MASSONERIA IN MOLISE/
Poche luci e troppe ombre...
Inchieste - Molise
I Fratelli molisani. Quelli che indossano grembiulini e pregano nei templi massonici; quelli che si nascondono perchè nell'ombra si agisce meglio; quelli che - probabilmente - gestiscono la cosa pubblica a loro unico e insindacabile giudizio. L'etica? Esiste, certo, e si chiama tornaconto personale. In questo scenario che indaga i rapporti tra la massoneria e la politica, in Molise, viene fuori un quadro che per qualcuno sarà difficile da digerire. Soprattutto per quei dirigenti, quei politici, quei dottori che non gradiscono alcuna pubblicità...
di Michele Mignogna
“In Abruzzo e Molise cresce il numero degli iscritti alla Massoneria del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani. Gli iscritti alla Circoscrizione, che comprende le due regioni, sono 275 suddivisi in 13 Logge: 4 a Pescara, due a Lanciano, una rispettivamente a L'Aquila,Teramo, Montesilvano,Francavilla al Mare, Lanciano, Chieti e Campobasso. L'ufficio stampa del Grande Oriente precisa che l'età dei nuovi iscritti si abbassa, consolidandosi ad una media di circa 35 anni”.
Questa è una agenzia ANSA di poche settimane fa alla quale in pochi hanno dato la giusta importanza, ovvero, cosa succede nella massoneria molisana. Innanzitutto bisogna dire che negli ultimi anni il GOI ha deciso una sorta di riorganizzazione sull’intero territorio nazionale, unificando quelle logge che seppur molto attive, avevano un numero ristretto di iscritti, e cosi al Molise, anche per una questione geografica, è toccato l’accorpamento con la regione Massonica dell’Abruzzo.
La sede dei Gran Maestri Venerabili si trova in una zona centrale di Pescara, scelta fatta a seguito della distinzione che la loggia pescarese ha avuto sullo scenario massonico nazionale, disegnando anche importanti dirigenti.
Ma facciamo un passo indietro.
In Molise sono presenti tre logge legate al Grande Oriente D’Italia - quella massoneria per intenderci che viene definita “regolare”, cioè che opera nel rispetto delle leggi (ed è di quella che parliamo in questo articolo) - rispettivamente Nuova Era 771 con sede, prima dell’accorpamento, a Larino, la Loggia Ernesto Saquella 1366 di Campobasso e la Loggia Ernesto Natham di Termoli.
Su questa di Termoli ci sono alcune indiscrezioni che la vorrebbero praticamente in sonno, una condizione cioè di non operatività per un problema legato alla gestione ed alla nomina del locale Gran Maestro, che ha innescato una lotta intestina tra due fazioni che si contendono il controllo, anche se da ultime notizie attinte, sembra che ci sia la convergenza su un nome che ha anche responsabilità di governo cittadino.
La loggia di Larino invece ha sempre avuto un’attività più o meno regolare garantita anche da un ricambio generazionale al suo interno: infatti la palma d’oro per il rinnovamento va proprio alla Nuova Era 771, per capacità di fare sintesi e di guardare al futuro in modo diverso.
La presenza dei grembiulini è forte anche in Molise ma più che indagare l’ambito prettamente massonico, è interessante indagare l’aspetto politico che apre scenari curiosi sui locali liberi muratori.
Infatti, leggendo le cronache nazionali sullo scandalo che ha coinvolto i vertici della Protezione Civile, abbiamo scoperto che quella che viene chiamata loggia P3 – protagonisti Verdini e Carboni - operava indisturbata anche in Molise. Referente di eccezione quel famoso ingegnere Claudio Rinaldi, soggetto attuatore di quasi tutte le opere pubbliche del Molise.
Ma andiamo con ordine.
All’indomani del terremoto che ha sconvolto l’esistenza di 14 comuni del Basso Molise - così come per ogni calamità naturale - si mettono in moto tanti e tali interessi da far passare in secondo piano la reale emergenza che si viene a creare. E visto che San Giuliano di Puglia è stato il comune più colpito, andava ricostruito totalmente, cosi come è stato. Ad essere nominato soggetto attuatore, il controllore cioè dei soldi pubblici, è stato l’ingegner Rinaldi, indagato a Roma per abuso d’ufficio e a Firenze per corruzione.
Cosa c’entra Rinaldi con il terremoto molisano? C’entra e come, infatti tutti sanno che il comune fortorino è l’unico ad essere stato ricostruito perché sotto la gestione diretta della Protezione Civile, tanto che lo stesso Bertolaso è cittadino onorario di San Giuliano. E qui iniziano le stranezze. Come dichiarato anche dalla Corte dei Conti, Rinaldi, in qualità di Soggetto Attuatore, è stato autorizzato anche ad assumere personale tecnico specializzato (quattro unità) e ad avvalersi di sei unità del Servizio integrato infrastrutture e trasporti Campania-Molise.
Ma attenzione: già in questo una pesante irregolarità. Inizialmente Rinaldi era stato nominato Soggetto Attuatore soltanto per l’area di San Giuliano di Puglia (per “l'espletamento delle attività connesse con la realizzazione degli interventi e delle opere di ricostruzione inerenti al Comune”), ma ben presto ha assunto la qualità di soggetto attuatore per la realizzazione di tutti gli interventi e le opere di ricostruzione inerenti l’intero territorio della provincia di Campobasso .
In più ha avuto anche la possibilità di progettazione e realizzazione di interventi di edilizia, qualora delegato dalle amministrazioni comunali della stessa provincia. E proprio per questi “nuovi incarichi” altro personale: “è stato autorizzato ad avvalersi di sei unità di personale del Servizio integrato infrastrutture e trasporti Lazio-Abruzzo-Sardegna e ad acquisire la disponibilità di una sede logistica idonea per la struttura di titolarità; è stata, altresì, concessa l'apertura di una contabilità speciale di tesoreria intestata allo stesso Soggetto Attuatore”.
Un potere enorme non solo nelle mani del singolo Rinaldi, ma nelle mani di una confraternita organizzata per far soldi sfruttando posizioni personali, amicizie particolari, e una forte influenza sui governi locali, originati proprio dall’appartenenza comune alla loggia massonica P3.
In che modo, vi chiederete, sia stato possibile tutto questo? E soprattutto perché?
Partiamo dall’aspetto economico. Michele Iorio ha aperto ben due distinte contabilità speciali in favore del Soggetto Attuatore: la n.3280, relativa agli interventi di ricostruzione nel territorio della provincia di Campobasso, e la n.3990 relativa agli interventi specifici nel comune di San Giuliano di Puglia. Ci sarà qualche documento che attesti come sono stati spesi i soldi? Certo che no: agli atti del Dipartimento della Protezione Civile non risulta pervenuto alcun rendiconto. Addirittura, per quanto riguarda la contabilità speciale n.3280, istituita il 3 maggio 2005 e chiusa il 4 ottobre 2007, non c’è “alcun movimento né in entrata né in uscita”. Un mare di soldi senza rendicontazione e a favore della famosa cricca.
In concreto diverse sono le opere per cui Rinaldi è risultato “Soggetto Attuatore” fino al giugno 2010. Alcuni esempi che ci fanno capire ancora meglio: realizzazione di una Struttura socio-sanitaria assistenziale per anziani a San Giuliano per un importo complessivo di euro 1.060.000,00; “collegamento F.V. Trigno – F.V.Biferno pedemontana Montemauro” - importo complessivo euro 2.300.000,00; la ricostruzione del Comune di San Giuliano di Puglia, per la quale è stato approvato un “Piano Generale di ricostruzione” che comporta una spesa complessiva di 240 milioni di euro, di cui circa 160 per le Opere Pubbliche e 79 per quelle private; realizzazione dei lavori per la messa in sicurezza e ammodernamento della SS 87 Sannitica nella tratta da Campobasso a Sant’Elia a Pianisi (per la cui progettazione compare anche il nome dell’Arch. Carlo Strassil, anch’egli indagato nell’ambito di un’inchiesta pescarese sulla Statale 81 “Mare-Monti”). Insomma, molti soldi ma nessun documento.
Una parte della massoneria italiana e molisana opera indisturbata in settori economici sicuri e remunerativi; il tutto con il placet della classe dirigente locale. La stessa storia che poi si è ripetuta all’Aquila.
Quindi qual è il ruolo della massoneria locale?
Quello di fornire supporto e aiuto nelle operazioni economiche e nelle opere pubbliche: molti Fratelli molisani sono ingegneri, architetti, dirigenti, politici, costruttori, traspostatori, capitani d’impresa (anche se in Molise è un eufemismo) che utilizzano denaro pubblico per gli affari privati (vedi Zuccherificio del Molise, Cantina Valbiferno e Conservificio di Guglionesi).
Questi sono i soggetti che in maniera più o meno trasparente gestiscono il potere economico, e non solo, nella XX Regione, per nulla esente dai fenomeni che a livello nazionale hanno più risalto, come appunto, il ruolo di certa massoneria nella vita pubblica, economica e sociale, di tutti i giorni.
Fonte: http://www.infiltrato.it/inchieste/molise/massoneria-in-molise-poche-luci-e-troppe-ombre
Inchieste - Molise
Scritto da Michele Mignogna
Mercoledì 20 Aprile 2011 05:01
Scopriamo ulteriori particolari sullo stato della Massoneria in Molise. Viene fuori, ad esempio, la mano tesa del Grande Oriente d'Italia verso il comune più colpito dal sisma del 2002, San Giuliano Di Puglia. Vuoi per interesse, vuoi per filantropia, i vertici della Massoneria italiana e locale - tra cui i Fratelli Venerabili Guglielmo Di Burra e Agostino Presutti - si sono prodigati per partecipare agli aiuti. Chissà cosa ne pensano di questo i candidati Presidenti alla Provincia di Campobasso…
di Michele Mignogna
Questa è una notizia della quale nei giornali locali non c’è nessuna traccia. Ma non potrebbe essere altrimenti perchè parliamo di particolari interessi massonici. Andiamo con ordine. Il 6 dicembre del 2002, nel pieno del sisma che ha colpito il basso Molise, anche la Massoneria non ha potuto fare a meno di far sentire la sua vicinanza e con questo spirito la Giunta del Goi ha incaricato una rappresentanza di Fratelli ad incontrare il Sindaco del Comune maggiormente colpito dal terribile terremoto abbattutosi in Molise nell’ottobre 2002. E cioè San Giuliano di Puglia.
L’incontro è avvenuto proprio a San Giuliano con una delegazione composta dai Gran Maestri Aggiunti Massimo Bianchi e Mario Misul, dal Primo Gran Sorvegliante Saverio Mitidieri, dal Consigliere dell’Ordine (e membro di Giunta del Goi) Mauro Lastraioli, dal presidente del Collegio Circoscrizionale di Abruzzo-Molise Guerino Diomede, dal Fratello Guglielmo Di Burra, Maestro Venerabile della Loggia “Nuova Era” (771) di Campobasso e dal Fratello Agostino Presutti, della stessa Officina.
Parliamo dei massimi vertici della massoneria legata al Grande Oriente, che giunti nell’area disastrata hanno preso subito visione della grave situazione del paese, visitando anche la nuova scuola costruita con l’intervento di “Un aiuto subito”, promosso dal “Corriere della Sera” e Canale 5. Subito dopo hanno incontrato Antonio Borrelli, all’epoca sindaco del piccolo comune fortorino, al quale il Gran Maestro Aggiunto Bianchi ha espresso la massima disponibilità del Grande Oriente d’Italia a fornire un aiuto concreto alla cittadinanza attraverso la fornitura di attrezzature tecniche per la scuola o a favore di anziani o, ancora, con iniziative particolari finalizzate ai disabili.
MASSONERIA IN MOLISE
San Giuliano Di Puglia:
la mano tesa del
Grande Oriente d'Italia
la mano tesa del
Grande Oriente d'Italia
Inchieste - Molise
Scritto da Michele Mignogna
Mercoledì 20 Aprile 2011 05:01
Scopriamo ulteriori particolari sullo stato della Massoneria in Molise. Viene fuori, ad esempio, la mano tesa del Grande Oriente d'Italia verso il comune più colpito dal sisma del 2002, San Giuliano Di Puglia. Vuoi per interesse, vuoi per filantropia, i vertici della Massoneria italiana e locale - tra cui i Fratelli Venerabili Guglielmo Di Burra e Agostino Presutti - si sono prodigati per partecipare agli aiuti. Chissà cosa ne pensano di questo i candidati Presidenti alla Provincia di Campobasso…
di Michele Mignogna
Questa è una notizia della quale nei giornali locali non c’è nessuna traccia. Ma non potrebbe essere altrimenti perchè parliamo di particolari interessi massonici. Andiamo con ordine. Il 6 dicembre del 2002, nel pieno del sisma che ha colpito il basso Molise, anche la Massoneria non ha potuto fare a meno di far sentire la sua vicinanza e con questo spirito la Giunta del Goi ha incaricato una rappresentanza di Fratelli ad incontrare il Sindaco del Comune maggiormente colpito dal terribile terremoto abbattutosi in Molise nell’ottobre 2002. E cioè San Giuliano di Puglia.L’incontro è avvenuto proprio a San Giuliano con una delegazione composta dai Gran Maestri Aggiunti Massimo Bianchi e Mario Misul, dal Primo Gran Sorvegliante Saverio Mitidieri, dal Consigliere dell’Ordine (e membro di Giunta del Goi) Mauro Lastraioli, dal presidente del Collegio Circoscrizionale di Abruzzo-Molise Guerino Diomede, dal Fratello Guglielmo Di Burra, Maestro Venerabile della Loggia “Nuova Era” (771) di Campobasso e dal Fratello Agostino Presutti, della stessa Officina.
Parliamo dei massimi vertici della massoneria legata al Grande Oriente, che giunti nell’area disastrata hanno preso subito visione della grave situazione del paese, visitando anche la nuova scuola costruita con l’intervento di “Un aiuto subito”, promosso dal “Corriere della Sera” e Canale 5. Subito dopo hanno incontrato Antonio Borrelli, all’epoca sindaco del piccolo comune fortorino, al quale il Gran Maestro Aggiunto Bianchi ha espresso la massima disponibilità del Grande Oriente d’Italia a fornire un aiuto concreto alla cittadinanza attraverso la fornitura di attrezzature tecniche per la scuola o a favore di anziani o, ancora, con iniziative particolari finalizzate ai disabili.
Il sindaco Borrelli ha ringraziato per l’interessamento spiegando che, dopo i beni di primaria importanza già erogati da vari istituti, una necessità impellente è la ricostruzione di tutto il paese per consentire alla gente di San Giuliano di ricominciare a vivere degnamente. E infatti l’unico paese ad essere stato ricostruito totalmente e in tempi accettabili è proprio San Giuliano. Borrelli si è quindi accordato con il Gran Maestro Aggiunto Bianchi per discutere nei dettagli la questione, dopo avere ricevuto una “lettera di intenti” del Gran Maestro Gustavo Raffi che dovrà indicare l’importo minimo garantito su cui l’amministrazione comunale potrà fare affidamento al momento della ricostruzione.
Il Gran Maestro Aggiunto Bianchi ha anche assicurato l’interessamento delle strutture periferiche del Grande Oriente d’Italia per poter incrementare sensibilmente l’importo facendo leva sulla generosità e lo spirito di solidarietà dei Fratelli. Al momento dei saluti, il Gran Maestro Aggiunto Bianchi ha consegnato una medaglia-ricordo al sindaco che ha ringraziato commosso i Fratelli presenti, augurandosi che, anche attraverso l’aiuto della Massoneria italiana, la gente di San Giuliano possa tornare a sorridere.
In molti si chiederanno a questo punto se la storia raccontata è vera oppure è il frutto della mente del giornalista: abbiamo incontrato una persona presente a quell’incontro e di cui - per ovvi motivi - non sveliamo l’identità. “La visita è stata preparata nei minimi dettagli, stando bene attenti a non spargere troppo la voce, in quanto sappiamo della riservatezza di queste persone. A visita terminata si sono detti favorevoli alla donazione di una somma in denaro”. Possiamo sapere quanti soldi? “Adesso non esageri”.
Fonte: http://www.infiltrato.it/inchieste/molise/massoneria-in-molise-san-giuliano-di-puglia-la-mano-tesa-del-grande-oriente-ditalia
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ANNULLO MARCOFILO DELLE POSTE ITALIANE "CAMPOBASSO CENTRO 25/05/2002" LOGGIA NUOVA ERA OR:. 771 CAMPOBASSO - Trentennale fondazione Loggia", SU CARTOLINA A TEMA MASSONICO
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Riporto un articolo di stampa apparso qualche tempo fa su un giornale online "pennemolisane" l'articolo è per certi versi simpatico -Firmato da tale Giacomo Donati- Contiene però (oltre a commenti singolari e gratuiti del sig. Donati), una ricostruzione storica degli eventi abbastanza veritiera. Lo riporto integralmente
Niente mi impedisce di trasformarmi in uomo sandwich e andarmene a spasso per Roma con la scritta: 'Sono un massone'. Ma non posso fare la stessa cosa per gli altri. Non posso rivelare i nomi dei fratelli molisani: la leggenda dipinge ancora i massoni come mangiatori di bambini". L'interlocutore anonimo di Villa Medici del Vascello, sede del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani a Roma, è cortese ma ovviamente abbottonato. Undici anni dopo la sinistra fiammata della P2, ci eravamo messi sulle tracce della massoneria molisana, con la convinzione di muovere incontro all'appendice regionale di un organismo ormai in decomposizione. Invece, a ottobre si è cominciato a parlare di connessione mafia-massoneria-politica, e quindi di copertura massonica al movimento referendario di Mario Segni; si è aperto subito dopo il processo alla P2; ed è arrivata, infine, l'inchiesta dei magistrati di Palmi. L'escalation, riportando sulle prime pagine dei giornali le cazzuole, le squadre e i compassi della normale liturgia dei liberi muratori, ha restituito all'attualità il nostro approccio che poteva apparire un po' snob. Però, gli ha tolto la terra da sotto i piedi. Il dr. Giampiero Batoni, portavoce ufficiale della Massoneria Italiana, al quale su indicazione dell'uomo sandwich avevamo strappato l'impegno a fornire i nomi di logge e affiliati molisani, o quantomeno quello di un referente locale, si è visto impossibilitato, certo per l'indagine giudiziaria in corso, a mantenere la promessa. La massoneria molisana vanta una storia di tutto rispetto. Affonda le radici nella seconda metà del Settecento, quando vi aderirono professionisti e intellettuali che avendo studiato a Napoli, recepiranno poi le istanze giacobine. Si fortifica con il sacrificio dei martiri del 1799. Cresce sul terreno degli ideali liberali, propugnati dai carbonari e dai rivoltosi del 1848. L'Unità d'Italia, raggiunta grazie agli sforzi non sempre coordinati ma sempre generosi dei quattro grandi della massoneria nazionale, Mazzini, Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II, apporta nuova linfa alla causa dei liberi muratori nostrani. Appartati nel loro angolo di mondo, i galantuomini dettero vita a un saldo vincolo massonico, cementato da un vigoroso anticlericalismo, di cui è testimonianza nel gran numero di gazzette pubblicate fin nei più sperduti centri della regione. Il vincolo ribadiva lo strapotere di ognuno di loro nei paesi di appartenenza e della casta a livello istituzionale. La massoneria si configurò come la più grande lobby, il più grosso partito trasversale operante in Molise fino al fascismo. I più importanti posti di comando erano nelle mani dei fratelli muratori. E ciò anche grazie alla posizione del Clero, spesso servo e maggiordomo dei notabili massoni, con i quali stabilì intese di reciproci appoggi e supplenze. Il solo don Balduino Migliarese, battagliera e controversa figura di parroco a Petrella Tifernina, cercherà di arginare nel 1914 il dilagare della massoneria con gli strumenti del pubblicista; mentre nel 1915, Mons. Gianfelice, vescovo di Boiano-Campobasso si limiterà a protocollare la presenza della "secta massonica" fin dai tempi antichi. Lo zenit massonico fu raggiunto nel periodo che va dal 1900 all'avvento del fascismo, quando i partiti politici moderni si mostrarono incapaci a scalfire il tessuto regionale (è un fatto che a Campobasso nel 1919 non ancora era stata aperta una sola sezione di partito). Di conseguenza le elezioni molisane promossero sempre gli stessi nomi liberali e ministeriali, quasi sempre massonici. La sede dell'Amministrazione Provinciale di Palazzo Magno a Campobasso si propose allora come roccaforte della massoneria e Campobasso come capitale dei massoni di Abruzzo e Molise. L'Annuario Massonico del 1919 vi registra l'esistenza di un Consiglio dei Cavalieri di Kadosch, che accoglieva gran dignitari del 30° grado, con a capo il potente segretario generale della Provincia, l'avv. Francesco Saverio Giancarlo. Il Consiglio dei Kadosch estendeva la sua autorità su cinque Capitoli Rosa-Croce, con affiliati dal 15° al 18° grado, le cui sedi erano a Campobasso (con lo stesso Giancarlo come presidente), all'Aquila, a Chieti, a Lanciano e a Isernia, con il prof. Antonio Di Lullo presidente. La prof. Annamaria Isastia, storica della Massoneria Italiana, informa inoltre che a tutto il 1923 esistevano cinque logge in Molise. A Campobasso, la "Nova Lux" annoverava tra le sue fila, oltre a Giancarlo, Angelo Del Lupo, presidente della Provincia e Giuseppe Petrucciani, presidente dell'Associazione Industriali; disponeva, inoltre, di un retroterra demomassonico formato dai sindaci Domenico Pistilli ed Eugenio Grimaldi, da Gustavo Spetrino, presidente della Società Operaia, ed altri. Ad Agnone la loggia "Aquilonia" contava sul deputato Alessandro Marracino, poi sottosegretario alla Guerra nel Ministero Facta, e quindi senatore del Regno, e su professionisti locali come Raffaele Sabelli e Michele Cervone. A Isernia, la loggia "Giuseppe Garibaldi-Cesare Battisti" s'imperniava sul deputato Ferdinando Veneziale e sul venerabile Di Lullo. Nel Basso Molise, attorno alla loggia "Giuseppe Mazzini" di Larino ruotavano il venerabile dr. Emilio Ricci, l'avv. Giulio Colesanti e il dr. Giuseppe Battista; a Termoli, infine, la loggia "Ernesto Natham", dal nome del Gran Maestro a capo della Massoneria Italiana dal '17 al '21, aveva punti di riferimento nell'avv. Franco Petti e nel venerabile Felice Folchi. Con la diffusione capillare della massoneria, dunque, bisognava fare i conti. I socialisti, i cui rapporti con la setta avrebbero dovuto essere improntati all'alternativa e furono spesso di commistione, avevano da tempo denunciato il pericolo di deviazione della vita pubblica, insito nel vincolo massonico, non improntato a criteri democratici. Ma fu il Partito Popolare che s'incaricò di portare avanti una veemente battaglia dalle colonne dell'Avvenire del Sannio. La polemica dei popolari con i massoni del periodico Democrazia e rinnovamento toccò toni di un'asprezza mai più raggiunta. Gli uni, a firma Fra' Cristofaro (Gaetano Amoroso), definivano la massoneria come "il serpe verde" che avvelenava la vita pubblica italiana, impadronendosi di tutti i poteri per asservirli a fini settari; gli altri rivendicavano con ostentazione il proprio ruolo e la propria forza nei confronti dei "collitorti baciapile del pipì". In ogni modo, la potenza della massoneria si espresse in forma schiacciante in occasione delle elezioni politiche del '21. In Molise, motivi di autonomia regionalistica e di calcolo politico, avevano suggerito la presentazione di un listone unico in cui confluirono liberali, ministeriali, popolari, fascisti, nazionalisti e altri. Ne risultarono eletti solo i quattro esponenti massoni: Pietravalle, Marracino, Veneziale e Presutti. Ma toccato l'apice, cominciò allora la stagione di declino e per certi versi eroica degli incappucciati molisani. La marcia su Roma segnò l'inizio della conversione al fascismo dei molisani. Si rinnegarono principi e fedi per vestire la camicia nera. Molti massoni presentarono le dimissioni e saltarono il fosso, come Cervone e Marracino. Singolare quel che accadde al Giancarlo. Il "pezzo grosso" massone di Palazzo Magno pensò di poter tenere il piede in due scarpe. Venne, invece, platealmente espulso, insieme ai suoi accoliti, dal sindacato fascista. Tuttavia la massoneria molisana tenne duro e, guidata dalla figura eminente di un collaboratore strettissimo di Amendola, Enrico Presutti, avvocato e professore universitario, nato a Perugia nel 1870 da genitori campobassani, si distinse in una strenua attività di opposizione. Nel settembre 1923, la Società Operaia di Spetrino e il sindaco Grimaldi promossero a Campobasso una grande manifestazione antifascista. Alla vigilia delle politiche del '24, i fascisti provocarono diversi incidenti a Campobasso. Tra l'altro, furono aggrediti il proprietario del caffè Lupacchioli e il barbiere Emilio Brienza, gestori di esercizi frequentati da massoni, e Brienza, in particolare, perché, sbarbando un fascista, gli aveva fatto il segno di Zorro, cioè gli aveva intaccato la mascella. Ma ad aprile, pur tra mille soprusi patiti, l'Opposizione Costituzionale di Presutti riuscì ad eleggere un candidato, lo stesso Presutti, nel collegio di Abruzzi e Molise: degli altri 20 seggi, 19 erano andati ai fascisti e uno ai socialisti. A giugno la Società Operaia di Campobasso aderì allo sciopero nazionale di protesta contro il delitto Matteotti, suscitando preoccupazioni nel prefetto per l'attività niente affatto rallentata dei demo-massoni, che nel novembre di quell'anno aderirono all'Unione Nazionale di Amendola. L'U.N. si avvalse di un foglio battagliero, La Vita del Molise, diretto coraggiosamente da Giulio Colesanti. Ma a causa della solidarietà espressa ad Amendola per l'attentato subito ad opera dei fascisti, il torchio del regime si strinse attorno al giornale. Vennero sequestrate più edizioni e, infine, il 31 dicembre 1925 La vita del Molise cessò le pubblicazioni. La legge di soppressione della massoneria, a seguito dell'attentato Zaniboni a Mussolini, aveva portato, intanto, alla devastazione delle logge di Agnone, di Larino e di Palazzo Petrucciani a Campobasso. La loggia d'Isernia s'era già sciolta spontaneamente. Ancor prima erano stati sciolti il Circolo Eguaglianza e la Società Operaia di Campobasso, perché centri di propaganda e di reclutamento dei democratici. Gli ultimi sussulti massonici in Molise si ebbero con Folchi, venerabile della loggia di Termoli, che perse l'insegnamento per non aver rinnegato la massoneria, con il dr. Battista di Larino che, per lo stesso motivo, perse la condotta medica in quel comune, e con Presutti che, in quanto aventiniano fu dichiarato decaduto dalla carica di deputato nel 1926 e, per essersi rifiutato di prestare il giuramento di fedeltà al regime, perse la cattedra universitaria. Enrico Presutti visse dei soli proventi di avvocato, pare non troppo agiatamente; per cercare nuove fonti di guadagno, tentò di pubblicare un romanzetto anonimo, il cui manoscritto fu però sequestrato dai fascisti. Era ritenuto pericolosissimo e, come tale, sottoposto a sorveglianza e isolamento fino al 1937, quando fu colpito dalla paralisi che lo costrinse a letto, fino alla morte avvenuta nel 1949. Si potrebbe pensare che, con la caduta del fascismo, la massoneria molisana rialzasse il capo e, dal momento che massoni storici come Brienza, Petrucciani, Grimaldi, confluirono nel Partito Liberale, sia lì che bisogna cercare tracce. Il dr. Silvestro Delli Veneri, capogruppo socialista al Comune di Campobasso, ma all'epoca giovanissimo esponente di spicco del liberalismo molisano, è però di tutt'altro avviso. Nega ogni attività massonica nel Partito Liberale. "Prima di tutto, - sostiene - c'era l'ostracismo alla massoneria decretato dal Croce, al quale i nostri, da Morelli a Colitto agli altri, guardavano come a un vero e proprio nume tutelare. E poi, davvero non era il caso di offrire spazio di propaganda alla DC sul terreno dell'anticlericalismo; i liberali, Colitto in testa, erano e mostravano di essere sempre ligi alla Chiesa. Infine, - conclude Delli Veneri - di qualsivoglia attività massonica, per limitata che fosse stata, saremmo venuti a conoscenza". Sul versante cattolico, l'onorevole Remo Sammartino, che da ragazzo era stato testimone della devastazione fascista della loggia di Agnone, cui, a suo dire, aderiva il fior fiore dei professionisti locali, si allinea sulla posizione di Delli Veneri: "In tanti e tanti anni di attività politica non ho avuto mai l'impressione di trovarmi circondato da gente e partiti che tramassero nell'ombra". Lo stesso ripete Antonio Chieffo, presidente della Provincia di Campobasso che fu la roccaforte della massoneria molisana. "Escludo categoricamente di aver mai subito pressioni o comunque contatti che alla setta potessero far pensare. Né in sede istituzionale, né in sede elettorale. Ed è logico: i partiti hanno sottratto spazio di aggregazione a strutture come la massoneria; e comunque con l'istituzione delle Regioni la Provincia non è più la massima espressione politica periferica". Ma alla Regione, ovviamente, si rigetta ogni ipotesi di eredità massonica. E l'on. Florindo D'Aimmo, già consigliere e presidente della Regione Molise, condivide: nessuna traccia di massoni nell'Ente e neppure nelle competizioni elettorali che lo hanno interessato. Insomma, pare proprio che la grande tradizione massonica molisana sia svanita nel nulla. E forse è vero il giudizio perentorio di Nicolò D'Abramo, farmacista di Guglionesi, socialista fin dai tempi di Giolitti, perseguitato da Mussolini, e membro autorevole del Comitato di Liberazione Molisano. D'Abramo, che nel 1922, in qualità di direttore di Molise Avanti, polemizzò aspramente con l'allora sindaco di Campobasso, Grimaldi, e con altri massoni, giura dall'alto dei suoi 105 anni di età, sullo spirito buono ma gregario dei molisani: "Prima tutti massoni, poi tutti fascisti, infine tutti democratici cristiani". Senonché nella sede romana della Massoneria di Palazzo Giustiniani, si è di tutt'altro avviso". L'abbottonato e cortese uomo sandwich, dal quale abbiamo prese le mosse, assicura che non si è seccata l'acacia massonica, tutt'altro, e ce ne sono di logge, ce ne sono di affiliati. Intanto la stampa nazionale comincia ad alzare i veli: opererebbe a Campobasso l'unica loggia del Molise, la "Nuova Era". La loggia, che almeno nel nome ricorda la "Nova Lux", è accreditata di un numero esorbitante di affiliati: circa settecento. Con molta probabilità il solerte cronista ha preso per numero di affiliati il numero d'ordine. Diversamente a Campobasso spetterebbe non il vecchio titolo di capitale massonica di Abruzzo e Molise, ma di capitale d'Italia.
Fonte: http://ilmelogranonano.freeforumzone.leonardo.it/lofi/Massoneria-molisana/D7367215.html
24 gennaio 2012
Il "Grande oriente" in Abruzzo e Molise
Il tema-Massoneria è stato sempre poco trattato in Molise. L'argomento divenne momento di discussione sulla ribalta locale alcuni decenni or sono, a seguito di diverse interrogazioni presentate da consiglieri regionali di Sinistra che ebbero a dichiararsi preoccupati per la presenza "attiva" dei "grembiulini" sul territorio della ventesima regione.
C'è stato un tempo in cui, tra i Massoni, volavano gli stracci; e, per averne contezza, sarebbe bastato visitare su internet il sito "grandeoriente-libero.com" per rinvenirlo zeppo di accuse e di documenti esibiti su di una discussa gestione della Loggia. Uno spassionato osservatore del fenomeno avrebbe potuto dire che, manco nel corso delle elezioni politiche nazionali, sarebbero stati inferti colpi tanto bassi. Oggi, almeno apparentemente, l'ambiente parrebbe essersi rasserenato; perciò sarebbe il caso di vedere in quale misura potrebbe incidere l'Abruzzo ed il Molise sulla gestione complessiva della Fratellanza.
Chi conosce le segrete cose afferma che, nella Massoneria, il Maestro è unico (e prevalente) e che è legittimato a fregiarsi dell'appellativo "Grande". Gli iscritti al "Grande Oriente d'Italia" di Palazzo Giustiniani, spalmati tra le varie comunità, grandi e piccole, dell'Abruzzo e del Molise, sarebbero circa 300. Nelle due realtà si è potuta registrare l'adesione di tanti giovani; e ciò viene ritenuto un evento dimostrativo "di come i nostri figli aspirino a non rimanere più inscatolati in temi sorpassati che non ci appartengono più". Parola del Gran Maestro Gustavo Raffi che non ha mai operato distinzioni per quanto riguarda la distribuzione degli iscritti tra le due regioni finitime. A tale proposito, non sarebbe irreale riferire, pure sulla scorta di notizie storiche note a chi pratica la divulgazione, che per il Molise si tratterà certamente di un numero di adepti di gran lunga minore rispetto all'Abruzzo (60?).
Raffi ha detto pure che "l'importante è la trasparenza, riferita alla dirigenza, nonché la cognizione dei responsabili sui due territori fratelli". In definitiva, l'organizzazione non vivrebbe più nel mistero, dal momento che "la segretezza delle liste, resasi necessaria durante il Ventennio fascista, è finita da quando la Massoneria si muove finanche nelle piazze e sugli schermi tv, ragion per cui le attività del sodalizio sono visibili come se fossero praticate sotto un riflettore".
Il Gran Maestro ha voluto spiegare anche perché il sesso gentile rimanga tuttora escluso dal Grande Oriente d'Italia; ma ne ha fatto una questione da risolvere "nel seno del circuito massonico stesso". In effetti, ha lasciato aperta una porta che lascia bene sperare alle donne che volessero aspirare a manovrare il compasso e ad indossare il grembiulino:"Se devo fare una battuta, potrei dire che nella nostra galassia associativa vi sono obbedienze esclusivamente maschili, altre esclusivamente femminili e qualcuna mista".
Il tema-Massoneria è stato sempre poco trattato in Molise. Esso salì sulla ribalta locale alcuni decenni or sono, a seguito di diverse interrogazioni presentate da consiglieri regionali di Sinistra che ebbero a dichiararsi preoccupati per la presenza "attiva" dei "grembiulini" sul territorio della ventesima regione. All'epoca, il settimanale "Molise oggi" (diretto da Antonio D'Uva, che poi - datosi ala politica - sarebbe diventato vice-Sindaco del Comune di Campobasso) pubblicò alcuni servizi dai cui contenuti fu possibile ridurre il fenomeno in regione al minimo comune denominatore, peraltro tranquillizzando l'opinione pubblica pure sulle personalità degli iscritti. Nessuno apparve dedito ad attività che non fossero nominabili e qualificate.
Può dedursene che, data la scarsa consistenza dei massoni nostrani, le due regioni finitime potranno incidere ben poco nei dissidi interni (oggi apparentemente in sonno) dei fratelli-coltelli di Palazzo Giustiniani. Peraltro, dopo che - nell'aprile del 2008 - il "Duce" del Grande Oriente ebbe a dire che il cuore della massoneria batteva a sinistra, sembrano essersi sopiti persino i timori espressi da chi vent'anni fa rappresentava nella ventesima regione questa parte politica. D'altronde Raffi è uno che non si sbilancia mai. Per esempio, sul terremoto giudiziario abruzzese di anni addietro, ebbe a dire:"Quello che so l'ho letto sui giornali. Quando c'è una inchiesta, è giusto che la Magistratura faccia ciò che deve".
Claudio de Luca
Fonte: http://www.primapaginamolise.com/detail.php?section=cronaca&news_ID=46139&goback_link_ajax=generate_section_list('%3Fsection%3Dcronaca%26amp%3Bajax_call%3D1')LA STRUTTURA GERARCHICA
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