L’annuncio della morte di
SAI BABA
Sai Baba
di Alessandro Olivieri Pennesi (GRIS di Roma)
(tratto da "La Salette", n. 3, Anno 67, maggio-giugno 2001)
con Appendice di testi a cura dell'Areopago
________________________________________
Origine
L'organizzazione prende il nome dal suo fondatore: Sathya Sai Baba, nato nel Sud dell'India, a Puttaparthi il 23 novembre del 1926. La sua famiglia era di tradizione induista. Si racconta di Sathya Narayan Raju, questo è il suo nome originale, che nel momento della sua nascita nell'abitazione sono accaduti fatti inspiegabili, come strumenti musicali che suonavano da soli, un serpente cobra che improvvisamente è apparso accanto al fanciullo senza nuocere ad alcuno.
All'età di 14 anni Sai proclamò di essere la reincarnazione di Sai Baba del villaggio di Shirdi e da allora ne assunse il nome. Il primo Sai Baba era un uomo venerabile, operatore di prodigi, che aveva posto le fondamenta per una sorta di unione dell'Islam con l'Induismo. Prima della sua morte, avvenuta nel 1918, avrebbe annunciato che sarebbe rinato otto anni più tardi, il secondo Sai Baba nacque esattamente otto anni dopo, pertanto egli si sentì chiamato a proseguire la missione della sua vita precedente! Sathia Sai Baba autoproclamandosi la reincarnazione di Shridi Sai Baba pretendeva il culto: "Adoratemi ogni Giovedì"; affermando "Io sono la Verità… ad un certo momento la Mia Divinità vi sarà rivelata". Sai Baba continua a presentarsi come l'Avatar (manifestazione di Dio) definitiva, invitando in maniera accorata alla conversione a se stesso, all'adorarlo, al pregarlo, all'amarlo.
Struttura
L'Organizzazione comprende più di 30.000 centri sparsi in 137 nazioni (in Italia sono presenti 53 centri) e si esprime attraverso quattro Ali: quella Spirituale, quella Educativa, quella di Servizio e quella Giovanile. L'Ala Spirituale copre gli aspetti devozionali ed etico comportamentali.
L'Ala Educativa copre l'insegnamento dei 5 Valori Umani: Verità, Rettitudine, Pace, Amore, Non-violenza.
L'Ala Servizio, coordina un servizio di volontariato ai bisognosi, come elemento altamente realizzante della spiritualità dell'uomo.
L'Ala Giovanile, composta da giovani tra i 16 e 30 anni, collabora dinamicamente con le altre tre Ali, svolgendo attività e progetti di varia natura.
In Italia, l'Ala Servizio dell'Organizzazione Sathya Sai, "si propone di risvegliare nell'uomo la consapevolezza che ogni azione intrapresa ispirandosi ai principi fondamentali di: Verità - Rettitudine - Pace - Amore - Non-violenza si concretizza in attività disinteressate e gratuite a favore del prossimo".
Dottrina
Il messaggio dottrinale di Sai Baba è incentrato sulla sua persona, pertanto egli non si pone come un fondatore di una religione ma si definisce come dio stesso, verità assoluta: "Io sono la Verità e vi guido verso la Verità. Io l'Avatar (il Cristo), sono Verità e Amore".
Prendiamo in esame tre concetti chiave della dottrina di Sai: Dio, Creazione e Avatar.
Innanzitutto non si concepisce un Dio Personale, bensì un principio divino che pervade l'Universo e che si ipostatizza in una divinità triadica: Brahma (Pensiero e Volontà), Vishnu (Sapienza, Legge, Amore), Shiva (Principio Intelligente creatore). La Creazione non è altro che una manifestazione della divinità, pertanto ci collochiamo in un panteismo materialistico tipico della religiosità indiana e orientale in genere. L'Avatar consiste in una sorta di "discesa" della divinità nel cosmo materiale in particolari momenti di crisi spirituale dell'umanità. Sai Baba si autodefinisce quale Avatar piena e definitiva, ultima e completa manifestazione della divinità. La capacità di Sai Baba di rivolgersi a devoti di diverse religioni riflette la tendenza tipicamente indù a raccogliere gli elementi delle altre tradizioni, ma trasformandoli e plasmandoli alla luce della sua dottrina personale.
L'emblema di Sai Baba evidenzia bene questo atteggiamento, sono infatti presenti: l'aum degli indù, la ruota del dharma del buddhismo, la fiamma dello zoroastrismo, il magen David dell'ebraismo, la mezzaluna islamica, la croce cristiana, e al centro il lingam (fallo) vishnuita.
Sai, facendo continuamente riferimento ad altre fedi - nei suoi templi vengono infatti venerati Cristo accanto a Maometto, Zoroastro e Buddha - ha in qualche modo occidentalizzato il suo messaggio.
In Italia tuttavia, i seguaci del santone indiano hanno abbandonato di fatto le tradizioni proprie per abbracciarne con zelo altre: digiuno, vegetarianesimo, pellegrinaggi in India, ecc. Il messaggio del guru è semplice: Sai Baba è il salvatore, l'incarnazione della divinità ed è egli stesso Dio; segui i suoi insegnamenti, abbandonati a lui e sarai felice.
Aspetti controversi
Vengono anche attribuiti a Sai Baba presunti atti miracolosi, dalla materializzazione della vibhuti, cenere sacra, alla guarigione di malati, alla produzione di oggetti preziosi ecc.
S.Tommaso offre i criteri per identificare un miracolo:
1) è ciò che solo Dio assolutamente può fare
2) è ciò che anche la natura fa, ma non a quel soggetto
3) è ciò che anche la natura può fare a quel soggetto, ma non in quel modo.
I fatti attribuiti al santone indiano non sottostanno a questi criteri; inoltre appare contraddittorio, dal punto di vista della fede cristiana, che colui che compie miracoli per conto di Dio, sia poi annunciatore di un messaggio in palese contrasto con la Sua Rivelazione, come ravvisiamo in Sai Baba.
Pensiero della Chiesa
In relazione alla figura di Sai Baba, purtroppo dobbiamo registrare un fatto doloroso che ci interpella come cristiani: un sacerdote cattolico ha abbandonato la fede cattolica per diventare seguace di questo guru indiano. La Chiesa in questo caso è intervenuta con un provvedimento disciplinare che è un monito per tutti noi a vigilare per non essere fuorviati da dottrine incompatibili con il depositum fidei.
Nel 1992 il Cardinale Vicario Generale di Sua Santità Giovanni Paolo II per la Diocesi di Roma, invitò il sacerdote in questione a recedere dalle posizioni dottrinali eretiche e a ritrattare esplicitamente gli errori contenuti nel libro "Un sacerdote incontra Sai Baba". Infatti "una attenta lettura fa rilevare che l'autore ha perso la fede cattolica nella SS.Trinità ed in Cristo unico Salvatore. (…) Che sono affermazioni gravi contro la fede quelle che riconoscono a Sai Baba la sua pretesa di essere una incarnazione divina, l'apologia delle sue opere, miracoli, detti e dottrine" (Card. Camillo Ruini).
"Un concetto proveniente dalla tradizione indù e che è abbastanza presente - in modo esplicito o implicito - nella nuova religiosità, ci può aiutare a mettere meglio a fuoco questo punto importantissimo: si tratta del concetto di avatara. E' un termine sanscrito che significa letteralmente discesa. Si applica alla Divinità e alla sua manifestazione condiscendente nella sfera sensibile. Molti indologi e occultisti lo traducono semplicemente con "incarnazione". Ecco allora che il dogma centrale del cristianesimo si trova ricondotto a una categoria storico-religiosa più ampia. Frequenti sarebbero state le "discese" del Dio Vishnu. L'ultima sua apparizione umana sarebbe stata Krishna. L'evento di Cristo diventa così solo il caso particolare di una categoria più generale. Un caso nuovamente ripetibile, come per esempio si pretende per il guru indiano Sathya Sai Baba" (mons. Giuseppe Casale).
In sintesi
Contrario alla fede:
la Trinità di Dio coincidente con la divinità triadica nell'induismo: Brahma, Vishnu, Shiva
Perchè il credente afferma:
Dio totalmente trascendente e l'unità sostanziale nella Trinità
Contrario alla fede:
Gesù Cristo è un avatar (discesa della Divinità nella sfera sensibile)
Perchè il credente afferma:
In Gesù Cristo la natura umana è assunta e coesistente con la natura divina nell'unica Persona del Verbo
Contrario alla fede:
I sacramenti (primo l'Eucarestia) sono ridotti a simboli e acquistano significato se celebrati in nome di Baba
Perchè il credente afferma:
I sacramenti sono segni efficaci della Grazia
Appendice a cura dell'Areopago
Riteniamo utile (ed anche divertente!) presentare alcuni testuali passaggi su Gesù Cristo, presenti nel sito ufficiale di Sai Baba.
Gesù è presentato come un discepolo dell'India che in realtà, non ha nulla di proprio da proporre. Ma il vertice ci sembra raggiunto quando si arriva ad affermare che Gesù non ha avuto messaggio più importante che preannunciare la futura venuta di Sai Baba stesso!
Da notare anche il fatto che, se numerosi sono i riferimenti al Natale, niente è detto sulla Pasqua. Essa è irrilevante per una comprensione del Cristo secondo la visione di Sai Baba.
Gesù era un Karana-janma [1] , un Maestro nato con lo scopo e la missione di ristabilire l'Amore, la carità e la compassione. Egli non aveva alcun attaccamento egoistico, né prestava attenzione alla gioia o al dolore, alla perdita o al guadagno; aveva un cuore sensibile alla sofferenza ed all'angoscia altrui, al richiamo di pace e di fratellanza. Nel Suo paese andò di città in città, per predicare l'insegnamento dell'Amore, e sacrificò la Sua vita per l'elevazione dell'umanità.
Come la maggior parte dei ricercatori, anch'Egli dapprima cercò Dio nel mondo oggettivo della Natura, ma ben presto comprese che il mondo è un'immagine caleidoscopica creata dalla propria immaginazione, e si volse a cercare Dio dentro di Sé.
La Sua permanenza nei monasteri situati sulle montagne Himalayane, nel Kashmir (Nord India) ed in altri centri d'ascetismo e filosofia orientali, gli conferirono una consapevolezza superiore. Infatti, mentre dapprima credeva di essere il "Messaggero di Dio", dopo la Sua esperienza in Oriente, Egli dichiarò di essere "Il Figlio di Dio". Il primo atteggiamento stava ad indicare la dualità, ossia la relazione "Maestro-servo", secondo cui non si può andare di là dei comandi del Maestro, e si devono compiere i doveri prescritti dalle Scritture e dalla religione. Gesù considerava tutto ciò tedioso, poiché capì che si trattava di Pratibimba, di un'immagine, un riflesso, mentre Dio era Bimba il "Vero", il "Reale", l' "Originale".
Pertanto, il Suo legame relazionale con il Divino crebbe e s'approfondì. L' 'IO' non era più in una luce distante o un'entità lontana, ma la Luce stessa divenne parte del 'IO'.
Quando la coscienza di essere il corpo è predominante, si pensa di essere un servitore o un messaggero. Man mano che la consapevolezza del cuore cresce, si sente più affetto ed una maggiore vicinanza, così che il legame padre-figlio prevale e diventa naturale.
Successivamente, quando la consapevolezza del Sé divenne stabile, Gesù poté dichiarare: 'Io ed il Padre Mio siamo Uno'. Questi tre stadi possono anche essere descritti come: 'Io sono nella Luce'; poi 'La Luce è in me'; infine si è consapevoli che 'Io sono la Luce'.
Gesù poté dichiarare che la Sua vita era il Suo messaggio, poiché viveva e praticava quella condotta che Egli stesso consigliava agli altri di seguire.
Ogni uomo deve iniziare il suo pellegrinaggio spirituale, proclamando che è il 'Messaggero di Dio' e condurre la sua vita in conformità a tale stato. Questa fase è detta Dvaita [2] (dualismo). Più tardi, egli progredisce e scopre il Divino dentro di sé e comprende che Dio è il suo prezioso patrimonio, l'eredità che deve esigere ed utilizzare. Questo è lo stadio Vishishta-advaita [3] (monismo qualificato), in cui uno sente di essere il figlio di Dio, della stessa natura del Padre.
Alla fine si fonde nella Coscienza Divina, come la bambola fatta di sale si dissolve nell'oceano; quando ogni dualità è dissipata, egli consegue l'essenza di tutte le discipline religiose e di ogni insegnamento. Quest'ultimo è lo stadio detto Advaita [4] (non-dualismo).
Egli era conosciuto con il nome di Gesù. Il popolo gli attribuì il nome onorifico di Cristo, perché non trovava alcuna traccia di ego nei Suoi pensieri, parole ed azioni; Egli non aveva invidia né odio, era colmo di amore, carità, umiltà e comprensione. Gesù non era tuttavia il Suo nome originale. Egli era chiamato 'Isa' il cui suono, pronunciato al contrario, è Sai. 'Isa' o 'Sai', entrambi significano Ishvara, Dio, l'Eterno Assoluto, il Sat-Cit-Ananda (l'Essere, Consapevolezza, Beatitudine). Nel manoscritto Tibetano del monastero dove Isa trascorse alcuni anni, il Suo nome è scritto 'ISSA', che significa il Signore di tutti gli esseri viventi. Quando Gesù proclamò che Egli era il Messaggero di Dio, intendeva mettere in evidenza che ogni uomo è il Messaggero di Dio e che, come tale, deve parlare, agire e pensare.
Questo è il vero ed autentico Karma Kanda [5] dei Veda, ossia la disciplina spirituale del lavoro, della recitazione del Nome Divino, del servizio altruistico, della meditazione.
Gesù asserì che quando si progredisce nell'evoluzione, bisogna vedere tutti come 'Figli di Dio', come propri fratelli e sorelle, degni di venerazione. Per questa fase, l'Upasana Kanda, la costante preghiera ed adorazione, è la Scrittura del Sanatana Dharma (Eterna Legge Universale di retta condotta).
Alla fine, quando la conoscenza matura e si trasforma in Saggezza, viene raggiunto il traguardo di Jñana Kanda, lo stadio della Saggezza Suprema, quando l'individuo comprende ed afferma ''Io ed il Padre mio siamo Uno".
Il Natale Appartiene a Tutti La nascita di Gesù deve essere celebrata da tutta l'umanità, perché tali 'Karana-Janma' (Maestri nati con una missione ben precisa) appartengono all'intera razza umana, e non devono essere confinati ad un solo paese o ad una sola comunità.
La storia narra che c'era una stella nel cielo e che essa cadde con una gran luce; ciò condusse alcuni Tibetani ed altri al luogo dove era nato il Salvatore. Questa storia viene letta e presa seriamente da molti, sebbene le stelle non cadano né scendano così velocemente. Questa storia significa, invece, che c'era un grande splendore ad illuminare il cielo sopra il villaggio quando nacque il Cristo. Ciò stava ad indicare che Colui che avrebbe vinto l'oscurità del male e dell'ignoranza era nato, che Egli avrebbe diffuso la Luce dell'Amore nei cuori degli uomini e delle comunità umane.
La Luce ed altri segni che compaiono per salutare l'inizio di nuova era, sono naturali quando Incarnazioni Divine appaiono sulla Terra. Gesù avrebbe vinto l'oscurità che aveva avviluppato il mondo, e l'aura di luce era un segno che ne annunciava l'evento. I Maestri arrivano in risposta alle preghiere degli uomini: "Thamaso ma jyothir gamaya" (Conducimi dall'oscurità alla Luce!)...
Oggi, giorno di Natale, mentre celebrate la nascita di Cristo, siate determinati a condurre una vita fatta di amorevole servizio ai deboli, agli indifesi, agli sventurati, ai disperati.
Coltivate tolleranza e pazienza, carità e magnanimità. Mantenete fede agli ideali che Gesù espose, e metteteli in pratica nelle vostre vite quotidiane.
C'è un punto sul quale oggi non posso fare a meno di attirare la vostra attenzione. Nel momento in cui Gesù era sul punto di fondersi nel Supremo Principio della Divinità, comunicò qualcosa ai suoi seguaci, che fu interpretato in modi diversi dai commentatori e da coloro che amano accumulare innumerevoli scritti e significati, finché poi tutto finisce nella totale confusione.
La Sua affermazione venne manipolata ed ingarbugliata fino a diventare un enigma. L'affermazione di Cristo è semplice: "Chi mi ha mandato tra voi, ritornerà!" - e puntò il dito verso un agnello.
L'agnello è solamente un simbolo, un segno. Esso vuole indicare il verso dell'animale, Ba-Ba. Quello era l'annuncio dell'Avvento di Baba. "Il suo nome sarà Verità" - dichiarò il Cristo. Sathya significa Verità. "Porterà una veste rossa, color del sangue." (qui Baba indica la veste che indossa!). Sarà piccolo, con una corona (di capelli). L'agnello è il segno ed il simbolo dell'Amore.
Cristo non dichiarò che sarebbe ritornato; Egli disse: "Colui che mi ha mandato, ritornerà." Quel Ba-ba è questo Baba; Sai, il piccolo Baba, con la Sua corona di capelli ricci e con la veste rossa, è venuto. Egli non esiste solo in questa Forma, ma è anche in ognuno di voi, e risiede nel vostro cuore. Eccolo, piccolo, con una veste come il colore del sangue che scorre in Lui.
________________________________________
Note
[Nota 1] Anima Realizzata o Personalità Divina che assume nascita umana per adempiere una missione, o attuare un proposito.
[Nota 2] Dvaita - Filosofia Indù del dualismo, della Dualità esistente fra il Creatore e la Creazione. Essa asserisce che il Signore Supremo e l'individuo sono differenti l'uno dall'altro e che i "due" esisteranno sempre.
[Nota 3] Vishishta-advaita - Filosofia del Monismo particolare, o non-dualità; essa asserisce che il "secondo" (la Creazione) è una parte integrale dell'Uno (l'Assoluto).
[Nota 4] Advaita - Filosofia della non-dualità, dell'unicità della Creazione con il Creatore. La dottrina monistica dell'Unità del Creato afferma che energia, materia, tempo, spazio, universo, ecc. sono il Brahman (l'Assoluto) visto attraverso il velo di Maya (Illusione), poiché solo l'UNO esiste senza il "secondo".
[Nota 5] Karma Kanda - La parte dei Veda relativa alle azioni rituali ed ai riti propiziatori. È in relazione allo stadio finale della vita attiva dell'uomo, che precede quella completamente spirituale (Bhramakanda).
Sai Baba
di: Stefano Maria Chiari 09/10/2007
Le inconciliabili posizioni dello gnosticismo antico e moderno, profuso fin dalle radici delle venature di sofismi malsani dal deleterio effetto distruttivo dell'essere (tutto), lasciano pervadere l'errore come cancro del sano vivere, fino a logorare la medesima vita intellettiva e spirituale. Quando la Sacra Scrittura asserisce che «la morte è il salario del peccato», anche questo si deve intendere.
Il peccato argomentato razionalmente, giustificato, artatamente difeso e mascherato dell'immagine del vero, che, in tal modo diviene errore e menzogna, mostra la sua malizia completa solo se riflesso nello specchio della verità per essenza, infallibile e non equivocabile.
L'Oriente non conosce la netta antitesi bene/male, perché non riesce a percepirne il principio primo e supremo, Dio stesso, Sommo Bene, Luce infinita in cui non vi sono tenebre.
Sai Baba rappresenta proprio un emblematico esempio di questa realtà multiforme non definibile, tanto amata dagli studiosi, sedicenti «iniziati», di teosofia e di «dichiarate» autentiche antiche «tradizioni».
«Satya Sai Baba (il suo nome vero è Satya Narayana Raju) nasce nel 1926 a Puttaparthi, uno sperduto villaggio dell'India del sud. I suoi seguaci credono che la sua nascita sia stata segnata da strani segni come per esempio il suono di strumenti musicali.
Fin da piccolo i familiari vedono in lui poteri sovrumani: avrebbe fatto apparire dall'aria oggetti da donare ai suoi coetanei; da un albero di tamarindo sarebbero per suo ordine cresciuti frutti diversi: mango, banane, papaie e mele tanto da far pensare a una divinità calata sulla terra.
E proprio così si autodefinì, ancora adolescente nel 1940: dichiarò di essere l'incarnazione di Dio sceso in terra.
I devoti cominciarono così a frequentare la sua casa.
Egli dava prova delle sue capacità sovrumane lanciando in aria petali di rose che, cadendo, formavano le lettere del suo nome. Moltiplicava cibo per gli stanchi pellegrini che si recavano a trovarlo e dichiarava di essere l'Avatar (manifestazione), il salvatore della storia.
Così Satya Sai Baba incominciò ad essere adorato come incarnazione divina discesa con pieni poteri sulla terra per condurre l'umanità alla realizzazione della propria realtà, a prendere coscienza della sua vera origine.
Il messaggio dottrinale di questo leader religioso è incentrato sulla sua persona.
Il punto di arrivo della conversione è la fede nel maestro Sai Baba.
Egli non si definisce un fondatore di religione o un profeta, ma dio egli stesso, verità assoluta e definitiva.
'Io sono la Verità e vi guido verso la Verità... In quanto l'uomo realizza la Verità egli realizza Me e allora Io mi carico delle sue sofferenze... Io, l'Avatar, (il Cristo), sono Verità e Amore' (Discorsi, III-IV, 1989).
Egli predica che tutte le religioni sono buone, però solo lui è la Verità.
Ne deriva che per Sai Baba le altre religioni sono ritenute vere solo nella misura in cui sono recuperabili alla luce della sua dottrina personale.
Così il suo sincretismo diviene facilmente intolleranza». (1)
Le testimonianze pro e contro questo santone indiano si rilevano numerose nel web; si palesano evidenti contraddizioni dottrinarie (2), e finanche comportamentali, che si sostanziano in accuse di un millantato credito guaritore da prestigiatore illusionista, approfittatore ed ingannatore di folle, per passare a vere e proprie denuncie di abusi sessuali commessi dal guru a danno di alcuni discepoli scandalizzati e culminare, in ultimo, in preoccupanti affermazioni di conseguenti possessioni diaboliche legate alla sua persona (3).
A chi scrive paradossalmente non interessa affatto la buona o mala fede dell'individuo in questione (benché abbia una propria opinione in merito), ma ritiene utile dimostrare la falsità del pensiero e della proposta portata avanti con tanta risonanza mondiale.
Questo perché non si equivochi sulla possibilità di seguire il santone e credersi «a posto» con la propria fede cattolica; le due cose sono infatti - contrariamente a quanto possa affermare il medesimo Sai Baba - assolutamente inconciliabili.
Sostanzialmente si tratta di una ripresa di temi induisti cari alla scuola dell'Advaitha Vedanta, che presupponendo un'identità sostanziale ed ontologica tra il creato ed il Creatore, apparentemente non percepibile solo a causa del velo dell'illusione pervadente l'incoscienza dell'individuo non consapevole, il quale, incatenato e schiavizzato per questo al ciclo indefinito di più reincarnazioni, resta succube della propria fallace limitata condizione umana.
Il reale grande «peccato» dell'uomo consiste proprio nel soffermarsi nell'illusoria immagine dualistica, che evidenzia contrari e contrapposizioni, invero non esistenti.
Il «non dualismo» vedanta postula infatti il superamento dell'accidente effimero consistente nel velo di ignoranza, che stordisce ed addormenta lo spirito dell'uomo.
Leggiamo, per esempio, da un suo recente discorso:
«Gli sciocchi e gli ignoranti non sono consapevoli della loro vera natura e la pensano diversamente. Dio è presente in tutti gli esseri umani. Tutte le teste di tutti gli esseri umani di questo mondo sono in verità vere e proprie teste di Dio. Questo è il motivo per cui Dio viene descritto come Viratasvarupa (incarnazione della Divinità Cosmica): la Sua è la forma cosmica. In questa forma cosmica, ciascuno ha una forma diversa ma Dio è immanente in ognuna. Nella Bhagavad Gita, Krishna ha dichiarato: 'L'eterno Atma in tutti gli esseri è una parte del Mio Essere' (Mamaivamsho jivaloke jivabhuta sanathana). Solo Io sono presente in ciascuno di voi. Voi non siete diversi da Me. Non abbiate alcun dubbio o diverse opinioni a questo proposito. Rafforzate il vostro amore, perché questa è la vera sadhana (pratica spirituale). Se il frutto dell'Amore è maturo nel vostro cuore il Suo succo può esser diviso con tutti. Perciò, per prima cosa, lasciate che nel vostro cuore maturi il frutto dell'Amore. Se solo vi riempite il cuore di Amore Puro, quell'Amore potrà essere diviso con tutti ed allora tutti diventeranno incarnazioni dell'Amore. Nel mondo allora non ci sarà più alcun motivo di odio o violenza. Oggi, ovunque si guardi, fra la gente si trovano odio e differenze di opinione ma, in effetti, non esistono veramente differenze. Nella vita del mondo può sembrare che ce ne siano, ma dal punto di vista spirituale tutti sono Uno» (4).
Soffermiamo l'attenzione fondamentalmente su due aspetti: in primo luogo sull'insistenza monista dell'unicità di natura dell'esistente, declaratoria da cui sorge inevitabile l'identità di natura: l'uomo è Dio e ogni cosa è «Uno»; in secondo luogo l'affettato ricorso alla piacevole e sentimentale eco che risuona nell'uso ed abuso del termine «amore», vocabolo, che, come vedremo, risulta assai privo di senso nel contesto in cui è evocato.
In realtà sotteso al contesto, subdolamente e nascostamente, si cela un sofisma ingannatore.
La prima vera ed autentica illusione consiste nel ritenere «divina» la propria natura umana, creata.
La truffa di un tale messaggio infatti non cura né guarisce il malessere della persona umana, la quale, senza riconoscere il proprio debole stato di peccatore non è in grado di essere sanata; il malato che rifiuti aprioristicamente la propria cagionevole salute e la necessità di una cura, non diverrà mai sano.
L'obiezione per la quale il vero male sia il non riconoscere la natura divina nascosta in sé, oltre i veli dell'illusione, non regge, perché presuppone uno stadio di rinuncia ed ascesi, distacco dal mondo, che è soltanto apparente.
Solo chi si riconosca «polvere», nulla davanti a Dio, è in grado di annientare davvero la propria superbia ed il proprio egocentrismo; chi, invece, per superare l'«io» tiranno del cuore, si rifugi nella convinzione di non essere il «corpo che abita» e la «vita che vive», resta incatenato ambiguamente ad una persuasione micidiale, che non è capace di annullare definitivamente il proprio «io», ma soltanto di mascherarlo dietro mentite spoglie, alimentandone la sua megalomane aspirazione segreta.
Si nega valore alla vita presente, relativizzando tutto, ma non si vuole rinunciare ad un elemento estremo, che è quello della propria conclusiva giustezza.
Sono santo, ma non ho consapevolezza; sono Dio, ma non me ne rendo conto.
La superbia del tentatore antico è sempre la medesima celata dietro ogni abito: «sarete come Dio!».
Quanto distinto e quanto diversamente incide sulla vera umiltà, l'atteggiamento del cristiano: sono nulla e Dio è tutto; mi rimetto alla sua infinita misericordia per essere da Lui salvato e divinizzato.
Del resto la falsità del messaggio di Sai Baba si rivela anche nell'uso costante, affascinante se volete, dell'espressione «amore».
Dicevamo prima che l'espressione a ben vedere, in questo contesto, non ha senso.
Illustriamo il perché.
Il non-dualismo presuppone una reale conciliazione degli opposti; quindi non c'è nero né bianco, vero né falso, buono o cattivo: tutto è «uno», appunto.
Affermare questo ed aggiungere che Dio è amore è in se stesso contraddittorio.
Se Dio è amore (come noi cristiani sappiamo che è, per Rivelazione) postula infatti una scelta di campo ben definita: significa che Dio è solo Bene, è solo Buono; è solo effusione e donazione infinita di Sé.
In altre parole significa «gerarchizzare» i valori in campo.
Se è vero che tutto è «uno», allora bisogna accettare che Dio sia anche non-amore o addirittura «odio»; ma questo è assolutamente impossibile e contrario alla natura eccelsa e perfettissima di Dio.
Sai Baba non riconosce tanto, semplicemente sa che utilizzare questo vocabolo «fa presa» sulle masse, che vogliono sentire parlare di amore (già! Ma di quello vero); è una necessità ineliminabile: l'amore dà senso alla vita e la vita è una continua richiesta di senso da parte dell'uomo.
Ma l'Amore, con la maiuscola, deve necessariamente supporre un Essere infinitamente buono, che non conviva nelle luci ed ombre di una divinità omnicomprensiva e super-partes.
No!
Il Dio vero deve essere solo Amore; non vi può essere luce e tenebra insieme; deve essere solo Luce.
Non so se al lettore risulti più chiaro il sofisma.
Dire che tutto è «uno», che tutto è equivalente, perfino le religioni, che tutto è relativo, perché la vita è mera apparenza e poi incentrare il proprio messaggio di salvezza sulla necessità di amare, è semplicemente una menzogna ed un impossibile logico e metafisico.
Per chi volesse saggiare ancora qualcosa di questo inganno mortale, potrà consultare il sito (5) di alcuni adepti di Sai Baba, che per legittimare le accuse di abuso sessuale di vario genere in capo al maestro, sono capaci di conciliare l'inconciliabile, adducendo come giustificazione la necessità di guarire da un eventuale negativo karma sessuale.
Vede bene chi vuole usare la testa (per ragionare un minimo) che questo assunto è capace di rendere giusto e santo il peggiore e più efferato dei delitti compiuti: perché non applicare questo principio anche per eventuali omicidi commessi?
Le concezioni moniste dell'Oriente portano a conclusioni logiche e morali simili a quelle dell'ateismo: se Dio non c'è, l'uomo può permettersi qualunque cosa.
Se quest'uomo si crede anche Dio, cosa gli sarà precluso?!
Stefano Maria Chiari
--------------------------------------------------------------------------------
Note
1) http://www.saluzzo.chiesacattolica.it/gris/articoli/relig_mag_nculti/oriente/file_doc/sai_baba.doc
2) Per esempio tra quanto riportato in «Mother Sai», Bollettino dei Centri Sri Sathya Sai Baba, ottobre 1988, pagina 21 e quanto asserito in «Mother Sai», ottobre 1988, pagina10: nel primo discorso, destinato ad un «pubblico orientale», il santone metterebbe in evidenza alcuni aspetti propriamente mistici della legge del karma, per i quali la sofferenza costituisce meccanismo insostituibile di espiazione; nel secondo, invece, il cui auditorio era per lo più di «occidentali», l'accento verrebbe spostato sul «potere» del discepolo di vincere tutte queste conseguenze del destino karmico.
Come dire, ad ognuno il discorso che più piace agli orecchi, ossia verità subordinata al sentimentalismo dell'audience.
4) Da http://www.sathyasai.it/
Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.
CICAP
La sua biografia è ricca di particolari sensazionalistici. Egli sarebbe stato concepito per intervento soprannaturale e fin da bambino avrebbe mostrato segni della sua straordinaria natura. Lui stesso sostiene pubblicamente di possedere una natura divina. All'interno della comunità da lui fondata (Prashanti Nilayam ovvero "dimora della pace suprema") i suoi fedeli lo considerano un essere superiore e gli attribuiscono facoltà sovraumane. Egli sarebbe onniscente, onnipotente, sarebbe capace di apparire contemporaneamente in più luoghi e, soprattutto, sarebbe in grado di compiere straordinari miracoli.
La sua specialità consiste nella materializzazione di oggetti. In particolare egli è celebre per materializzare dal nulla la famosa vibuthi, ovvero la cenere sacra alla quale i fedeli attribuiscono particolari facoltà. La stessa vibuthi, a detta dei fedeli, comparirebbe spontaneamente sui ritratti di Sai Baba che numerosi negozi vendono a clienti devoti. In particolare, molti fedeli avrebbero comprato i ritratti incorniciati del loro maestro, accuratamente incartati dal negoziante.
Una volta tornati a casa, aprendo il pacchetto, avrebbero trovato il ritratto ricoperto da una polvere impalpabile, riconosciuta come la miracolosa vibuthi. Alcuni fedeli mangerebbero addirittura questa polvere credendo in tal modo di beneficiare dei suoi straordinari poteri.
In realtà i presunti poteri miracolosi di Sai Baba, se osservati con occhio critico, perdono completamente la loro natura sovrannaturale. Si tratta, infatti, di semplici illusioni che sfruttano talvolta la destrezza manuale dello stesso Sai Baba e, in altri casi, semplici fenomeni chimico-fisici. Chi ha fatto chiarezza sulle performance di Sai Baba e di altri santoni indiani è stato l'indiano Basava Premanand. Per quanto riguarda la materializzazione della vibuthi di Sai Baba, il trucco consiste nel tenere nascosta nella piega del pollice una pallina di polvere compressa, generalmente costituita da sterco di vacca essiccato o semplice terriccio. Un abile gioco delle dita sembra far apparire la magica cenere dal nulla. L'apparizione della vibuthi sui ritratti di sai Baba è interpretabile, invece, in termini chimici.
La cornice dei ritratti è di alluminio e i negozianti, evidentemente in combutta con Sai Baba, prima di incartare il quadretto fingono di spolverarlo con uno straccio. In realtà lo straccio è imbevuto di una soluzione di cloruro mercurico che reagisce lentamente con l'alluminio producendo una polvere grigiastra e impalpabile scambiata per vibuthi dagli ignari compratori, una volta arrivati a casa. Va osservato che i prodotti della reazione tra l'alluminio e il cloruro mercurico sono estremamente tossici: quindi i fedeli che si nutrono di questa vibuthi espongono la propria salute a grossi rischi. In un'altra sua celebre performance, ripetuta ogni anno durante la cerimonia della "vibuthi abheshekam", Sai Baba riesce a far fuoriuscire grandi quantità di vibuthi da un'urna apparentemente vuota. Anche in questo caso si tratta di un banale trucco. La vibuthi è in realtà è contenuta, sotto forma di polvere pressata, sulle pareti interne dell'urna. Introducendo la mano nell'urna, Sai Baba raschia la polvere che fuoriesce abbondantemente dall'urna meravigliando gli ingenui fedeli. Anche molti altri miracoli attribuiti a Sai Baba hanno una veridicità molto dubbia. Ad esempio i celebri episodi di bilocazioni di cui egli sarebbe stato protagonista sono facilmente interpretabili senza ricorrere a ipotesi sovrannaturali. Esiste, infatti, un altro santone, di nome Neelakantha Baba il cui aspetto somiglia fortemente a quello di Sai Baba. È quindi piuttosto probabile che in alcune occasioni sia stato scambiato per lui.
Sai Baba imbroglia con la vibuthi
In questo video si può vedere chiaramente la compressa di vibhuti mentre viene trasferita dalla mano sinistra alla destra di Baba, potete vederla tra le dita e infine mentre viene frantumata con il pollice. Notate che in tutte le materializzazioni di vibhuti, la mano sinistra e quella destra entrano sempre in contatto con un movimento a coppa, alcuni attimi prima del “miracolo” e, dopo questo contatto, il pollice destro sarà sempre tenuto vicino al palmo o sotto le dita. Un prestigiatore professionista, Nils Krojgaard, spiega come il trucco viene eseguito. La cenere è fortemente compressa in piccole tavolette. Occasionalmente, quando Sai Baba pensa che nessuno stia guardando le sue mani, sposta le compresse da una mano all’altra. In questo filmato, un primo piano mostra le compresse molto chiaramente. Attenzione: non fatevi distrarre dal volto di Goldie Hawn che viene evidenziato in questa clip, continuate a guardare la mano destra di Sai Baba
SCARICA I VIDEO:
http://www.exbaba.it/movies/cheating_baba01.wmv
http://www.exbaba.it/movies/cheating_baba03.wmv
ALTRI FILMATI RIVELATORI:
http://www.exbaba.it/pages/filmati.htm
Fonte video: http://www.exbaba.it/
Sai Baba è morto
I trucchi del santone
I trucchi del santone
Guardate la sequenza dal minuto 1.18.
Sai Baba è morto, l'illusione continua
di Massimo Introvigne
26-04-2011
La morte di Sathya Sai Baba, forse il più popolare guru indiano della seconda metà del secolo XX, induce a qualche riflessione sul successo che ha avuto in Occidente e in particolare in Italia, dove ha trovato seguaci fra ex-sessantottini affascinati dall'Oriente, professionisti - fra cui diversi medici, che hanno scelto di andare a lavorare nell'ospedale da lui fondato in India - e perfino un sacerdote lombardo, don Mario Mazzoleni (1945-2001), che la scelta senza riserve per Sai Baba ha condotto fino al dramma della scomunica. Ma chi era Sai Baba?
Satyanaryan Raji (1926-2011) nasce nel 1926 a Puttaparthi nell'Andra Pradesh (India del Sud). A quattordici anni entra in uno stato di esaltazione al termine del quale, il 23 maggio 1940, annuncia «Sono Sai Baba», assumendo lo stesso nome di un santo asceta, Sai Baba di Shirdi (1856-1918), molto popolare in India. Da allora comincia a raccogliere seguaci in un piccolo ashram, che oggi con il nome di Prashanti Nilayam è diventato un intero sobborgo di Puttaparthi.
Sathya Sai Baba - come è normalmente chiamato in India proprio per distinguerlo da Sai Baba di Shirdi - invita a tornare alle scritture tradizionali dell'India e a sperimentare Dio come stato di coscienza superiore, che è già dentro di noi e che può essere raggiunto non tanto attraverso la conoscenza, ma per mezzo di un'esperienza diretta che non è disgiunta dal compimento del proprio dovere e dal servizio reso agli altri. Dio, pertanto, per Sai Baba non è un'entità esterna separata dall'uomo, ma uno stato di consapevolezza che ciascuno di noi può raggiungere.
I fedeli considerano Sathya Sai Baba un avatar - cioè un'incarnazione divina - integrale (purnavatar), come Krishna; secondo loro, la storia è stata anche percorsa da «amshavatara», avatar «parziali», tra cui Gesù Cristo, Sri Ramakrishna (1836-1886) e Sri Aurobindo (1872-1950), ma solo il loro maestro è stata un'incarnazione totale e perfetta. Contrariamente ad altri maestri indiani - che considerano i miracoli come appartenenti a una sfera inferiore - Sathya Sai Baba ha affidato la prova del suo carattere di avatar ai segni straordinari o «siddhi». Ha così offerto ai seguaci ogni sorta di «miracoli», sia nel regno psichico (chiaroveggenza, profezie, apparizioni a migliaia di chilometri di distanza), sia nel regno fisico. Dalle mani del maestro usciva ogni giorno una cenere sacra (vibhuti) cui erano attribuite proprietà miracolose. Il maestro era inoltre ritenuto capace di fare apparire oggetti di ogni genere: statuette devozionali, anelli d'oro, il linga simbolo di Shiva, e perfino monete d'oro che recavano, come data del conio, l'anno di nascita del devoto per cui erano state «prodotte».
Questi fenomeni hanno portato molti specialisti occidentali a liquidare Sathya Sai Baba come espressione di un sincretismo superstizioso estraneo al «vero» induismo. Ma questo giudizio si scontra con il fatto che Sathya Sai Baba ha decine di migliaia di seguaci in India, pacificamente considerati devoti indù. L'induismo non ha una Chiesa o autorità che possano decidere chi è indù e chi non lo è. La più grande organizzazione indù, la Vishwa Hindu Parishad, espressione di un nazionalismo spesso intollerante verso le altre religioni che controlla il secondo partito politico indiano, ha sempre esaltato Sathya Sai Baba come un modello d'induismo, difendendolo dalle accuse di pedofilia che ne hanno turbato gli ultimi anni di vita, anche perché il guru di Puttaparthi ne ha sempre sostenuto i progetti politici. Uno dei più vicini collaboratori e oggi dei candidati alla successione di Sai Baba, il novantenne Prafullachandra Natwarlal Bhagwati, è stato presidente della Corte Suprema indiana, il più alto magistrato dell'immenso Paese asiatico. L'induismo non è il sistema «puro» insegnato in qualche università occidentale ma un complesso coacervo di miti, riti e devozioni popolari dove oggi sono entrati anche, come componenti essenziali per decidere almeno in India chi ne fa parte, il nazionalismo e la politica.
Sathya Sai Baba ha avuto successo anche in Occidente, come si è accennato, soprattutto in Italia. Una lettura di questo successo non può che fare riferimento alla grande crisi culturale degli anni 1960, che ha avuto il suo momento emblematico nel 1968. Il Sessantotto non ha eliminato - né sarebbe stato possibile - le domande di senso e di sacro che vivono nel cuore di ogni uomo, ma ha gettato un lungo sospetto sull'Occidente e sul cristianesimo. Ne è nato un pregiudizio favorevole nei confronti di tutto quanto è orientale e di tutto quello che si presenta come eterodosso rispetto al cristianesimo. Dai contestatori delle università a musicisti come i Beatles molti hanno preso la strada dell'India. Il fatto che molti italiani abbiano scelto Sai Baba si spiega con un gusto del miracoloso che non è estraneo alla nostra tradizione nazionale e che forse non sarebbe stato soddisfatto da forme d'induismo più «colte» e filosofiche.
Tuttavia, se si supera il clamore intorno ai «miracoli» e si cerca di capire in che cosa consiste l'insegnamento di Sathya Sai Baba, si scopre che il suo centro è la ricerca di Dio o del Divino non come Persona, al di fuori di noi, ma come stato della nostra coscienza. Si tratta dunque, come spesso accade in Oriente, di una «enstasi», qualche cosa che lo storico delle religioni Mircea Eliade (1907-1986) distingue rigorosamente dall'estasi. Nell'«enstasi» si entra sempre di più in se stessi e ci si chiude a ogni possibile trascendenza, mentre nell'estasi ci si apre al di fuori di sé verso un Dio trascendente. L'illusione, chiudendosi in se stessi, è quella di attingere così l'Essere, mentre al massimo - come ha notato un ex induista della generazione del 1968 belga, poi convertito e oggi sacerdote cattolico, padre Joseph-Marie Verlinde - si arriva al «Sé inteso come atto primo dell'esistenza che è soltanto e sempre l'atto di un essere creato e non dell'Essere divino increato». Il rischio, alla fine, è quello di un «narcisismo senza Narciso», secondo la formula del missionario e indologo francese Jules Monchanin (1895-1957). Chi s'illudeva, magari grazie a Sai Baba, di sfuggire alla prigione della soggettività, percepita come tipicamente occidentale, finisce per ritrovarsi rinchiuso a doppia mandata in quella stessa prigione. Sathya Sai Baba è morto, ma l'illusione continua.
Sai Baba morto: si sono svolti i funerali del guru.
Ecco il video Youtube
Era l'8 aprile quando Sathya Narayana Raju Ratnakaram, ovvero Sai Baba, il guru indiano che ha milioni di seguaci sparsi in tutto il mondo, fu ricoverato in ospedale a causa di alcuni gravi problemi cardiaci e polmonari.
Da quel momento centinaia di migliaia di persone si sono riversate nella regione dell'Andra Pradesh, per pregare in attesa di un miracolo che potesse salvere la loro guida spirituale. Ma nonostante le preghiere, domenica scorsa Sai Baba è morto all'età di 85 anni, e ciò ha attirato ancor più fedeli nella piccola città di Putthaparti, sede del suo ashram e sua città natale.
Stamane si sono svolti i funerali della reincarnazione del Sai Baba di Shirdi, con più di 200.000 persone a seguirle da vicino e milioni incollati dinanzi alla televisione dato che la cerimonia funebre è stata trasmessa in diretta tv.
A rendere omaggio con i canti tipici dei loro credo, importanti esponenti religiosi del cristianesimo, buddismo, islam, giudaismo, sikhismo e baha'i. Presenti anche le autorità indiane dato che a Sai Baba è stato concesso il privilegio del funerale di Stato.
Dopo 2 giorni di darshan, ovvero di adorazione del feretro, il corpo del guru è stato tumulato nella stessa Putthaparthi. Ecco il video Youtube di un estratto del funerale di Sai Baba































