri, ancora, puntano su una illuminazione interiore, ponendo un'attenzione intimistica alle realtà dello spirito, reso capace di andare oltre la lettera della Bibbia, presumendo di cogliere il vero significato di essa, distaccati da ciò che avviene nella storia e indifferenti verso altri movimenti religiosi.
8. E' evidente che in questa classificazione, forzatamente sommaria, non rientrano assolutamente le grandi chiese e comunità cristiane che si dichiarano aperte al dialogo ecumenico (Ortodossi, Anglicani, Protestanti), in particolare quelle che fanno parte del Consiglio ecumenico delle chiese.
Qui ci si riferisce invece a quei gruppi che sono distanti dal contenuto essenziale del cristianesimo, come i Testimoni di Geova e i Mormoni, ad alcune forme di pentecostalismo e di fondamentalismo, e ad altri gruppi che si sono costituiti in forma autonoma e adottano atteggiamenti di rigida chiusura.
9. Accanto al fenomeno della formazione di sette dalle grandi tradizioni religiose (quella cristiana, ma anche, come si è sopra accennato, quelle orientali), non bisogna dimenticare la persistente tentazione "sincretistica e gnostica", che ha accompagnato nei secoli il cammino delle comunità cristiane.
Essa consiste, in radice, nel misconoscere la singolarità di Gesù Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, morto e risorto, e la necessità della grazia dello Spirito Santo per la salvezza. Gesù Cristo viene così ridotto a uno dei tanti profeti di una salvezza che sgorga dal cuore dell'uomo. La specifica identità delle diverse religioni scompare in una indistinta aspirazione a tale salvezza; un vago universalismo conduce a confondere le religioni in una sola.
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Parte Prima
FATTORI E MOTIVI DI UNA CRESCENTE DIFFUSIONE DELLE SETTE E DEI NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI
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10. I fattori di carattere religioso non esauriscono i motivi che giustificano l'espandersi del fenomeno delle sette e dei nuovi movimenti religiosi. Il loro successo è legato anche a diverse altre cause.
Ci sono organizzazioni, anche sovranazionali, che hanno interessi economici o politici per screditare e danneggiare la chiesa cattolica e le altre chiese e comunità ecclesiali cristiane, temendo la loro opera di coscientizzazione della dignità umana e di impegno storico per un'autentica liberazione dell'uomo. Non è raro, pertanto, che tali organizzazioni provochino e sostengano la frantumazione dell'espressione religiosa e il diffondersi delle sette.
In certi casi i nuovi movimenti religiosi approfittano delle difficoltà che alcuni fedeli possono avere nell'ambito delle proprie chiese e comunità o di particolari condizioni di emarginazione sociale, come è il caso degli immigrati. In queste situazioni tali movimenti si offrono di appagare la naturale ricerca di Dio con facili vie di compromesso e di assicurare un sostegno strumentale e finalizzato.
Altre motivazioni di rilievo vanno cercate in ambito propriamente psicologico. L'appartenenza alle sette costituisce un facile rifugio per persone turbate psicologicamente, bisognose di una sicurezza che non pretenda il prezzo di una personale ricerca. A volte accade che gli adepti a una setta vengano vincolati attraverso forme di coercizione emotiva e psicologica, di controllo e vigilanza, fino ad arrivare a vere e proprie limitazioni delle libertà personali. In questi casi ci si trova di fronte a un successo imposto e tutelato.
11. Occorre anche riconoscere che la diffusione delle sette e dei nuovi:movimenti religiosi trova condizioni particolarmente favorevoli quando le comunità cristiane non esprimono in pienezza le potenzialità di vita c di testimonianza che il Vangelo fonda e propone.
In particolare, tra le cause che maggiormente favoriscono l'espandersi delle sette, va sottolineata la scarsa conoscenza della Sacra Scrittura da parte della maggioranza dei fedeli. Si tratta di una ignoranza che a sua volta è parte di una più ampia difficoltà di molti credenti in rapporto alla conoscenza della propria fede, frutto di una scarsa o inefficace catechesi, o anche di una prevalente attenzione alle dimensioni legate alla sola promozione umana nella vita delle comunità.
Anche le lacune che si manifestano negli operatori pastorali (presbiteri, catechisti, animatori...) vanno incluse tra i fattori di espansione delle sette. Più in genere influisce la mancanza di un vero rinnovamento pastorale delle comunità, tramite lo sviluppo di tutte le dimensioni fondamentali della vita ecclesiale: annuncio, liturgia e testimonianza di carità.
Non da ultimo vanno considerate le difficoltà che nascono da una certa spersonalizzazione della vita religiosa. Il contatto e la valorizzazione personale su cui fanno affidamento le sette trovano un facile terreno di sviluppo là dove la comunità ecclesiale si esprime attraverso atteggiamenti pastorali burocratici e massificanti.
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Parte Prima
NECESSITA' DI UN GIUSTO ATTEGGIAMENTO DI DIALOGO AL DI LA' DELL'IRENISMO E DEL SETTARISMO
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12. Alla difficoltà di conoscere e comprendere adeguatamente queste nuove realtà si aggiunge quella di porsi in un giusto rapporto nei loro confronti. Il fenomeno, infatti, va affrontato con spirito di fedeltà alla verità e, allo stesso tempo, di cristiana carità: questo è lo sforzo primario da compiere ed è ciò che intendono fare queste riflessioni pastorali. A ragion veduta, si può osservare che le sette e i nuovi movimenti religiosi normalmente appaiono chiusi al dialogo, protesi come sono all' "annuncio" con metodi di propaganda che si servono della pressione psicologica, tendendo a soggiogare l'interlocutore in modo da raggiungere una adesione acritica e totale, fino a produrre, in taluni casi, il plagio della personalità. Ci sono poi sette e nuovi movimenti religiosi che promuovono un dialogo ma di tipo sincretista, che ha come scopo l'unificazione delle religioni sotto la loro bandiera e la dissoluzione dell'originalità cristiana. L'atteggiamento dialogico del cristiano, rivolto verso tutti gli uomini per una pacifica e costruttiva convivenza civile e per una sincera ricerca della verità, se da una parte richiede l'esercizio dell'amore verso le persone e del rispetto per le loro opinioni, esige anche la capacità di discernimento e il coraggio di rendere ragione della propria fede. In questa prospettiva va accolto e vissuto il richiamo dell'episcopato italiano al "senso di responsabilità verso la verità cristiana" e insieme l'invito a maturare "nelle menti e nei cuori una limpida e salda coscienza" di essa, come "strada per risvegliare negli uomini del nostro tempo quel coraggioso orientamento spirituale verso la verità che fonda il rispetto e la crescita della dignità e della libertà dell'uomo". 13. E' comunque da rilevare che "lo spirito settario cioè un atteggiamento d'intolleranza unito a un proselitismo aggressivo, non è necessariamente il fatto costitutivo di una "setta" e, in ogni caso, non è sufficiente a caratterizzarla. Uno spirito del genere può riscontrarsi anche in gruppi di fedeli appartenenti a chiese o a comunità ecclesiali". D'altra parte non va dimenticato che, anche nei confronti delle sette e dei nuovi movimenti religiosi (qualora non venga lesa, al loro interno, la libertà di coscienza), valgono i criteri espressi dal concilio Vaticano 11 quanto alla libertà religiosa , Occorre però sollecitare anche i propagatori di queste nuove proposte religiose perché siano rispettosi dell'altrui libertà di coscienza e aperti a un sincero atteggiamento di dialogo.
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Parte Seconda
LA MISSIONE DELLA CHIESA A SERVIZI0 DELLA VERITA'
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"Voi chi dite che io sia?"
"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16,15-16)
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Parte Seconda
LA CHIESA CUSTODE DELLA VERA FEDE
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14. Quando Gesù domandò ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?", ebbe diverse risposte, ma soltanto una era quella vera: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,13.16). La chiesa, custode gelosa di questa risposta, la ripropone incessantemente da secoli con le stesse parole dell' apostolo Pietro, annunciando al mondo "ciò che era fin da principio..., ossia il Verbo della vita" (IGv 1,1). Dall'impegno di annunciare Gesù Cristo come unico Salvatore dell'umanità, e di proporre se stessa come "universale sacramento di salvezza" , nasce l'attenzione vigile della chiesa per quanto può rendere confuso o contrastare il messaggio cristiano. 15. Il fenomeno delle sette e dei nuovi movimenti religiosi ha prodotto tra le chiese in tutti i Paesi una forte preoccupazione, sia per la continua crescita del loro numero, sia per la loro rapida diffusione tra i fedeli. Si tratta infatti di gruppi che normalmente si caratterizzano per una decisa azione di proselitismo. Tale preoccupazione non deve essere equivocata in termini di concorrenza e di gelosia confessionale. I pastori della chiesa si sono interessati al problema con l'unica intenzione di rispondere al mandato evangelico di vigilare sul gregge loro affidato da Cristo, "interessandosi non solo di coloro che già seguono il Principe dei pastori, ma dedicandosi anche con tutta l'anima a coloro che in qualsiasi maniera si sono allontanati dalla via della verità oppure ignorano ancora il Vangelo di Cristo e la sua salvifica misericordia".
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Parte Seconda
GLI INTERVENTI RECENTI DEL MAGISTERO
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16. Questa responsabilità pastorale ha trovato espressione nell'Assemblea del Sinodo dei vescovi del 1985, da cui sono venute alcune preziose indicazioni a riguardo del nostro problema.
Quattro organismi della Santa Sede (il Segretariato per l'unione dei cristiani, il Segretariato per i non cristiani, il Segretariato per i non credenti e il Pontificio Consiglio per la cultura) hanno promosso inoltre uno studio specifico, raccogliendo rapporti conoscitivi da tutte le chiese sparse per il mondo. Il documento che ne è scaturito, pubblicato nel 1986, e che abbiamo più volte richiamato, il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi, contiene una descrizione analitica delle motivazioni che sottostanno al successo di questi raggruppamenti religiosi, propone indicazioni pastorali improntate d grande prudenza e aperto confronto, e può considerarsi un punto di partenza obbligato per ogni ulteriore trattazione del problema.
Un significativo richiamo all'atteggiamento da assumere verso le sette e i nuovi movimenti religiosi si trova nell'enciclica di Giovanni Paolo II Redemptoris missio del 1990. Più recentemente, nell'aprile del 1991, lo stesso Santo Padre ha sottoposto la questione a un Concistoro straordinario, nel corso del quale i cardinali intervenuti hanno usato espressioni alquanto allarmate, ritenendo che il fenomeno ponga seri interrogativi alla chiesa. Numerosi sono pure gli interventi da parte di varie chiese particolari, più o meno colpite da questa che è stata percepita come una vera e propria "offensiva" anche da parte di organismi ecumenici. E alle chiese particolari, ai vescovi e alle conferenze episcopali si rivolge il nuovo Direttorio per l'applicazione dei principi e delle norme circa l'ecumenismo del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani (marzo 1993), con l'invito a "discernere come rispondere nel modo più adeguato alla sfida portata dalle sette in un determinato Paese".
17. La Conferenza episcopale italiana, pur trovandosi di fronte a una realtà ancora non paragonabile a quella di altri Paesi, non ha mancato di rilevare fin dal 1970 la pericolosità di gruppi, quali i Testimoni di Geova, che praticano un proselitismo animato da ostilità verso la chiesa cattolica.
Nella "Nota pastorale" del 1989 dedicata a La formazione ecumenica nella chiesa particolare, vengono date brevi indicazioni, nelle quali si ricorda che "sarebbe un grave errore confondere l'ecumenismo con l'atteggiamento da assumere nei confronti di un fenomeno nuovo e completamente diverso, quale è il diffondersi, anche nel nostro Paese, di "nuove fedi", o (come si dice) di "nuovi movimenti religiosi o sette"". La Nota sottolinea che tale diffusione fa sorgere "problemi delicati", e auspica che vengano affrontati in collaborazione fra tutte le chiese. In attesa che questo avvenga propone di usare un "atteggiamento di equilibrio, di fermezza e insieme di carità, soprattutto rafforzando la propria maturità di fede".
In questi interventi si coglie un sentimento di preoccupazione e di dolore. Il fenomeno è visto, però, anche come un "segno dei tempi", in particolare come "un segno di quanto sia tuttora profonda e diffusa la ricerca di Dio".
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Parte Seconda
GESU' CRISTO, UNICO REDENTORE DELL'UOMO, E LA CHIESA, SACRAMENTO UNIVERSALE DI SALVEZZA
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18. In quanto custode della vera fede, la chiesa si trova oggi a dover rinsaldare e approfondire la coscienza e la professione della verità di Gesù Cristo come unico redentore dell'uomo.
Il fenomeno delle sette, dei nuovi movimenti religiosi e le tendenze sincretistiche che essi spesso veicolano, congiunti con il clima di relativismo che caratterizza la nostra società, debbono richiamare tutti i cristiani, e specialmente coloro che hanno responsabilità di guida e di insegnamento nella comunità ecclesiale (vescovi, presbiteri, diaconi, teologi e catechisti), ad aderire, testimoniare e annunciare l'autentica e integrale verità cristiana.
Di fronte al fenomeno del pluralismo religioso e, di conseguenza, anche delle sette e dei nuovi movimenti religiosi, non mancano talvolta comprensioni e atteggiamenti profondamente riduttivi della verità cristiana. In particolare, può diffondersi l'opinione che Gesù Cristo sia soltanto una delle tante manifestazioni del Verbo di Dio nella storia religiosa dell'umanità; o che lo Spirito Santo non sia altro che il nome cristiano di un universale "spirito divino", testimoniato nelle diverse esperienze religiose; o, ancora, che la chiesa vada messa tra parentesi, a favore di una vaga concezione del regno di Dio che affratella tutte le religioni.
19. Si tratta di tendenze inaccettabili dal punto di vista della fede cristiana, perché, più o meno consapevolmente, non riconoscono la singolarità di Gesù Cristo e pertanto la sua unicità e centralità nell'opera salvifica, hanno un concetto erroneo dello Spirito Santo e del mistero trinitario, trascurano o rifiutano la chiesa come universale sacramento di salvezza.
Il Nuovo Testamento e, in continuità con esso, tutta la Tradizione della chiesa attestano che "in nessun altro c'è salvezza" (At 4,12) se non in Gesù Cristo; egli solo è infatti "il mediatore tra Dio e gli uomini" (ITm 2,5). E lui la Parola del Padre; in lui, Figlio unigenito, il Padre si è definitivamente e pienamente rivelato a noi (cfr. Gv 14.18; Eb 1,1-2).
Chi ci fa riconoscere nella fede che "Gesù è Signore" (ICor 12,3) è lo Spirito Santo, lo Spirito del Padre e del Figlio. Inviato nei nostri cuori, lo Spirito grida: "Abbà, Padre!" (Gal 4,6), facendoci partecipare, per grazia, al rapporto di figliolanza che Gesù vive con il Padre.
Gesù Cristo come unico redentore e la Santissima Trinità come unico Dio vivo e vero sono il centro della rivelazione e dell'esistenza cristiana. Così, nel secondo secolo, sant'Ireneo di Lione esprimeva questa fondamentale verità. reagendo contro le tendenze gnostiche del suo tempo: "Coloro che hanno lo Spirito di Dio sono condotti al Verbo, ossia al Figlio; ma il Figlio li presenta al Padre, e il Padre procura loro l'incorruttibilità. Dunque, senza lo Spirito, non è possibile vedere il Figlio di Dio, e, senza il Figlio, nessuno può avvicinarsi al Padre, perché la conoscenza del Padre è il Figlio, e la conoscenza del Figlio di Dio avviene per mezzo dello Spirito Santo".
20. Nella chiesa e per mezzo di essa è data all'uomo la possibilità di conoscere Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e di partecipare alla vita divina. Cristo, infatti, "ha dotato la chiesa, suo corpo, della pienezza dei beni e dei mezzi di salvezza; lo Spirito Santo dimora in essa, la vivifica con i suoi doni e carismi, la santifica, guida e rinnova continuamente. Ne deriva una relazione singolare e unica, che pur non escludendo l'opera di Cristo e dello Spirito Santo fuori dei confini visibili della chiesa, conferisce ad essa un ruolo specifico e necessario".
Tale verità di fede implica che tutti gli uomini sono chiamati all'unità cattolica della chiesa e che "la chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza". Di qui l'impegno e il debito di amore, verso Dio e verso i fratelli, di annunciare il Vangelo a tutte le genti (cfr. Mt 28,19-20).
La volontà salvifica universale di Dio, che è Padre amoroso e misericordioso, fa sì che "quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua chiesa e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l'influsso della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possano conseguire la salvezza eterna". Ma ciò avviene sempre in virtù di una grazia che proviene da Cristo, è comunicata dallo Spirito Santo e ha una misteriosa relazione con la chiesa.
21. Anche il dialogo interreligioso, che nella prospettiva del concilio Vaticano II è strettamente congiunto alla missione evangelizzatrice della chiesa , deve poggiare su di una coerente e integrale concezione ed espressione della verità della fede cristiana.
Questo comporta riconoscere Gesù Cristo come Verbo incarnato, rivelatore del Padre e unico salvatore dell'uomo con la sua morte e risurrezione; lo Spirito Santo come colui che ha preparato e attuato la venuta di Cristo, ne è stato il suo dono nella Pasqua e ci introduce nella piena comunione con Dio; la chiesa come corpo di Cristo, tempio vivo dello Spirito, popolo della nuova alleanza, germe, segno e strumento del Regno di Dio, cui sono chiamati a partecipare tutti i popoli della terra. Mantenendoci saldamente ancorati a queste verità fondamentali della fede, lungi dal compromettere il dialogo, lo rendiamo autentico, possibile e fecondo per la conoscenza della verità. "Il vero dialogo interreligioso", ricorda un documento della chiesa universale del 1991, "suppone da parte del cristiano il desiderio di far meglio conoscere, riconoscere e amare Gesù Cristo e !'annuncio di Gesù Cristo deve farsi nello spirito evangelico del dialogo".
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Parte Terza
ORIENTAMENTI, CRITERI E LINEE DI AZIONE PASTORALE:
VERITA' E MISERICORDIA
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"Vivere secondo la verità nella carità"
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LE SFIDE PASTORALI A CUI RISPONDERE
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22. Il problema rappresentato dalle sette e dai nuovi movimenti religiosi è stato definito una "sfida". Così s è espresso il documento dei Dicasteri della Santa Sede del 1986. Nel Concistoro straordinario del 1991 si è parlato di "una delle maggiori sfide che la chiesa deve affrontare con carità evangelica e coraggio apostolico trattandosi di uno dei fenomeni peculiari del nostro tempo, che si oppone all'annuncio della Buona Novella agli uomini".
Una sfida per la vita della chiesa
23. La diffusione delle sette costituisce anzitutto una sfida per la vita stessa della chiesa, e reclama un serio esame di coscienza su di essa e un suo profondo rinnovamento. Troppo spesso, infatti, è diffusa nell'opinione pubblica un'immagine di chiesa che ne offusca la vera natura e missione. e non consente di riconoscerla come sacramento, in Cristo, dell'incontro e della comunione degli uomini con Dio e dell'unità del genere umano.
Dalla missione di Cristo e dello Spirito Santo dal Padre, la chiesa deriva la sua natura profonda di mistero, comunione e missione: mistero perché, nello Spirito, è vivificata dalla sua grazia; comunione perché, nello stesso Spirito, si edifica come corpo di Cristo, i cui membri sono chiamati ad amarsi reciprocamente secondo l'amore di Cristo; missione perché, nella forza dello Spirito Santo, è inviata ad annunciare a tutti gli uomini la salvezza, rendendo tutti partecipi della comunione con Cristo e. in lui, con il Padre (cfr. Gv 14,15-21; IGv 1,3). Questa natura della chiesa deve diventare percepibile in tutte le comunità cristiane, perché gli uomini possano incontrare il Signore risorto, vivo in mezzo ai suoi (ctr. Mt 18,20; 28,20).
24. Per rispondere alle istanze e alle aspirazioni che spingono verso l'adesione alle sette e ai nuovi movimenti religiosi si deve operare, seriamente e con senso di responsabilità, per quel rinnovamento della chiesa in sintonia con i "segni dei tempi" di cui parlano i testi del concilio Vaticano II. Verso questo rinnovamento si pongono, in particolare, le indicazioni dell'Assemblea del Sinodo dei vescovi del 1985.
Come ha sottolineato Giovanni Paolo II a Santo Domingo, nel discorso con cui ha aperto i lavori della IV Conferenza generale dell'episcopato latino-americano (con parole che vanno al di là della situazione di quel continente), "la crescita delle sette pone in rilievo un vuoto pastorale, la cui causa, il più delle volte, è assenza di formazione, cosa che mina l'identità cristiana e fa sì che grandi masse di cattolici privi di un adeguata attenzione religiosa (tra le altre ragioni, per mancanza di sacerdoti), siano lasciati in balìa di campagne di proselitismo settario molto attive. Tuttavia può anche succedere che i fedeli non trovino negli operatori della pastorale quel forte senso di Dio che essi invece dovrebbero trasmettere attraverso la loro vita ".
25. Tutto ciò comporta che "al preoccupante fenomeno delle sette bisogna reagire con un'azione pastorale che ponga al centro di tutto la persona, la sua dimensione comunitaria e il suo anelito a un rapporto personale con Dio. E un fatto che là dove la presenza della chiesa è dinamica, come nel caso delle parrocchie in cui si impartisce un'assidua catechesi sulla parola di Dio, là dove esistono una liturgia attiva e partecipata, una solida pietà mariana, un'effettiva solidarietà nel campo sociale, una forte sollecitudine pastorale per la famiglia, per i giovani e per i malati, vediamo che le sette o i movimenti para-religiosi non riescono ad attecchire o a svilupparsi".
In particolare, ci troviamo di fronte a una sfida lanciata ai fedeli laici, che sempre più sono chiamati a saper "rispondere a chiunque... domandi ragione della speranza" che è in loro (IPt 3,15), riacquistando lo slancio apostolico e missionario proprio di tutta la chiesa, senza delegare un compito che anche loro compete, quello cioè di rendere sempre più trasparente la fede vissuta.
Una sfida per la nuova evangelizzazione
26. Il santo padre Giovanni Paolo II non si stanca di ripetere che "è venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per la missione Ad gentes. Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti i popoli". Nei Paesi di antica cristianità, come il nostro, operare per la nuova evangelizzazione significa anzitutto annunciare di nuovo il Vangelo a quel gran numero di persone che si sono allontanate dalla fede cristiana o che la conoscono in maniera parziale e riduttiva, tenendo conto della situazione di pluralismo religioso e culturale della nostra società. Nella nuova evangelizzazione dell'Europa e del nostro Paese si dovrà non solo annunciare con coraggio, semplicità, chiarezza e integrità il Vangelo di Cristo, ma anche ribadire i principi dichiarati solennemente nel concilio Vaticano II (in modo particolare la Dichiarazione sulla libertà religiosa), per evitare ogni ritorno a forme di intolleranza.
Si dovrà nello stesso tempo ricordare a tutti coloro che si professano cristiani la necessità dell'unità in Cristo affinché il mondo creda (cfr. Gv 17,21). Per questo i Padri dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l'Europa hanno invitato le altre chiese al dialogo, "memori della nostra comune responsabilità per la testimonianza del Vangelo di fronte al mondo e soprattutto di fronte al Signore della chiesa".
Anche in questo ambito è essenziale sottolineare il ruolo dei fedeli laici. L'annuncio della salvezza da realizzarsi in tutti i modi possibili è una priorità nella missione globale della chiesa, nella quale i fedeli laici sono parte corresponsabile. I laici infatti, uomini e donne, in forza del battesimo e della cresima partecipano al triplice "ufficio" di Cristo sacerdote, profeta e re, e sono quindi abilitati e impegnati nell'apostolato della chiesa.
Una sfida per il movimento ecumenico
27. Il fenomeno di cui stiamo trattando rischia di rallentare e ostacolare il rapporto tra le chiese e comunità ecclesiali cristiane. I gruppi religiosi presi in considerazione si oppongono normalmente a ogni forma di dialogo e di ricerca di vera unità. Si diffondono così spirito polemico e conflittualità nel mondo della fede e della pratica religiosa. Tutto ciò mette in moto, inoltre, meccanismi di disistima reciproca e di sospetto, che possono coinvolgere il cammino ecumenico e renderlo più faticoso. Sette e nuovi movimenti religiosi rifiutano il concetto stesso di ecumenismo e gli organismi che lo promuovono, accusandoli di indebolire la fede e di considerarla alla stregua di un'opera umana.
Ciononostante si dovrà affrontare questa "minaccia", in modo tale che, ovunque possibile e secondo le circostanze locali, la risposta risulti caratterizzata da autentico spirito "ecumenico" , seguendo le indicazioni del concilio Vaticano II nel decreto sull'ecumenismo Unitatis redintegratio.
Una sfida per la religiosità popolare
28. Alcuni tra i raggruppamenti religiosi qui presi in considerazione amano assumere atteggiamenti di condanna e perfino di disprezzo nei confronti di certe manifestazioni devozionali legate alla religiosità popolare. A riguardo di questo fenomeno la chiesa è stata sempre prudente e attenta a non privare il popolo cristiano di quelle forme espressive della fede che maggiormente corrispondono alle diverse indoli e culture. Nello stesso tempo si è preoccupata e si preoccupa anche oggi che tali forme di religiosità non scadano in manifestazioni superstiziose o siano mescolate a elementi di paganesimo, in modo tale da offuscare l'autentica fede in Cristo, unico salvatore.
Il magistero ecclesiastico non ha mancato di dare indicazioni significative su una realtà "così ricca e insieme così vulnerabile", perché essa (come ha sollecitato il santo padre Paolo VI) sia aiutata a superare i rischi di deviazione e venga orientata sempre più a "un vero incontro con Dio in Gesù Cristo" . In questa stessa prospettiva, Giovanni Paolo II ha affermato che la religiosità popolare "ha bisogno di essere di continuo evangelizzata, affinché la fede, che esprime, divenga un atto sempre più maturo e autentico".
D'altra parte la pietà popolare ha bisogno di esprimersi in forme spontanee che siano in armonia con la cultura locale e di non essere mortificata dalla presentazione o imposizione di una fede fredda, troppo razionale e astratta o che si ponga sul piano puramente sociale. Una religiosità sana e matura può rispondere alle esigenze autentiche di molte persone che si rivolgono alle sette e ai nuovi movimenti religiosi in cerca di calore umano, consolazione, vicinanza, salvezza, amicizia.
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CRITERI DI AZIONE PASTORALE
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Conoscere i fratelli
29. Vi sono già preziose ricerche e studi sul fenomeno religioso in generale e sui gruppi di antica e nuova religiosità, ma è necessario approfondire le conoscenze in questo campo. La ricerca teologica e quella pastorale non possono ormai escludere dal loro interesse sia il fenomeno religioso in generale sia le singole espressioni che esso viene assumendo in una società pluralista e in rapida trasformazione.
In particolare, si ritiene che debbano essere svolte ricerche serie sulle sette e i nuovi movimenti religiosi, anche con contatti diretti, opportunamente avviati da persone competenti, per conoscere le varie dottrine, le prassi di vita, i metodi di reclutamento, il tipo di persone che vi aderiscono. Sul fenomeno circolano informazioni spesso confuse e persino contraddittorie, mentre si ha bisogno di conoscenze scevre da pregiudizi e che permettano di distinguere accuratamente gruppo da gruppo.
Da tale sforzo di "conoscere i fratelli", con spirito libero e aperto, ci si potrà rendere conto di quanto si dice attorno a noi e anche di noi, e potremo così essere stimolati a comprendere meglio le ragioni della nostra fede.
30. In tale ricerca non mancheranno ostacoli e difficoltà, a cominciare dal significato che si deve dare ai linguaggi di gruppi così eterogenei tra loro e talvolta lontani dalla nostra mentalità, fino alle valutazioni quantitative e qualitative.
Lo sforzo di conoscenza porta a scoprire utili elementi di giudizio. Non risulta, ad esempio, che ci si affidi di norma a una nuova religione per motivi disonesti; in genere non può quindi essere posta in discussione la buona fede degli aderenti.
Altro dato che dovrà far pensare è che sono i poveri, nel senso più ampio del termine, la gente semplice e sola, i giovani senza formazione religiosa che in maggior numero si lasciano attrarre da questi gruppi. Si tratta spesso di persone deluse dalla propria comunità o che non hanno mai avuto una comunità, alla ricerca di un'esperienza religiosa forte e incisiva. Inoltre, in questa ricerca, potranno essere messe in luce le motivazioni dominanti dell'adesione, normalmente rintracciabili attorno a situazioni quali il bisogno di certezze, di intensità di rapporti personali, di sostegno psicologico, la ricerca di affermazione della propria personalità, il desiderio di essere guidati spiritualmente.
Dalla conoscenza al discernimento
31. La conoscenza non è fine a se stessa, ma deve aiutare ad assumere atteggiamenti coerenti e comportamenti efficaci per la costruzione del regno di Dio, secondo il suo disegno universale di salvezza.
Discernere vuol dire distinguere il bene dal male, separare il vero dal falso alla luce della parola di Dio e sotto l'azione dello Spirito. E' un esercizio che va praticato nella preghiera, singola e comunitaria, nella meditazione della Scrittura, nello studio dei Padri, nell'ascolto dell'insegnamento dei pastori, a cominciare dal vescovo della chiesa di Roma, cui è affidato il compito di custodire l'unità della fede e presiedere alla "comunione della carità" nella chiesa universale.
Il Concistoro straordinario del 1991 ha così affermato la necessità di tale discernimento: "Serva della verità divina e rispettosa della libertà umana, la chiesa è chiamata a un autentico discernimento per valutare i motivi del fenomeno e per trovarvi risposte adeguate".
Non ci si può appellare allo Spirito per giustificare le proprie scelte o per dar credito a private rivelazioni, perché, come ricorda un testo interconfessionale, "a causa della fragilità umana, delle pressioni di gruppo e di altri fattori, è possibile che il credente sia confuso o fuorviato nella sua consapevolezza dell'intenzione e dell'influenza dello Spirito sui suoi atti". Lo stesso documento aggiunge che il credente si deve riferire a criteri basati sul fondamento scritturistico della incarnazione, della signoria di Cristo e dell'edificazione della sua chiesa, secondo quanto afferma l'apostolo Giovanni nella prima lettera (cfr. I Gv 4,1-6).
Denuncia profetica dell'errore e dell'inganno
32. Da un'attenta e paziente opera di discernimento scaturisce la necessità di far sentire la propria voce per ristabilire la verità e l'integrità del mistero cristiano.
E' dovere soprattutto dei pastori richiamare i fedeli a non cedere alla credulità di fronte a supposte nuove rivelazioni sia proprie che altrui (cfr. 2Tm 4,1-5), e a vigilare di fronte a forzature e manipolazioni della parola di Dio: "Non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo" (IGv 4,1).
La denuncia, inoltre, dovrà essere un'occasione di evangelizzazione e di più efficace catechesi del popolo cristiano, nella consapevolezza che non vi è un altro Vangelo diverso da quello predicato dagli Apostoli (cfr. Gal 1,9).
33. Non si può inoltre tacere che in molte delle nuove religioni che circolano nel nostro Paese si ravvisano dottrine che contrastano apertamente e profondamente con la verità cristiana sul mistero di Dio e del suo Figlio fatto carne, sulla natura e sulla vocazione dell'uomo, sulla salvezza e sui mezzi per raggiungerla, sulla Sacra Scrittura, sulla chiesa.
Fedeli alla "parola della verità (Ef t,13), che abbiamo accolto, e chiamati a vivere "nella verità e nell'amore" (2Gv 3), dobbiamo annunciare il "Verbo" fatto "carne", "pieno di grazia e di verità" (Gv I,14), e custodire "il buon deposito con l'aiuto dello Spirito Santo che abita in noi" (2Tm 1,14), insegnando le Scritture, ammonendo coloro che ne facessero un uso arbitrario e contrapponendo la buona notizia della salvezza in Cristo alle "favole artificiosamente inventate" (2Pt 1,16), alle questioni sciocche e agli atteggiamenti faziosi (cfr. Tt 3,9-11).
I pastori avranno cura che questa esigenza evangelica venga espressa nella catechesi e nella predicazione, in modi corretti e pastoralmente efficaci (cfr. 2Tm 2,2426), perché risulti come un pressante invito ad aderire a Colui che è "la via, la verità e la vita" (Gv 14,6). In alcuni casi si tratterà anche di un dovere e diritto di replica nei confronti di accuse infondate o di presentazioni erronee della chiesa cattolica e dei suoi insegnamenti, là ove lo slancio proselitistico è particolarmente acceso.
Nella verità e nella carità
34. Nel rapporto con i membri di queste nuove aggregazioni, semplici gregari o propagandisti, occorre assumere un atteggiamento ispirato alla fedeltà alla verità e alla carità, che è il primo dei comandamenti c la regola di vita dei cristiani (cfr. Mt 7,12). Gesù ci ha insegnato che la perfezione è nell'amore esteso anche ai nemici (cfr. Mt 5,43-48).
L'inimicizia, poi, per ragioni di fede, soprattutto se manifestata in sterili e animose polemiche, o ricorrendo a denunce e dispetti, non produce altro che discredito di quella fede che con tali comportamenti si intende difendere. La conflittualità religiosa, che già in passato tante conseguenze negative ha portato alla causa del Vangelo, sarebbe un nuovo scandalo agli occhi del mondo.
35. L'amore di Cristo implica anzitutto che quanti gli appartengono lo confessino nella sua autentica e integrale verità. Presentare di lui un'immagine che sia, in un modo o nell'altro, deformata o mutilata, significa non essere fedeli a questo amore e menomare la sostanza stessa del Vangelo: "Questa fedeltà a un messaggio, del quale noi siamo i servitori, e alle persone a cui dobbiamo trasmetterlo intatto e vivo, è l'asse centrale dell'evangelizzazione".
E' purtroppo accaduto nella storia e accade anche oggi che alcuni pretendano di difendere la verità senza carità, senza il rapporto vivo e profondo con Cristo e con i fratelli, anzi usando mezzi e metodi improntati alla logica umana del dominio e della forza. Allora questa verità perde il suo contenuto centrale, che è l'amore di Dio per l'uomo e la risposta d'amore dell'uomo a Dio e ai fratelli, e diventa pretesto per colpire e offendere. Tale è l'esito del fondamentalismo. Questa è la verità "settaria ", che si sostiene contro gli altri, si nutre della denigrazione di coloro che vengono considerati avversari; una verità che giudica e separa, destinata a dividere "la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità" (ITm 3,15).
36. L'atteggiamento di carità deve indurre anche a preoccuparsi per la salute spirituale dei nostri fratelli che sono caduti nell'errore, usando verso di loro quella carità che consiste nel richiamo fraterno, ove sia possibile, nella preghiera di intercessione per il loro ravvedimento, nell'invito al colloquio, nel consiglio.
Può rientrare in un comportamento di sofferta carità fraterna anche un richiamo teso a scuotere la coscienza dell'interlocutore, fatto sempre con il dovuto rispetto, ma fermo ed esplicito, quando fosse considerato necessario e opportuno, soprattutto di fronte a forme di propaganda subdola e insistente. "Tuttavia (come ricorda l'apostolo Pietro) questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo" (IPt 3,15-16). Si tratta di un compito che dovrà quindi essere svolto "non con l'imposizione, né con il risentimento, né con la pretesa, bensì con la dolcezza, con l'umiltà e il rispetto... Perché il Vangelo della carità non si annuncia se non attraverso la carità".
Si deve pure mettere in rilievo che una carità male intesa può mettere in ombra le questioni che riguardano la dottrina della fede e condurre a forme di relativismo che pregiudicano la fedeltà alla rivelazione cristiana rendendola insignificante e irrilevante per la vita degli uomini. Una carità siffatta non tiene conto che amare Dio significa ascoltare la sua Parola, essere docili alla sua volontà, disposti a seguire il cammino della fede senza compromessi. La chiesa ha la coscienza di aver ricevuto da Gesù Cristo "la grazia dell'apostolato per ottenere l'obbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome" (Rm 1,5).
Sul versante della carità verso il prossimo si deve dire che la prima carità è quella spirituale, la carità della verità, che si concretizza con il dono dell'annuncio della Parola che libera (cfr. Gv 8,32), manifestando l'universale disegno divino di salvezza e l'offerta dei mezzi della grazia. Essa si esercita anche con la correzione fraterna (cfr. Mt 18,15-18), si difende con la disciplina della comunione, con il rispetto della comunità e della sua costituzione 37. E' necessario, in ogni caso, conservare la stima verso le persone, supporre la loro buona fede, la rettitudine della condotta morale e tutti quegli elementi positivi che eventualmente si riscontrano, non insistendo su critiche negative. E anche là ove si debba denunciare la presenza di un male oggettivo e di un errore evidente, non si deve cedere alla tentazione di giudicare le persone (cfr. Mt 7,1-5), mantenendo la debita distinzione tra l'errore e l'errante.
Amare nella verità e credere nell'amore sono due modi di esprimere la stessa esigenza di fedeltà a Dio e agli uomini, che si realizza massimamente nel segno del Crocifisso, espressione visibile dell'ineffabile verità di Dio che è Amore (cfr. IGv 4,8): "Questa "sfida" [delle sette] deve pure sviluppare in noi e nelle nostre comunità lo spirito di Cristo nei loro confronti, tentando di capire il punto di vista in cui si trovano [quanti vi aderiscono] e, quando possibile, di raggiungerli nell'amore di Cristo. Dobbiamo perseguire questi fini, fiduciosi nella verità insegnata da Cristo, con amore verso tutti gli uomini e le donne; senza permettere che le preoccupazioni a motivo delle sette diminuiscano il nostro zelo per il vero ecumenismo tra tutti i cristiani".
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TESTIMONI DI GEOVA E NEW AGE
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38. Non ci soffermiamo sui tanti gruppi che sono presenti e ottengono un certo seguito nel nostro Paese. Ci sembra però utile fare una riflessione particolare su due movimenti: uno per la sua rilevanza quantitativa, i Testimoni di Geova, e l'altro, il New Age, perché promuove una tendenza difficile da definire, ma che può introdursi in forma strisciante e quasi inavvertita nelle comunità cristiane sotto aspetti apparentemente compatibili con la stessa fede cristiana.
I Testimoni di Geova
39. I Testimoni di Geova si impegnano anche in Italia in una vasta e martellante propaganda, che ingenera spesso disorientamento fra i fedeli cristiani, soprattutto negli ambienti socialmente e culturalmente più indifesi. Ci sentiamo in dovere di dichiarare con franchezza che i Testimoni di Geova non appartengono alla comunione cristiana e non solo a quella cattolica. Rifiutano infatti esplicitamente verità fondamentali della nostra fede, innanzi tutto quella del Dio uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, e quindi della divinità del Signore Gesù Cristo; negano la spiritualità e immortalità dell'anima; interpretano in modo letterale e fondamentalista, e persino falsificante, la Sacra Scrittura.
40. I Testimoni di Geova si dedicano alla diffusione del loro messaggio con zelo e spesso con soggettiva sincerità di adesione alle proprie convinzioni; ma è evidente in loro un atteggiamento aggressivo e denigratorio, una preparazione superficiale e artefatta, un riferirsi alla Scrittura per frasi staccate da ogni contesto e assai spesso travisate. Con sconcertante presunzione considerano la propria comunità detentrice di tutta la verità ed esclusiva destinataria della salvezza e assumono l'atteggiamento di chi si ritiene giusto e disprezza gli altri (cfr. Lc 1 8,9).
Assommano tali e tanti errori che appare sprecato anche provare a ribattere le loro argomentazioni. Con carità e rispetto, ordinariamente non c'è altra via che rifiutare un confronto che non ha modo di poggiarsi su elementi oggettivi.
Il comportamento dei Testimoni di Geova, che, pur presentandosi come cristiani combattono le Chiese e le comunità ecclesiali, seminando confusione e incomprensioni al loro interno, deve essere considerato particolarmente negativo ai fini del cammino verso l'unità dei credenti in Cristo.
Il New Age
41. Più ancora dei singoli gruppi e dei movimenti religiosi definiti, con strutture e dottrine proprie, si deve tenere nel debito conto il diffondersi di un nuovo modo di concepire il mondo (che va sotto il nome di New Age), nel quale vanno a confluire e a confondersi pensiero orientale, elementi di derivazione cristiana, dottrine esoteriche, nuove cosmologie e interpretazioni astrologiche, in una composizione sincretistica che tende a rispondere alle esigenze più diverse e persino opposte della società contemporanea.
Nel New Age viene svalutato e reso irrilevante il criterio di verità, e chi ne fa presente l'esigenza viene considerato pericoloso per la concordia tra gli uomini, turbatore del cammino verso la nuova era, destinata a porre fine alle controversie e alle divisioni delle precedenti età del mondo. Alle soglie del Duemila è, infatti, promessa una "nuova età" del mondo, l'"era dell'acquario", che sarà di universale unità e pace, caratterizzata dall'avvento di una religione planetaria, la quale presume ereditare ciò che di positivo è stato ed è presente in tutte le religioni precedenti, conducendole così al loro compimento. Pur facendo riferimento anche al pensiero di autori cristiani, questo movimento svuota della sua verità, singolarità e pienezza di significato l'evento salvifico di Cristo.
Oltre al sincretismo, domina nel New Age un vago naturalismo e immanentismo. L'uomo, secondo tale orientamento di pensiero, può divenire capace, attraverso determinate tecniche, di fare esperienza del divino senza l'ausilio della grazia divina, realizzando con le proprie forze la sua salvezza, dalla quale dipende l'armonia universale.
42. Il pensiero del New Age si diffonde sottilmente e quasi impercettibilmente in molte forme e per molte vie, ed è presentato, con metodologie appropriate, anche ai fanciulli, connotandosi con i tratti dell'amore universale e della difesa della natura.
Questa proposta può trarre in inganno, in quanto presenta alcune mete sulle quali è facile convenire: armonia tra uomo e natura, presa di coscienza e impegno per rendere migliore il mondo, mobilitazione di tutte le forze del bene per un nuovo progetto unitario di vita.
Anche alcune delle tecniche che vengono proposte possono essere considerate naturalmente buone e psicologicamente utili; ma altre sono fortemente discutibili, in quanto fanno ricorso a forme che violano l'etica naturale e il rispetto dell'uomo.
Si impone un approfondimento e una chiarificazione circa questa nuova forma di sincretismo religioso, che risulta difficile da definire. E' veramente buono soltanto ciò che è vero. questo è il metro di giudizio che deve guidarci. Abbiamo un obbligo di coscienza di fronte alla verità e un dovere di obbedienza alla Parola rivelata, avvertiti come siamo da san Paolo che è sempre possibile scambiare la verità di Dio con la menzogna e adorare "la creatura al posto del Creatore" (Rm 1,25).
43. La risposta cristiana al New Age è contenuta nel mistero dell'incarnazione: il Figlio di Dio è nato dalla Vergine Maria "per salvarci". In nessun altro nome c'è salvezza (cfr. At 4,12). Nessuno può salvarsi da solo, con tecniche umane.
Nonostante la compagnia di tutte le costellazioni e con tutte le pratiche psicologiche possibili, l'uomo rimane irrimediabilmente solo. Un Altro è venuto a salvarci, Colui che "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo" (Credo Nicenocostantinopolitano), e che è vivo e operante mediante il suo Spirito nella chiesa.
Il cristiano aderisce non a un salvatore di invenzione umana, ma al Gesù Cristo del Vangelo, che ci salva attraverso la croce e la risurrezione, ci propone la via delle beatitudini e ci fa trascendere, pur illuminandolo e promuovendolo, l'orizzonte terreno.
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ALCUNE LINEE DI AZIONE PASTORALE
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44. Alcuni impegni si mostrano particolarmente utili per un'azione pastorale mirata a prevenire il pericolo della defezione dei fedeli delle nostre comunità, a rispondere alla domanda religiosa degli uomini e delle donne del nostro tempo, ad accogliere con misericordia coloro che vengono o tornano alla chiesa dopo aver partecipato alla vita delle sette e dei nuovi movimenti religiosi:
• riprendere un forte e coraggioso annuncio di Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo, secondo quanto indica il santo padre Giovanni Paolo ]l alla chiesa con il programma della "nuova evangelizzazione";
• presentare la vita di fede come un incontro personale con il Signore risorto e come un'esperienza di profonda comunione con lui, che vive e opera in noi e tra noi, per mezzo del suo Spirito (cfr. Gv 14,23-26), e aiutare a scoprire la chiesa come mistero di comunione missionaria e come istituzione;
• introdurre tutti a una conoscenza più profonda della Bibbia, attuando con fedeltà le parole del Concilio che giudica "necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura" e "esorta con forza ed insistenza tutti i fedeli... ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture";
• offrire occasioni in cui vengano riproposti i fondamenti della fede cristiana a vasti strati di popolazione, con coinvolgimento personale e comunitario, valorizzando itinerari di rifondazione della vita cristiana e forme diffuse di annuncio, come le missioni popolari;
• considerare la catechesi come attività ecclesiale permanente, rivolta a tutti i fedeli di tutte le età e di tutti gli ambienti socio-culturali: una catechesi biblica nella sua ispirazione, sistematica nella esposizione, convinta nella sua trasmissione, resa credibile ed efficace dalla testimonianza di vita dei catechisti e della comunità cristiana, vissuta come un cammino di crescita nella fede verso la "piena maturità di Cristo" (Ef 4,13);
• curare che le attività di annuncio e di approfondimento della fede abbiano un sicuro riferimento di verità e un'adeguata forma di inculturazione e di itinerario pedagogico, tramite l'utilizzazione del Catechismo della chiesa Cattolica e delle sue necessarie mediazioni rappresentate dai diversi volumi del Catechismo per la vita cristiana della Conferenza episcopale italiana;
• aiutare i fedeli a formarsi una personalità cristiana adulta e matura, per raggiungere una forte coscienza della loro identità di fede e dell'appartenenza ecclesiale, anche attraverso la disponibilità dei presbiteri e dei religiosi per la direzione spirituale;
• vivere la liturgia come esperienza che introduce nel Mistero celebrato e diviene fonte di energia divina perché i fedeli siano resi capaci di irradiare il Vangelo nel mondo in cui vivono e operano: le celebrazioni liturgiche debbono sempre più diventare luogo e strumento efficace per una vera esperienza della presenza di Dio;
• educare e aiutare i fedeli a coltivare, accanto alla preghiera liturgica e comunitaria, la preghiera personale che nutra costantemente la loro vita;
• formare comunità cristiane vive e fraterne, nelle quali sia data a tutti la possibilità della corresponsabilità pastorale e della partecipazione alla ministerialità, secondo i doni ricevuti (cfr. ICor 12,4-11);
• curare nelle strutture pastorali e soprattutto nelle comunità parrocchiali l'accoglienza e l'attenzione alle singole persone, promuovendo il sostegno reciproco tra i membri della comunità, con specifica attenzione a coloro che si trovano in situazioni di irregolarità o di difficoltà nei confronti della chiesa;
• adoperarsi affinché le parrocchie non siano comunità anonime, ma (articolate ove necessario in piccole comunità) in esse sia possibile per tutti i fedeli conoscersi, sentirsi legati da affetto, stima e aiuto fraterno;
• valorizzare le comunità e i movimenti ecclesiali cattolici che, strettamente uniti alla chiesa di cui condividono pienamente la vita sacramentale, la comunione ecclesiale e la progettualità pastorale, offrono risposte cristiane adatte alle esigenze spirituali e psicologiche delle donne e degli uomini di oggi;
• rivolgere una particolare attenzione verso le persone più deboli, bisognose di accoglienza e di sostegno, come gli immigrati, le persone di cultura semplice, i lontani, coloro che sono bersaglio del proselitismo di vario genere;
• creare in ogni comunità diocesana gruppi specializzati che studino i diversi fenomeni delle sette e dei nuovi movimenti religiosi presenti nel territorio, per poter offrire a tutti conoscenze e indicazioni circa gli atteggiamenti da assumere nei loro riguardi;
• offrire ai fedeli semplici ma efficaci indicazioni su come affrontare il confronto con il proselitismo dei nuovi movimenti religiosi e delle sette: evitare lo stile litigioso, riaffermare la lettura ecclesiale della Bibbia, invitare a pregare...;
• preparare adeguata accoglienza e sostegno a quanti, dopo essere stati membri di sette e movimenti religiosi, decidono la strada del ritorno alla comunità di fede cattolica;
• tener vivi la conoscenza e il discernimento critico del problema anche attraverso i mezzi di comunicazione sociale, per evitare che si giunga impreparati al confronto.
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CONCLUSIONE
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45. Ai vescovi e ai sacerdoti, ai religiosi e religiose e ai fedeli laici che vivono con piena partecipazione la vita della chiesa cattolica in Italia diciamo con l'apostolo Paolo: "Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male" (ITs 5, 14-22).
Occorre sentirsi impegnati attivamente a riprendere le relazioni che si fossero interrotte con quelle persone che hanno abbandonato la tede della chiesa. Vale anche per noi e per oggi la raccomandazione che troviamo nella lettera di san Giacomo: "Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati" (Gc 5,19-20). Nell'atteggiamento di umiltà, che ci spinge ad aprirci vicendevolmente al richiamo alla conversione, facciamoci carico gli uni del fardello di responsabilità della salvezza degli altri.
A tutti è chiesto di vivere questo servizio alla verità con atteggiamento di amore e di comprensione e, soprattutto, con la coscienza che essere nella verità non deve renderci arroganti possessori di essa: la verità (che pur si è a noi definitivamente rivelata in Gesù Cristo) resta sempre al di là di ogni nostra conoscenza e tutti ci impegna in una continua ricerca. Così scriveva sant'Agostino agli gnostici del suo tempo: "Possono irritarsi contro di voi quelli che non sanno a prezzo di quale fatica si raggiunga la verità e come è difficile evitare gli errori... Da entrambe le parti abbandoniamo ogni arroganza. Nessuno di noi pretenda di aver già scoperto la verità. Cerchiamola come qualcosa che non conosciamo ancora. Soltanto se non pretendiamo di averla già scoperta, di possederla, possiamo cercarla con amore e con sincerità".
46. A coloro che, pur battezzati e membri della chiesa cattolica, sono incerti e dubbiosi circa la fede ricevuta che non hanno avuto modo di far crescere e maturare diciamo di rivolgersi alla chiesa "madre e maestra", per farsi discepoli della Parola, accogliendola "non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio" (ITs 2, 1 3).
Se hanno delle istanze da proporre, dei bisogni spirituali da presentare, lo facciano apertamente e liberamente: la chiesa è in ascolto, desidera rispondere alle loro richieste anche qualora fossero difficili e gravose, pronta a rivedere linguaggi, metodi e programmi pastorali.
47. Insieme a coloro che sono membri di altre chiese e comunità ecclesiali cristiane e condividono l'ideale della ricomposizione della piena comunione in Cristo, secondo i principi e i metodi del vero ecumenismo, siamo consapevoli che la sfida delle sette e dei nuovi movimenti religiosi è rivolta in modo particolare a tutti coloro che si fregiano del nome cristiano.
Essa deve essere assunta come uno stimolo ad affrettare il giorno della piena comunione, ad accrescere gli sforzi, ad approfondire le ricerche e, soprattutto, a intensificare la preghiera perché il dono dell'unità e della pace sia accolto e custodito da tutti i cristiani, in modo che il volto della chiesa una e santa, sposa di Cristo e tempio vivo dello Spirito possa risplendere in tutta la sua bellezza e brillare nel mondo come segno efficace dell'amore dell'unico Padre.
48. A coloro che sono membri di quei gruppi che abbiamo denominato sette e nuovi movimenti religiosi, chiediamo comprensione se dovessimo essere caduti in qualche inadeguatezza di espressione e di interpretazione e se non siamo riusciti a far percepire tutto l'affetto che nutriamo per le loro persone, create a immagine di Dio, per le quali Cristo ha offerto la propria vita. Siamo inoltre pronti a riconoscere che a molti di loro, a cui non possiamo negare la buona fede e una sincera condotta di vita, Gesù possa rivolgere la sua parola consolatrice: "Non sei lontano dal regno di Dio" (Mc 12,34).
Con altrettanta fraterna franchezza li invitiamo però a confrontarsi, a riflettere, a pregare, a invocare la luce dello Spirito, a considerare la loro storia e a metterla a confronto con la millenaria tradizione cristiana del popolo di Dio pellegrinante sulla terra, il quale, pur avendo subito lacerazioni, scissioni e lotte, è rimasto indefettibilmente fedele alla professione di fede, alla celebrazione dei sacramenti e alla testimonianza della carità. Da tale confronto osiamo sperare che sorga nei loro cuori la nostalgia della riconciliazione e dell'unità con le comunità da essi abbandonate, che attendono con fiducia il giorno del Signore glorioso.
49. Nell'attesa che venga tale giorno auspichiamo che si renda possibile un dialogo franco e fraterno, che ci renda tutti più vigilanti e pronti per accogliere la venuta del Signore (cfr. IPt 4,7).
Nell'oggi della nostra povertà non manchi a noi e a loro il sostegno dell'umile, confidente preghiera a Cristo, quale è espressa a nome di tutti dall'apostolo Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Gv 6,68).
A nostra volta, nella consapevolezza che "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rrn 8,28), accogliamo l'invito, che sentiamo a noi rivolto direttamente o indirettamente da molte parti, a essere più forti nella fede e ferventi nella carità, nella ferma speranza che niente e nessuno "potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8,39).



















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