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«Grande fermezza per l'errore, grande amore per l'errante» (Papa Giovanni XXIII)

«Grande fermezza per l'errore, grande amore per l'errante»         (Papa Giovanni XXIII)

26 aprile 2011

SATYA SAI BABA

L’annuncio della morte di
SAI BABA







Sai Baba
di Alessandro Olivieri Pennesi (GRIS di Roma)
(tratto da "La Salette", n. 3, Anno 67, maggio-giugno 2001)
con Appendice di testi a cura dell'Areopago
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Origine

L'organizzazione prende il nome dal suo fondatore: Sathya Sai Baba, nato nel Sud dell'India, a Puttaparthi il 23 novembre del 1926. La sua famiglia era di tradizione induista. Si racconta di Sathya Narayan Raju, questo è il suo nome originale, che nel momento della sua nascita nell'abitazione sono accaduti fatti inspiegabili, come strumenti musicali che suonavano da soli, un serpente cobra che improvvisamente è apparso accanto al fanciullo senza nuocere ad alcuno.

All'età di 14 anni Sai proclamò di essere la reincarnazione di Sai Baba del villaggio di Shirdi e da allora ne assunse il nome. Il primo Sai Baba era un uomo venerabile, operatore di prodigi, che aveva posto le fondamenta per una sorta di unione dell'Islam con l'Induismo. Prima della sua morte, avvenuta nel 1918, avrebbe annunciato che sarebbe rinato otto anni più tardi, il secondo Sai Baba nacque esattamente otto anni dopo, pertanto egli si sentì chiamato a proseguire la missione della sua vita precedente! Sathia Sai Baba autoproclamandosi la reincarnazione di Shridi Sai Baba pretendeva il culto: "Adoratemi ogni Giovedì"; affermando "Io sono la Verità… ad un certo momento la Mia Divinità vi sarà rivelata". Sai Baba continua a presentarsi come l'Avatar (manifestazione di Dio) definitiva, invitando in maniera accorata alla conversione a se stesso, all'adorarlo, al pregarlo, all'amarlo.

Struttura

L'Organizzazione comprende più di 30.000 centri sparsi in 137 nazioni (in Italia sono presenti 53 centri) e si esprime attraverso quattro Ali: quella Spirituale, quella Educativa, quella di Servizio e quella Giovanile. L'Ala Spirituale copre gli aspetti devozionali ed etico comportamentali.

L'Ala Educativa copre l'insegnamento dei 5 Valori Umani: Verità, Rettitudine, Pace, Amore, Non-violenza.
L'Ala Servizio, coordina un servizio di volontariato ai bisognosi, come elemento altamente realizzante della spiritualità dell'uomo.
L'Ala Giovanile, composta da giovani tra i 16 e 30 anni, collabora dinamicamente con le altre tre Ali, svolgendo attività e progetti di varia natura.

In Italia, l'Ala Servizio dell'Organizzazione Sathya Sai, "si propone di risvegliare nell'uomo la consapevolezza che ogni azione intrapresa ispirandosi ai principi fondamentali di: Verità - Rettitudine - Pace - Amore - Non-violenza si concretizza in attività disinteressate e gratuite a favore del prossimo".

Dottrina

Il messaggio dottrinale di Sai Baba è incentrato sulla sua persona, pertanto egli non si pone come un fondatore di una religione ma si definisce come dio stesso, verità assoluta: "Io sono la Verità e vi guido verso la Verità. Io l'Avatar (il Cristo), sono Verità e Amore".

Prendiamo in esame tre concetti chiave della dottrina di Sai: Dio, Creazione e Avatar.
Innanzitutto non si concepisce un Dio Personale, bensì un principio divino che pervade l'Universo e che si ipostatizza in una divinità triadica: Brahma (Pensiero e Volontà), Vishnu (Sapienza, Legge, Amore), Shiva (Principio Intelligente creatore). La Creazione non è altro che una manifestazione della divinità, pertanto ci collochiamo in un panteismo materialistico tipico della religiosità indiana e orientale in genere. L'Avatar consiste in una sorta di "discesa" della divinità nel cosmo materiale in particolari momenti di crisi spirituale dell'umanità. Sai Baba si autodefinisce quale Avatar piena e definitiva, ultima e completa manifestazione della divinità. La capacità di Sai Baba di rivolgersi a devoti di diverse religioni riflette la tendenza tipicamente indù a raccogliere gli elementi delle altre tradizioni, ma trasformandoli e plasmandoli alla luce della sua dottrina personale.

L'emblema di Sai Baba evidenzia bene questo atteggiamento, sono infatti presenti: l'aum degli indù, la ruota del dharma del buddhismo, la fiamma dello zoroastrismo, il magen David dell'ebraismo, la mezzaluna islamica, la croce cristiana, e al centro il lingam (fallo) vishnuita.
Sai, facendo continuamente riferimento ad altre fedi - nei suoi templi vengono infatti venerati Cristo accanto a Maometto, Zoroastro e Buddha - ha in qualche modo occidentalizzato il suo messaggio.
In Italia tuttavia, i seguaci del santone indiano hanno abbandonato di fatto le tradizioni proprie per abbracciarne con zelo altre: digiuno, vegetarianesimo, pellegrinaggi in India, ecc. Il messaggio del guru è semplice: Sai Baba è il salvatore, l'incarnazione della divinità ed è egli stesso Dio; segui i suoi insegnamenti, abbandonati a lui e sarai felice.

Aspetti controversi

Vengono anche attribuiti a Sai Baba presunti atti miracolosi, dalla materializzazione della vibhuti, cenere sacra, alla guarigione di malati, alla produzione di oggetti preziosi ecc.
S.Tommaso offre i criteri per identificare un miracolo:
1) è ciò che solo Dio assolutamente può fare
2) è ciò che anche la natura fa, ma non a quel soggetto
3) è ciò che anche la natura può fare a quel soggetto, ma non in quel modo.
I fatti attribuiti al santone indiano non sottostanno a questi criteri; inoltre appare contraddittorio, dal punto di vista della fede cristiana, che colui che compie miracoli per conto di Dio, sia poi annunciatore di un messaggio in palese contrasto con la Sua Rivelazione, come ravvisiamo in Sai Baba.

Pensiero della Chiesa

In relazione alla figura di Sai Baba, purtroppo dobbiamo registrare un fatto doloroso che ci interpella come cristiani: un sacerdote cattolico ha abbandonato la fede cattolica per diventare seguace di questo guru indiano. La Chiesa in questo caso è intervenuta con un provvedimento disciplinare che è un monito per tutti noi a vigilare per non essere fuorviati da dottrine incompatibili con il depositum fidei.

Nel 1992 il Cardinale Vicario Generale di Sua Santità Giovanni Paolo II per la Diocesi di Roma, invitò il sacerdote in questione a recedere dalle posizioni dottrinali eretiche e a ritrattare esplicitamente gli errori contenuti nel libro "Un sacerdote incontra Sai Baba". Infatti "una attenta lettura fa rilevare che l'autore ha perso la fede cattolica nella SS.Trinità ed in Cristo unico Salvatore. (…) Che sono affermazioni gravi contro la fede quelle che riconoscono a Sai Baba la sua pretesa di essere una incarnazione divina, l'apologia delle sue opere, miracoli, detti e dottrine" (Card. Camillo Ruini).

"Un concetto proveniente dalla tradizione indù e che è abbastanza presente - in modo esplicito o implicito - nella nuova religiosità, ci può aiutare a mettere meglio a fuoco questo punto importantissimo: si tratta del concetto di avatara. E' un termine sanscrito che significa letteralmente discesa. Si applica alla Divinità e alla sua manifestazione condiscendente nella sfera sensibile. Molti indologi e occultisti lo traducono semplicemente con "incarnazione". Ecco allora che il dogma centrale del cristianesimo si trova ricondotto a una categoria storico-religiosa più ampia. Frequenti sarebbero state le "discese" del Dio Vishnu. L'ultima sua apparizione umana sarebbe stata Krishna. L'evento di Cristo diventa così solo il caso particolare di una categoria più generale. Un caso nuovamente ripetibile, come per esempio si pretende per il guru indiano Sathya Sai Baba" (mons. Giuseppe Casale).

In sintesi

Contrario alla fede:
la Trinità di Dio coincidente con la divinità triadica nell'induismo: Brahma, Vishnu, Shiva

Perchè il credente afferma:
Dio totalmente trascendente e l'unità sostanziale nella Trinità

Contrario alla fede:
Gesù Cristo è un avatar (discesa della Divinità nella sfera sensibile)

Perchè il credente afferma:
In Gesù Cristo la natura umana è assunta e coesistente con la natura divina nell'unica Persona del Verbo

Contrario alla fede:
I sacramenti (primo l'Eucarestia) sono ridotti a simboli e acquistano significato se celebrati in nome di Baba

Perchè il credente afferma:
I sacramenti sono segni efficaci della Grazia


Appendice a cura dell'Areopago

Riteniamo utile (ed anche divertente!) presentare alcuni testuali passaggi su Gesù Cristo, presenti nel sito ufficiale di Sai Baba.

Gesù è presentato come un discepolo dell'India che in realtà, non ha nulla di proprio da proporre. Ma il vertice ci sembra raggiunto quando si arriva ad affermare che Gesù non ha avuto messaggio più importante che preannunciare la futura venuta di Sai Baba stesso!

Da notare anche il fatto che, se numerosi sono i riferimenti al Natale, niente è detto sulla Pasqua. Essa è irrilevante per una comprensione del Cristo secondo la visione di Sai Baba.

Estratto da Sathya Sai Baba Speaks - Vol. X - Discorso del 25 DICEMBRE 1978

Gesù era un Karana-janma [1] , un Maestro nato con lo scopo e la missione di ristabilire l'Amore, la carità e la compassione. Egli non aveva alcun attaccamento egoistico, né prestava attenzione alla gioia o al dolore, alla perdita o al guadagno; aveva un cuore sensibile alla sofferenza ed all'angoscia altrui, al richiamo di pace e di fratellanza. Nel Suo paese andò di città in città, per predicare l'insegnamento dell'Amore, e sacrificò la Sua vita per l'elevazione dell'umanità.

Come la maggior parte dei ricercatori, anch'Egli dapprima cercò Dio nel mondo oggettivo della Natura, ma ben presto comprese che il mondo è un'immagine caleidoscopica creata dalla propria immaginazione, e si volse a cercare Dio dentro di Sé.

La Sua permanenza nei monasteri situati sulle montagne Himalayane, nel Kashmir (Nord India) ed in altri centri d'ascetismo e filosofia orientali, gli conferirono una consapevolezza superiore. Infatti, mentre dapprima credeva di essere il "Messaggero di Dio", dopo la Sua esperienza in Oriente, Egli dichiarò di essere "Il Figlio di Dio". Il primo atteggiamento stava ad indicare la dualità, ossia la relazione "Maestro-servo", secondo cui non si può andare di là dei comandi del Maestro, e si devono compiere i doveri prescritti dalle Scritture e dalla religione. Gesù considerava tutto ciò tedioso, poiché capì che si trattava di Pratibimba, di un'immagine, un riflesso, mentre Dio era Bimba il "Vero", il "Reale", l' "Originale".

Pertanto, il Suo legame relazionale con il Divino crebbe e s'approfondì. L' 'IO' non era più in una luce distante o un'entità lontana, ma la Luce stessa divenne parte del 'IO'.

Quando la coscienza di essere il corpo è predominante, si pensa di essere un servitore o un messaggero. Man mano che la consapevolezza del cuore cresce, si sente più affetto ed una maggiore vicinanza, così che il legame padre-figlio prevale e diventa naturale.

Successivamente, quando la consapevolezza del Sé divenne stabile, Gesù poté dichiarare: 'Io ed il Padre Mio siamo Uno'. Questi tre stadi possono anche essere descritti come: 'Io sono nella Luce'; poi 'La Luce è in me'; infine si è consapevoli che 'Io sono la Luce'.

Gesù poté dichiarare che la Sua vita era il Suo messaggio, poiché viveva e praticava quella condotta che Egli stesso consigliava agli altri di seguire.

Ogni uomo deve iniziare il suo pellegrinaggio spirituale, proclamando che è il 'Messaggero di Dio' e condurre la sua vita in conformità a tale stato. Questa fase è detta Dvaita [2] (dualismo). Più tardi, egli progredisce e scopre il Divino dentro di sé e comprende che Dio è il suo prezioso patrimonio, l'eredità che deve esigere ed utilizzare. Questo è lo stadio Vishishta-advaita [3] (monismo qualificato), in cui uno sente di essere il figlio di Dio, della stessa natura del Padre.

Alla fine si fonde nella Coscienza Divina, come la bambola fatta di sale si dissolve nell'oceano; quando ogni dualità è dissipata, egli consegue l'essenza di tutte le discipline religiose e di ogni insegnamento. Quest'ultimo è lo stadio detto Advaita [4] (non-dualismo).

Egli era conosciuto con il nome di Gesù. Il popolo gli attribuì il nome onorifico di Cristo, perché non trovava alcuna traccia di ego nei Suoi pensieri, parole ed azioni; Egli non aveva invidia né odio, era colmo di amore, carità, umiltà e comprensione. Gesù non era tuttavia il Suo nome originale. Egli era chiamato 'Isa' il cui suono, pronunciato al contrario, è Sai. 'Isa' o 'Sai', entrambi significano Ishvara, Dio, l'Eterno Assoluto, il Sat-Cit-Ananda (l'Essere, Consapevolezza, Beatitudine). Nel manoscritto Tibetano del monastero dove Isa trascorse alcuni anni, il Suo nome è scritto 'ISSA', che significa il Signore di tutti gli esseri viventi. Quando Gesù proclamò che Egli era il Messaggero di Dio, intendeva mettere in evidenza che ogni uomo è il Messaggero di Dio e che, come tale, deve parlare, agire e pensare.

Questo è il vero ed autentico Karma Kanda [5] dei Veda, ossia la disciplina spirituale del lavoro, della recitazione del Nome Divino, del servizio altruistico, della meditazione.

Gesù asserì che quando si progredisce nell'evoluzione, bisogna vedere tutti come 'Figli di Dio', come propri fratelli e sorelle, degni di venerazione. Per questa fase, l'Upasana Kanda, la costante preghiera ed adorazione, è la Scrittura del Sanatana Dharma (Eterna Legge Universale di retta condotta).

Alla fine, quando la conoscenza matura e si trasforma in Saggezza, viene raggiunto il traguardo di Jñana Kanda, lo stadio della Saggezza Suprema, quando l'individuo comprende ed afferma ''Io ed il Padre mio siamo Uno".

Il Natale Appartiene a Tutti La nascita di Gesù deve essere celebrata da tutta l'umanità, perché tali 'Karana-Janma' (Maestri nati con una missione ben precisa) appartengono all'intera razza umana, e non devono essere confinati ad un solo paese o ad una sola comunità.

Estratto dal Discorso Divino del 25 DICEMBRE 1972

La storia narra che c'era una stella nel cielo e che essa cadde con una gran luce; ciò condusse alcuni Tibetani ed altri al luogo dove era nato il Salvatore. Questa storia viene letta e presa seriamente da molti, sebbene le stelle non cadano né scendano così velocemente. Questa storia significa, invece, che c'era un grande splendore ad illuminare il cielo sopra il villaggio quando nacque il Cristo. Ciò stava ad indicare che Colui che avrebbe vinto l'oscurità del male e dell'ignoranza era nato, che Egli avrebbe diffuso la Luce dell'Amore nei cuori degli uomini e delle comunità umane.

La Luce ed altri segni che compaiono per salutare l'inizio di nuova era, sono naturali quando Incarnazioni Divine appaiono sulla Terra. Gesù avrebbe vinto l'oscurità che aveva avviluppato il mondo, e l'aura di luce era un segno che ne annunciava l'evento. I Maestri arrivano in risposta alle preghiere degli uomini: "Thamaso ma jyothir gamaya" (Conducimi dall'oscurità alla Luce!)...

Oggi, giorno di Natale, mentre celebrate la nascita di Cristo, siate determinati a condurre una vita fatta di amorevole servizio ai deboli, agli indifesi, agli sventurati, ai disperati.

Coltivate tolleranza e pazienza, carità e magnanimità. Mantenete fede agli ideali che Gesù espose, e metteteli in pratica nelle vostre vite quotidiane.

C'è un punto sul quale oggi non posso fare a meno di attirare la vostra attenzione. Nel momento in cui Gesù era sul punto di fondersi nel Supremo Principio della Divinità, comunicò qualcosa ai suoi seguaci, che fu interpretato in modi diversi dai commentatori e da coloro che amano accumulare innumerevoli scritti e significati, finché poi tutto finisce nella totale confusione.

La Sua affermazione venne manipolata ed ingarbugliata fino a diventare un enigma. L'affermazione di Cristo è semplice: "Chi mi ha mandato tra voi, ritornerà!" - e puntò il dito verso un agnello.

L'agnello è solamente un simbolo, un segno. Esso vuole indicare il verso dell'animale, Ba-Ba. Quello era l'annuncio dell'Avvento di Baba. "Il suo nome sarà Verità" - dichiarò il Cristo. Sathya significa Verità. "Porterà una veste rossa, color del sangue." (qui Baba indica la veste che indossa!). Sarà piccolo, con una corona (di capelli). L'agnello è il segno ed il simbolo dell'Amore.

Cristo non dichiarò che sarebbe ritornato; Egli disse: "Colui che mi ha mandato, ritornerà." Quel Ba-ba è questo Baba; Sai, il piccolo Baba, con la Sua corona di capelli ricci e con la veste rossa, è venuto. Egli non esiste solo in questa Forma, ma è anche in ognuno di voi, e risiede nel vostro cuore. Eccolo, piccolo, con una veste come il colore del sangue che scorre in Lui.
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Note

[Nota 1] Anima Realizzata o Personalità Divina che assume nascita umana per adempiere una missione, o attuare un proposito.

[Nota 2] Dvaita - Filosofia Indù del dualismo, della Dualità esistente fra il Creatore e la Creazione. Essa asserisce che il Signore Supremo e l'individuo sono differenti l'uno dall'altro e che i "due" esisteranno sempre.

[Nota 3] Vishishta-advaita - Filosofia del Monismo particolare, o non-dualità; essa asserisce che il "secondo" (la Creazione) è una parte integrale dell'Uno (l'Assoluto).

[Nota 4] Advaita - Filosofia della non-dualità, dell'unicità della Creazione con il Creatore. La dottrina monistica dell'Unità del Creato afferma che energia, materia, tempo, spazio, universo, ecc. sono il Brahman (l'Assoluto) visto attraverso il velo di Maya (Illusione), poiché solo l'UNO esiste senza il "secondo".

[Nota 5] Karma Kanda - La parte dei Veda relativa alle azioni rituali ed ai riti propiziatori. È in relazione allo stadio finale della vita attiva dell'uomo, che precede quella completamente spirituale (Bhramakanda).



Sai Baba
di: Stefano Maria Chiari 09/10/2007

Le inconciliabili posizioni dello gnosticismo antico e moderno, profuso fin dalle radici delle venature di sofismi malsani dal deleterio effetto distruttivo dell'essere (tutto), lasciano pervadere l'errore come cancro del sano vivere, fino a logorare la medesima vita intellettiva e spirituale. Quando la Sacra Scrittura asserisce che «la morte è il salario del peccato», anche questo si deve intendere.

Il peccato argomentato razionalmente, giustificato, artatamente difeso e mascherato dell'immagine del vero, che, in tal modo diviene errore e menzogna, mostra la sua malizia completa solo se riflesso nello specchio della verità per essenza, infallibile e non equivocabile.

L'Oriente non conosce la netta antitesi bene/male, perché non riesce a percepirne il principio primo e supremo, Dio stesso, Sommo Bene, Luce infinita in cui non vi sono tenebre.

Sai Baba rappresenta proprio un emblematico esempio di questa realtà multiforme non definibile, tanto amata dagli studiosi, sedicenti «iniziati», di teosofia e di «dichiarate» autentiche antiche «tradizioni».

«Satya Sai Baba (il suo nome vero è Satya Narayana Raju) nasce nel 1926 a Puttaparthi, uno sperduto villaggio dell'India del sud. I suoi seguaci credono che la sua nascita sia stata segnata da strani segni come per esempio il suono di strumenti musicali.

Fin da piccolo i familiari vedono in lui poteri sovrumani: avrebbe fatto apparire dall'aria oggetti da donare ai suoi coetanei; da un albero di tamarindo sarebbero per suo ordine cresciuti frutti diversi: mango, banane, papaie e mele tanto da far pensare a una divinità calata sulla terra.

E proprio così si autodefinì, ancora adolescente nel 1940: dichiarò di essere l'incarnazione di Dio sceso in terra.

I devoti cominciarono così a frequentare la sua casa.

Egli dava prova delle sue capacità sovrumane lanciando in aria petali di rose che, cadendo, formavano le lettere del suo nome. Moltiplicava cibo per gli stanchi pellegrini che si recavano a trovarlo e dichiarava di essere l'Avatar (manifestazione), il salvatore della storia.

Così Satya Sai Baba incominciò ad essere adorato come incarnazione divina discesa con pieni poteri sulla terra per condurre l'umanità alla realizzazione della propria realtà, a prendere coscienza della sua vera origine.

Proclamava: 'Io sono Dio e sono venuto per aiutarvi'...

Il messaggio dottrinale di questo leader religioso è incentrato sulla sua persona.

Il punto di arrivo della conversione è la fede nel maestro Sai Baba.

Egli non si definisce un fondatore di religione o un profeta, ma dio egli stesso, verità assoluta e definitiva.

'Io sono la Verità e vi guido verso la Verità... In quanto l'uomo realizza la Verità egli realizza Me e allora Io mi carico delle sue sofferenze... Io, l'Avatar, (il Cristo), sono Verità e Amore' (Discorsi, III-IV, 1989).

Egli predica che tutte le religioni sono buone, però solo lui è la Verità.

Ne deriva che per Sai Baba le altre religioni sono ritenute vere solo nella misura in cui sono recuperabili alla luce della sua dottrina personale.

Così il suo sincretismo diviene facilmente intolleranza». (1)

Le testimonianze pro e contro questo santone indiano si rilevano numerose nel web; si palesano evidenti contraddizioni dottrinarie (2), e finanche comportamentali, che si sostanziano in accuse di un millantato credito guaritore da prestigiatore illusionista, approfittatore ed ingannatore di folle, per passare a vere e proprie denuncie di abusi sessuali commessi dal guru a danno di alcuni discepoli scandalizzati e culminare, in ultimo, in preoccupanti affermazioni di conseguenti possessioni diaboliche legate alla sua persona (3).

A chi scrive paradossalmente non interessa affatto la buona o mala fede dell'individuo in questione (benché abbia una propria opinione in merito), ma ritiene utile dimostrare la falsità del pensiero e della proposta portata avanti con tanta risonanza mondiale.

Questo perché non si equivochi sulla possibilità di seguire il santone e credersi «a posto» con la propria fede cattolica; le due cose sono infatti - contrariamente a quanto possa affermare il medesimo Sai Baba - assolutamente inconciliabili.

Qual è il messaggio veicolato da questo strano e famoso personaggio?
Sostanzialmente si tratta di una ripresa di temi induisti cari alla scuola dell'Advaitha Vedanta, che presupponendo un'identità sostanziale ed ontologica tra il creato ed il Creatore, apparentemente non percepibile solo a causa del velo dell'illusione pervadente l'incoscienza dell'individuo non consapevole, il quale, incatenato e schiavizzato per questo al ciclo indefinito di più reincarnazioni, resta succube della propria fallace limitata condizione umana.

Il reale grande «peccato» dell'uomo consiste proprio nel soffermarsi nell'illusoria immagine dualistica, che evidenzia contrari e contrapposizioni, invero non esistenti.

Il «non dualismo» vedanta postula infatti il superamento dell'accidente effimero consistente nel velo di ignoranza, che stordisce ed addormenta lo spirito dell'uomo.

Leggiamo, per esempio, da un suo recente discorso:
«Gli sciocchi e gli ignoranti non sono consapevoli della loro vera natura e la pensano diversamente. Dio è presente in tutti gli esseri umani. Tutte le teste di tutti gli esseri umani di questo mondo sono in verità vere e proprie teste di Dio. Questo è il motivo per cui Dio viene descritto come Viratasvarupa (incarnazione della Divinità Cosmica): la Sua è la forma cosmica. In questa forma cosmica, ciascuno ha una forma diversa ma Dio è immanente in ognuna. Nella Bhagavad Gita, Krishna ha dichiarato: 'L'eterno Atma in tutti gli esseri è una parte del Mio Essere' (Mamaivamsho jivaloke jivabhuta sanathana). Solo Io sono presente in ciascuno di voi. Voi non siete diversi da Me. Non abbiate alcun dubbio o diverse opinioni a questo proposito. Rafforzate il vostro amore, perché questa è la vera sadhana (pratica spirituale). Se il frutto dell'Amore è maturo nel vostro cuore il Suo succo può esser diviso con tutti. Perciò, per prima cosa, lasciate che nel vostro cuore maturi il frutto dell'Amore. Se solo vi riempite il cuore di Amore Puro, quell'Amore potrà essere diviso con tutti ed allora tutti diventeranno incarnazioni dell'Amore. Nel mondo allora non ci sarà più alcun motivo di odio o violenza. Oggi, ovunque si guardi, fra la gente si trovano odio e differenze di opinione ma, in effetti, non esistono veramente differenze. Nella vita del mondo può sembrare che ce ne siano, ma dal punto di vista spirituale tutti sono Uno» (4).

Soffermiamo l'attenzione fondamentalmente su due aspetti: in primo luogo sull'insistenza monista dell'unicità di natura dell'esistente, declaratoria da cui sorge inevitabile l'identità di natura: l'uomo è Dio e ogni cosa è «Uno»; in secondo luogo l'affettato ricorso alla piacevole e sentimentale eco che risuona nell'uso ed abuso del termine «amore», vocabolo, che, come vedremo, risulta assai privo di senso nel contesto in cui è evocato.

In realtà sotteso al contesto, subdolamente e nascostamente, si cela un sofisma ingannatore.

La prima vera ed autentica illusione consiste nel ritenere «divina» la propria natura umana, creata.

La truffa di un tale messaggio infatti non cura né guarisce il malessere della persona umana, la quale, senza riconoscere il proprio debole stato di peccatore non è in grado di essere sanata; il malato che rifiuti aprioristicamente la propria cagionevole salute e la necessità di una cura, non diverrà mai sano.

L'obiezione per la quale il vero male sia il non riconoscere la natura divina nascosta in sé, oltre i veli dell'illusione, non regge, perché presuppone uno stadio di rinuncia ed ascesi, distacco dal mondo, che è soltanto apparente.

Solo chi si riconosca «polvere», nulla davanti a Dio, è in grado di annientare davvero la propria superbia ed il proprio egocentrismo; chi, invece, per superare l'«io» tiranno del cuore, si rifugi nella convinzione di non essere il «corpo che abita» e la «vita che vive», resta incatenato ambiguamente ad una persuasione micidiale, che non è capace di annullare definitivamente il proprio «io», ma soltanto di mascherarlo dietro mentite spoglie, alimentandone la sua megalomane aspirazione segreta.

Si nega valore alla vita presente, relativizzando tutto, ma non si vuole rinunciare ad un elemento estremo, che è quello della propria conclusiva giustezza.

Sono santo, ma non ho consapevolezza; sono Dio, ma non me ne rendo conto.

La superbia del tentatore antico è sempre la medesima celata dietro ogni abito: «sarete come Dio!».

Quanto distinto e quanto diversamente incide sulla vera umiltà, l'atteggiamento del cristiano: sono nulla e Dio è tutto; mi rimetto alla sua infinita misericordia per essere da Lui salvato e divinizzato.

Del resto la falsità del messaggio di Sai Baba si rivela anche nell'uso costante, affascinante se volete, dell'espressione «amore».

Dicevamo prima che l'espressione a ben vedere, in questo contesto, non ha senso.

Illustriamo il perché.

Il non-dualismo presuppone una reale conciliazione degli opposti; quindi non c'è nero né bianco, vero né falso, buono o cattivo: tutto è «uno», appunto.

Affermare questo ed aggiungere che Dio è amore è in se stesso contraddittorio.

Se Dio è amore (come noi cristiani sappiamo che è, per Rivelazione) postula infatti una scelta di campo ben definita: significa che Dio è solo Bene, è solo Buono; è solo effusione e donazione infinita di Sé.

In altre parole significa «gerarchizzare» i valori in campo.

Se è vero che tutto è «uno», allora bisogna accettare che Dio sia anche non-amore o addirittura «odio»; ma questo è assolutamente impossibile e contrario alla natura eccelsa e perfettissima di Dio.

Sai Baba non riconosce tanto, semplicemente sa che utilizzare questo vocabolo «fa presa» sulle masse, che vogliono sentire parlare di amore (già! Ma di quello vero); è una necessità ineliminabile: l'amore dà senso alla vita e la vita è una continua richiesta di senso da parte dell'uomo.

Ma l'Amore, con la maiuscola, deve necessariamente supporre un Essere infinitamente buono, che non conviva nelle luci ed ombre di una divinità omnicomprensiva e super-partes.

No!

Il Dio vero deve essere solo Amore; non vi può essere luce e tenebra insieme; deve essere solo Luce.

Non so se al lettore risulti più chiaro il sofisma.

Dire che tutto è «uno», che tutto è equivalente, perfino le religioni, che tutto è relativo, perché la vita è mera apparenza e poi incentrare il proprio messaggio di salvezza sulla necessità di amare, è semplicemente una menzogna ed un impossibile logico e metafisico.

Per chi volesse saggiare ancora qualcosa di questo inganno mortale, potrà consultare il sito (5) di alcuni adepti di Sai Baba, che per legittimare le accuse di abuso sessuale di vario genere in capo al maestro, sono capaci di conciliare l'inconciliabile, adducendo come giustificazione la necessità di guarire da un eventuale negativo karma sessuale.

Vede bene chi vuole usare la testa (per ragionare un minimo) che questo assunto è capace di rendere giusto e santo il peggiore e più efferato dei delitti compiuti: perché non applicare questo principio anche per eventuali omicidi commessi?

Le concezioni moniste dell'Oriente portano a conclusioni logiche e morali simili a quelle dell'ateismo: se Dio non c'è, l'uomo può permettersi qualunque cosa.

Se quest'uomo si crede anche Dio, cosa gli sarà precluso?!

Stefano Maria Chiari

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Note


2) Per esempio tra quanto riportato in «Mother Sai», Bollettino dei Centri Sri Sathya Sai Baba, ottobre 1988, pagina 21 e quanto asserito in «Mother Sai», ottobre 1988, pagina10: nel primo discorso, destinato ad un «pubblico orientale», il santone metterebbe in evidenza alcuni aspetti propriamente mistici della legge del karma, per i quali la sofferenza costituisce meccanismo insostituibile di espiazione; nel secondo, invece, il cui auditorio era per lo più di «occidentali», l'accento verrebbe spostato sul «potere» del discepolo di vincere tutte queste conseguenze del destino karmico.
Come dire, ad ognuno il discorso che più piace agli orecchi, ossia verità subordinata al sentimentalismo dell'audience.




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CICAP

La sua biografia è ricca di particolari sensazionalistici. Egli sarebbe stato concepito per intervento soprannaturale e fin da bambino avrebbe mostrato segni della sua straordinaria natura. Lui stesso sostiene pubblicamente di possedere una natura divina. All'interno della comunità da lui fondata (Prashanti Nilayam ovvero "dimora della pace suprema") i suoi fedeli lo considerano un essere superiore e gli attribuiscono facoltà sovraumane. Egli sarebbe onniscente, onnipotente, sarebbe capace di apparire contemporaneamente in più luoghi e, soprattutto, sarebbe in grado di compiere straordinari miracoli.

La sua specialità consiste nella materializzazione di oggetti. In particolare egli è celebre per materializzare dal nulla la famosa vibuthi, ovvero la cenere sacra alla quale i fedeli attribuiscono particolari facoltà. La stessa vibuthi, a detta dei fedeli, comparirebbe spontaneamente sui ritratti di Sai Baba che numerosi negozi vendono a clienti devoti. In particolare, molti fedeli avrebbero comprato i ritratti incorniciati del loro maestro, accuratamente incartati dal negoziante.

Una volta tornati a casa, aprendo il pacchetto, avrebbero trovato il ritratto ricoperto da una polvere impalpabile, riconosciuta come la miracolosa vibuthi. Alcuni fedeli mangerebbero addirittura questa polvere credendo in tal modo di beneficiare dei suoi straordinari poteri.

In realtà i presunti poteri miracolosi di Sai Baba, se osservati con occhio critico, perdono completamente la loro natura sovrannaturale. Si tratta, infatti, di semplici illusioni che sfruttano talvolta la destrezza manuale dello stesso Sai Baba e, in altri casi, semplici fenomeni chimico-fisici. Chi ha fatto chiarezza sulle performance di Sai Baba e di altri santoni indiani è stato l'indiano Basava Premanand. Per quanto riguarda la materializzazione della vibuthi di Sai Baba, il trucco consiste nel tenere nascosta nella piega del pollice una pallina di polvere compressa, generalmente costituita da sterco di vacca essiccato o semplice terriccio. Un abile gioco delle dita sembra far apparire la magica cenere dal nulla. L'apparizione della vibuthi sui ritratti di sai Baba è interpretabile, invece, in termini chimici.

La cornice dei ritratti è di alluminio e i negozianti, evidentemente in combutta con Sai Baba, prima di incartare il quadretto fingono di spolverarlo con uno straccio. In realtà lo straccio è imbevuto di una soluzione di cloruro mercurico che reagisce lentamente con l'alluminio producendo una polvere grigiastra e impalpabile scambiata per vibuthi dagli ignari compratori, una volta arrivati a casa. Va osservato che i prodotti della reazione tra l'alluminio e il cloruro mercurico sono estremamente tossici: quindi i fedeli che si nutrono di questa vibuthi espongono la propria salute a grossi rischi. In un'altra sua celebre performance, ripetuta ogni anno durante la cerimonia della "vibuthi abheshekam", Sai Baba riesce a far fuoriuscire grandi quantità di vibuthi da un'urna apparentemente vuota. Anche in questo caso si tratta di un banale trucco. La vibuthi è in realtà è contenuta, sotto forma di polvere pressata, sulle pareti interne dell'urna. Introducendo la mano nell'urna, Sai Baba raschia la polvere che fuoriesce abbondantemente dall'urna meravigliando gli ingenui fedeli. Anche molti altri miracoli attribuiti a Sai Baba hanno una veridicità molto dubbia. Ad esempio i celebri episodi di bilocazioni di cui egli sarebbe stato protagonista sono facilmente interpretabili senza ricorrere a ipotesi sovrannaturali. Esiste, infatti, un altro santone, di nome Neelakantha Baba il cui aspetto somiglia fortemente a quello di Sai Baba. È quindi piuttosto probabile che in alcune occasioni sia stato scambiato per lui.


Sai Baba imbroglia con la vibuthi
In questo video si può vedere chiaramente la compressa di vibhuti mentre viene trasferita dalla mano sinistra alla destra di Baba, potete vederla tra le dita e infine mentre viene frantumata con il pollice. Notate che in tutte le materializzazioni di vibhuti, la mano sinistra e quella destra entrano sempre in contatto con un movimento a coppa, alcuni attimi prima del “miracolo” e, dopo questo contatto, il pollice destro sarà sempre tenuto vicino al palmo o sotto le dita. Un prestigiatore professionista, Nils Krojgaard, spiega come il trucco viene eseguito. La cenere è fortemente compressa in piccole tavolette. Occasionalmente, quando Sai Baba pensa che nessuno stia guardando le sue mani, sposta le compresse da una mano all’altra. In questo filmato, un primo piano mostra le compresse molto chiaramente. Attenzione: non fatevi distrarre dal volto di Goldie Hawn che viene evidenziato in questa clip, continuate a guardare la mano destra di Sai Baba

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ALTRI FILMATI RIVELATORI:
http://www.exbaba.it/pages/filmati.htm










Sai Baba è morto
I trucchi del santone
Guardate la sequenza dal minuto 1.18.


Sai Baba è morto, l'illusione continua
di Massimo Introvigne
26-04-2011

La morte di Sathya Sai Baba, forse il più popolare guru indiano della seconda metà del secolo XX, induce a qualche riflessione sul successo che ha avuto in Occidente e in particolare in Italia, dove ha trovato seguaci fra ex-sessantottini affascinati dall'Oriente, professionisti - fra cui diversi medici, che hanno scelto di andare a lavorare nell'ospedale da lui fondato in India - e perfino un sacerdote lombardo, don Mario Mazzoleni (1945-2001), che la scelta senza riserve per Sai Baba ha condotto fino al dramma della scomunica. Ma chi era Sai Baba?

Satyanaryan Raji (1926-2011) nasce nel 1926 a Puttaparthi nell'Andra Pradesh (India del Sud). A quattordici anni entra in uno stato di esaltazione al termine del quale, il 23 maggio 1940, annuncia «Sono Sai Baba», assumendo lo stesso nome di un santo asceta, Sai Baba di Shirdi (1856-1918), molto popolare in India. Da allora comincia a raccogliere seguaci in un piccolo ashram, che oggi con il nome di Prashanti Nilayam è diventato un intero sobborgo di Puttaparthi.

Sathya Sai Baba - come è normalmente chiamato in India proprio per distinguerlo da Sai Baba di Shirdi - invita a tornare alle scritture tradizionali dell'India e a sperimentare Dio come stato di coscienza superiore, che è già dentro di noi e che può essere raggiunto non tanto attraverso la conoscenza, ma per mezzo di un'esperienza diretta che non è disgiunta dal compimento del proprio dovere e dal servizio reso agli altri. Dio, pertanto, per Sai Baba non è un'entità esterna separata dall'uomo, ma uno stato di consapevolezza che ciascuno di noi può raggiungere.

I fedeli considerano Sathya Sai Baba un avatar - cioè un'incarnazione divina - integrale (purnavatar), come Krishna; secondo loro, la storia è stata anche percorsa da «amshavatara», avatar «parziali», tra cui Gesù Cristo, Sri Ramakrishna (1836-1886) e Sri Aurobindo (1872-1950), ma solo il loro maestro è stata un'incarnazione totale e perfetta. Contrariamente ad altri maestri indiani - che considerano i miracoli come appartenenti a una sfera inferiore - Sathya Sai Baba ha affidato la prova del suo carattere di avatar ai segni straordinari o «siddhi». Ha così offerto ai seguaci ogni sorta di «miracoli», sia nel regno psichico (chiaroveggenza, profezie, apparizioni a migliaia di chilometri di distanza), sia nel regno fisico. Dalle mani del maestro usciva ogni giorno una cenere sacra (vibhuti) cui erano attribuite proprietà miracolose. Il maestro era inoltre ritenuto capace di fare apparire oggetti di ogni genere: statuette devozionali, anelli d'oro, il linga simbolo di Shiva, e perfino monete d'oro che recavano, come data del conio, l'anno di nascita del devoto per cui erano state «prodotte».

Questi fenomeni hanno portato molti specialisti occidentali a liquidare Sathya Sai Baba come espressione di un sincretismo superstizioso estraneo al «vero» induismo. Ma questo giudizio si scontra con il fatto che Sathya Sai Baba ha decine di migliaia di seguaci in India, pacificamente considerati devoti indù. L'induismo non ha una Chiesa o autorità che possano decidere chi è indù e chi non lo è. La più grande organizzazione indù, la Vishwa Hindu Parishad, espressione di un nazionalismo spesso intollerante verso le altre religioni che controlla il secondo partito politico indiano, ha sempre esaltato Sathya Sai Baba come un modello d'induismo, difendendolo dalle accuse di pedofilia che ne hanno turbato gli ultimi anni di vita, anche perché il guru di Puttaparthi ne ha sempre sostenuto i progetti politici. Uno dei più vicini collaboratori e oggi dei candidati alla successione di Sai Baba, il novantenne Prafullachandra Natwarlal Bhagwati, è stato presidente della Corte Suprema indiana, il più alto magistrato dell'immenso Paese asiatico. L'induismo non è il sistema «puro» insegnato in qualche università occidentale ma un complesso coacervo di miti, riti e devozioni popolari dove oggi sono entrati anche, come componenti essenziali per decidere almeno in India chi ne fa parte, il nazionalismo e la politica.

Sathya Sai Baba ha avuto successo anche in Occidente, come si è accennato, soprattutto in Italia. Una lettura di questo successo non può che fare riferimento alla grande crisi culturale degli anni 1960, che ha avuto il suo momento emblematico nel 1968. Il Sessantotto non ha eliminato - né sarebbe stato possibile - le domande di senso e di sacro che vivono nel cuore di ogni uomo, ma ha gettato un lungo sospetto sull'Occidente e sul cristianesimo. Ne è nato un pregiudizio favorevole nei confronti di tutto quanto è orientale e di tutto quello che si presenta come eterodosso rispetto al cristianesimo. Dai contestatori delle università a musicisti come i Beatles molti hanno preso la strada dell'India. Il fatto che molti italiani abbiano scelto Sai Baba si spiega con un gusto del miracoloso che non è estraneo alla nostra tradizione nazionale e che forse non sarebbe stato soddisfatto da forme d'induismo più «colte» e filosofiche.

Tuttavia, se si supera il clamore intorno ai «miracoli» e si cerca di capire in che cosa consiste l'insegnamento di Sathya Sai Baba, si scopre che il suo centro è la ricerca di Dio o del Divino non come Persona, al di fuori di noi, ma come stato della nostra coscienza. Si tratta dunque, come spesso accade in Oriente, di una «enstasi», qualche cosa che lo storico delle religioni Mircea Eliade (1907-1986) distingue rigorosamente dall'estasi. Nell'«enstasi» si entra sempre di più in se stessi e ci si chiude a ogni possibile trascendenza, mentre nell'estasi ci si apre al di fuori di sé verso un Dio trascendente. L'illusione, chiudendosi in se stessi, è quella di attingere così l'Essere, mentre al massimo - come ha notato un ex induista della generazione del 1968 belga, poi convertito e oggi sacerdote cattolico, padre Joseph-Marie Verlinde - si arriva al «Sé inteso come atto primo dell'esistenza che è soltanto e sempre l'atto di un essere creato e non dell'Essere divino increato». Il rischio, alla fine, è quello di un «narcisismo senza Narciso», secondo la formula del missionario e indologo francese Jules Monchanin (1895-1957). Chi s'illudeva, magari grazie a Sai Baba, di sfuggire alla prigione della soggettività, percepita come tipicamente occidentale, finisce per ritrovarsi rinchiuso a doppia mandata in quella stessa prigione. Sathya Sai Baba è morto, ma l'illusione continua.





Sai Baba morto: si sono svolti i funerali del guru.
Ecco il video Youtube


Era l'8 aprile quando Sathya Narayana Raju Ratnakaram, ovvero Sai Baba, il guru indiano che ha milioni di seguaci sparsi in tutto il mondo, fu ricoverato in ospedale a causa di alcuni gravi problemi cardiaci e polmonari.

Da quel momento centinaia di migliaia di persone si sono riversate nella regione dell'Andra Pradesh, per pregare in attesa di un miracolo che potesse salvere la loro guida spirituale. Ma nonostante le preghiere, domenica scorsa Sai Baba è morto all'età di 85 anni, e ciò ha attirato ancor più fedeli nella piccola città di Putthaparti, sede del suo ashram e sua città natale.

Stamane si sono svolti i funerali della reincarnazione del Sai Baba di Shirdi, con più di 200.000 persone a seguirle da vicino e milioni incollati dinanzi alla televisione dato che la cerimonia funebre è stata trasmessa in diretta tv.

A rendere omaggio con i canti tipici dei loro credo, importanti esponenti religiosi del cristianesimo, buddismo, islam, giudaismo, sikhismo e baha'i. Presenti anche le autorità indiane dato che a Sai Baba è stato concesso il privilegio del funerale di Stato.

Dopo 2 giorni di darshan, ovvero di adorazione del feretro, il corpo del guru è stato tumulato nella stessa Putthaparthi. Ecco il video Youtube di un estratto del funerale di Sai Baba







14 aprile 2011

LA MASSONERIA NEL MOLISE


MASSONERIA IN MOLISE/
Poche luci e troppe ombre...
Inchieste - Molise

I Fratelli molisani. Quelli che indossano grembiulini e pregano nei templi massonici; quelli che si nascondono perchè nell'ombra si agisce meglio; quelli che - probabilmente - gestiscono la cosa pubblica a loro unico e insindacabile giudizio. L'etica? Esiste, certo, e si chiama tornaconto personale. In questo scenario che indaga i rapporti tra la massoneria e la politica, in Molise, viene fuori un quadro che per qualcuno sarà difficile da digerire. Soprattutto per quei dirigenti, quei politici, quei dottori che non gradiscono alcuna pubblicità...

di Michele Mignogna

“In Abruzzo e Molise cresce il numero degli iscritti alla Massoneria del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani. Gli iscritti alla Circoscrizione, che comprende le due regioni, sono 275 suddivisi in 13 Logge: 4 a Pescara, due a Lanciano, una rispettivamente a L'Aquila,Teramo, Montesilvano,Francavilla al Mare, Lanciano, Chieti e Campobasso. L'ufficio stampa del Grande Oriente precisa che l'età dei nuovi iscritti si abbassa, consolidandosi ad una media di circa 35 anni”.

Questa è una agenzia ANSA di poche settimane fa alla quale in pochi hanno dato la giusta importanza, ovvero, cosa succede nella massoneria molisana. Innanzitutto bisogna dire che negli ultimi anni il GOI ha deciso una sorta di riorganizzazione sull’intero territorio nazionale, unificando quelle logge che seppur molto attive, avevano un numero ristretto di iscritti, e cosi al Molise, anche per una questione geografica, è toccato l’accorpamento con la regione Massonica dell’Abruzzo.

La sede dei Gran Maestri Venerabili si trova in una zona centrale di Pescara, scelta fatta a seguito della distinzione che la loggia pescarese ha avuto sullo scenario massonico nazionale, disegnando anche importanti dirigenti.

Ma facciamo un passo indietro.

In Molise sono presenti tre logge legate al Grande Oriente D’Italia - quella massoneria per intenderci che viene definita “regolare”, cioè che opera nel rispetto delle leggi (ed è di quella che parliamo in questo articolo) - rispettivamente Nuova Era 771 con sede, prima dell’accorpamento, a Larino, la Loggia Ernesto Saquella 1366 di Campobasso e la Loggia Ernesto Natham di Termoli.

Su questa di Termoli ci sono alcune indiscrezioni che la vorrebbero praticamente in sonno, una condizione cioè di non operatività per un problema legato alla gestione ed alla nomina del locale Gran Maestro, che ha innescato una lotta intestina tra due fazioni che si contendono il controllo, anche se da ultime notizie attinte, sembra che ci sia la convergenza su un nome che ha anche responsabilità di governo cittadino.

La loggia di Larino invece ha sempre avuto un’attività più o meno regolare garantita anche da un ricambio generazionale al suo interno: infatti la palma d’oro per il rinnovamento va proprio alla Nuova Era 771, per capacità di fare sintesi e di guardare al futuro in modo diverso.

La presenza dei grembiulini è forte anche in Molise ma più che indagare l’ambito prettamente massonico, è interessante indagare l’aspetto politico che apre scenari curiosi sui locali liberi muratori.

Infatti, leggendo le cronache nazionali sullo scandalo che ha coinvolto i vertici della Protezione Civile, abbiamo scoperto che quella che viene chiamata loggia P3 – protagonisti Verdini e Carboni - operava indisturbata anche in Molise. Referente di eccezione quel famoso ingegnere Claudio Rinaldi, soggetto attuatore di quasi tutte le opere pubbliche del Molise.

Ma andiamo con ordine.

All’indomani del terremoto che ha sconvolto l’esistenza di 14 comuni del Basso Molise - così come per ogni calamità naturale - si mettono in moto tanti e tali interessi da far passare in secondo piano la reale emergenza che si viene a creare. E visto che San Giuliano di Puglia è stato il comune più colpito, andava ricostruito totalmente, cosi come è stato. Ad essere nominato soggetto attuatore, il controllore cioè dei soldi pubblici, è stato l’ingegner Rinaldi, indagato a Roma per abuso d’ufficio e a Firenze per corruzione.

Cosa c’entra Rinaldi con il terremoto molisano? C’entra e come, infatti tutti sanno che il comune fortorino è l’unico ad essere stato ricostruito perché sotto la gestione diretta della Protezione Civile, tanto che lo stesso Bertolaso è cittadino onorario di San Giuliano. E qui iniziano le stranezze. Come dichiarato anche dalla Corte dei Conti, Rinaldi, in qualità di Soggetto Attuatore, è stato autorizzato anche ad assumere personale tecnico specializzato (quattro unità) e ad avvalersi di sei unità del Servizio integrato infrastrutture e trasporti Campania-Molise.

Ma attenzione: già in questo una pesante irregolarità. Inizialmente Rinaldi era stato nominato Soggetto Attuatore soltanto per l’area di San Giuliano di Puglia (per “l'espletamento delle attività connesse con la realizzazione degli interventi e delle opere di ricostruzione inerenti al Comune”), ma ben presto ha assunto la qualità di soggetto attuatore per la realizzazione di tutti gli interventi e le opere di ricostruzione inerenti l’intero territorio della provincia di Campobasso .

In più ha avuto anche la possibilità di progettazione e realizzazione di interventi di edilizia, qualora delegato dalle amministrazioni comunali della stessa provincia. E proprio per questi “nuovi incarichi” altro personale: “è stato autorizzato ad avvalersi di sei unità di personale del Servizio integrato infrastrutture e trasporti Lazio-Abruzzo-Sardegna e ad acquisire la disponibilità di una sede logistica idonea per la struttura di titolarità; è stata, altresì, concessa l'apertura di una contabilità speciale di tesoreria intestata allo stesso Soggetto Attuatore”.

Un potere enorme non solo nelle mani del singolo Rinaldi, ma nelle mani di una confraternita organizzata per far soldi sfruttando posizioni personali, amicizie particolari, e una forte influenza sui governi locali, originati proprio dall’appartenenza comune alla loggia massonica P3.

In che modo, vi chiederete, sia stato possibile tutto questo? E soprattutto perché?

Partiamo dall’aspetto economico. Michele Iorio ha aperto ben due distinte contabilità speciali in favore del Soggetto Attuatore: la n.3280, relativa agli interventi di ricostruzione nel territorio della provincia di Campobasso, e la n.3990 relativa agli interventi specifici nel comune di San Giuliano di Puglia. Ci sarà qualche documento che attesti come sono stati spesi i soldi? Certo che no: agli atti del Dipartimento della Protezione Civile non risulta pervenuto alcun rendiconto. Addirittura, per quanto riguarda la contabilità speciale n.3280, istituita il 3 maggio 2005 e chiusa il 4 ottobre 2007, non c’è “alcun movimento né in entrata né in uscita”. Un mare di soldi senza rendicontazione e a favore della famosa cricca.

In concreto diverse sono le opere per cui Rinaldi è risultato “Soggetto Attuatore” fino al giugno 2010. Alcuni esempi che ci fanno capire ancora meglio: realizzazione di una Struttura socio-sanitaria assistenziale per anziani a San Giuliano per un importo complessivo di euro 1.060.000,00; “collegamento F.V. Trigno – F.V.Biferno pedemontana Montemauro” - importo complessivo euro 2.300.000,00; la ricostruzione del Comune di San Giuliano di Puglia, per la quale è stato approvato un “Piano Generale di ricostruzione” che comporta una spesa complessiva di 240 milioni di euro, di cui circa 160 per le Opere Pubbliche e 79 per quelle private; realizzazione dei lavori per la messa in sicurezza e ammodernamento della SS 87 Sannitica nella tratta da Campobasso a Sant’Elia a Pianisi (per la cui progettazione compare anche il nome dell’Arch. Carlo Strassil, anch’egli indagato nell’ambito di un’inchiesta pescarese sulla Statale 81 “Mare-Monti”). Insomma, molti soldi ma nessun documento.

Una parte della massoneria italiana e molisana opera indisturbata in settori economici sicuri e remunerativi; il tutto con il placet della classe dirigente locale. La stessa storia che poi si è ripetuta all’Aquila.

Quindi qual è il ruolo della massoneria locale?

Quello di fornire supporto e aiuto nelle operazioni economiche e nelle opere pubbliche: molti Fratelli molisani sono ingegneri, architetti, dirigenti, politici, costruttori, traspostatori, capitani d’impresa (anche se in Molise è un eufemismo) che utilizzano denaro pubblico per gli affari privati (vedi Zuccherificio del Molise, Cantina Valbiferno e Conservificio di Guglionesi).

Questi sono i soggetti che in maniera più o meno trasparente gestiscono il potere economico, e non solo, nella XX Regione, per nulla esente dai fenomeni che a livello nazionale hanno più risalto, come appunto, il ruolo di certa massoneria nella vita pubblica, economica e sociale, di tutti i giorni.

Fonte: http://www.infiltrato.it/inchieste/molise/massoneria-in-molise-poche-luci-e-troppe-ombre


 

MASSONERIA IN MOLISE
San Giuliano Di Puglia: 
la mano tesa del 
Grande Oriente d'Italia


Inchieste - Molise
Scritto da Michele Mignogna
Mercoledì 20 Aprile 2011 05:01

Scopriamo ulteriori particolari sullo stato della Massoneria in Molise. Viene fuori, ad esempio, la mano tesa del Grande Oriente d'Italia verso il comune più colpito dal sisma del 2002, San Giuliano Di Puglia. Vuoi per interesse, vuoi per filantropia, i vertici della Massoneria italiana e locale - tra cui i Fratelli Venerabili Guglielmo Di Burra e Agostino Presutti - si sono prodigati per partecipare agli aiuti. Chissà cosa ne pensano di questo i candidati Presidenti alla Provincia di Campobasso…

di Michele Mignogna

Questa è una notizia della quale nei giornali locali non c’è nessuna traccia. Ma non potrebbe essere altrimenti perchè parliamo di particolari interessi massonici. Andiamo con ordine. Il 6 dicembre del 2002, nel pieno del sisma che ha colpito il basso Molise, anche la Massoneria non ha potuto fare a meno di far sentire la sua vicinanza e con questo spirito la Giunta del Goi ha incaricato una rappresentanza di Fratelli ad incontrare il Sindaco del Comune maggiormente colpito dal terribile terremoto abbattutosi in Molise nell’ottobre 2002. E cioè San Giuliano di Puglia.


L’incontro è avvenuto proprio a San Giuliano con una delegazione composta dai Gran Maestri Aggiunti Massimo Bianchi e Mario Misul, dal Primo Gran Sorvegliante Saverio Mitidieri, dal Consigliere dell’Ordine (e membro di Giunta del Goi) Mauro Lastraioli, dal presidente del Collegio Circoscrizionale di Abruzzo-Molise Guerino Diomede, dal Fratello Guglielmo Di Burra, Maestro Venerabile della Loggia “Nuova Era” (771) di Campobasso e dal Fratello Agostino Presutti, della stessa Officina.
Parliamo dei massimi vertici della massoneria legata al Grande Oriente, che giunti nell’area disastrata hanno preso subito visione della grave situazione del paese, visitando anche la nuova scuola costruita con l’intervento di “Un aiuto subito”, promosso dal “Corriere della Sera” e Canale 5. Subito dopo hanno incontrato Antonio Borrelli, all’epoca sindaco del piccolo comune fortorino, al quale il Gran Maestro Aggiunto Bianchi ha espresso la massima disponibilità del Grande Oriente d’Italia a fornire un aiuto concreto alla cittadinanza attraverso la fornitura di attrezzature tecniche per la scuola o a favore di anziani o, ancora, con iniziative particolari finalizzate ai disabili.

Il sindaco Borrelli ha ringraziato per l’interessamento spiegando che, dopo i beni di primaria importanza già erogati da vari istituti, una necessità impellente è la ricostruzione di tutto il paese per consentire alla gente di San Giuliano di ricominciare a vivere degnamente. E infatti l’unico paese ad essere stato ricostruito totalmente e in tempi accettabili è proprio San Giuliano. Borrelli si è quindi accordato con il Gran Maestro Aggiunto Bianchi per discutere nei dettagli la questione, dopo avere ricevuto una “lettera di intenti” del Gran Maestro Gustavo Raffi che dovrà indicare l’importo minimo garantito su cui l’amministrazione comunale potrà fare affidamento al momento della ricostruzione.

Il Gran Maestro Aggiunto Bianchi ha anche assicurato l’interessamento delle strutture periferiche del Grande Oriente d’Italia per poter incrementare sensibilmente l’importo facendo leva sulla generosità e lo spirito di solidarietà dei Fratelli. Al momento dei saluti, il Gran Maestro Aggiunto Bianchi ha consegnato una medaglia-ricordo al sindaco che ha ringraziato commosso i Fratelli presenti, augurandosi che, anche attraverso l’aiuto della Massoneria italiana, la gente di San Giuliano possa tornare a sorridere.

In molti si chiederanno a questo punto se la storia raccontata è vera oppure è il frutto della mente del giornalista: abbiamo incontrato una persona presente a quell’incontro e di cui - per ovvi motivi - non sveliamo l’identità. “La visita è stata preparata nei minimi dettagli, stando bene attenti a non spargere troppo la voce, in quanto sappiamo della riservatezza di queste persone. A visita terminata si sono detti favorevoli alla donazione di una somma in denaro”. Possiamo sapere quanti soldi? “Adesso non esageri”.

Fonte: http://www.infiltrato.it/inchieste/molise/massoneria-in-molise-san-giuliano-di-puglia-la-mano-tesa-del-grande-oriente-ditalia



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ANNULLO MARCOFILO DELLE POSTE ITALIANE "CAMPOBASSO CENTRO 25/05/2002"  LOGGIA NUOVA ERA OR:. 771 CAMPOBASSO - Trentennale fondazione Loggia", SU CARTOLINA A TEMA MASSONICO
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Riporto un articolo di stampa apparso qualche tempo fa su un giornale online "pennemolisane" l'articolo è per certi versi simpatico -Firmato da tale Giacomo Donati- Contiene però (oltre a commenti singolari e gratuiti del sig. Donati), una ricostruzione storica degli eventi abbastanza veritiera. Lo riporto integralmente

Niente mi impedisce di trasformarmi in uomo sandwich e andarmene a spasso per Roma con la scritta: 'Sono un massone'. Ma non posso fare la stessa cosa per gli altri. Non posso rivelare i nomi dei fratelli molisani: la leggenda dipinge ancora i massoni come mangiatori di bambini". L'interlocutore anonimo di Villa Medici del Vascello, sede del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani a Roma, è cortese ma ovviamente abbottonato. Undici anni dopo la sinistra fiammata della P2, ci eravamo messi sulle tracce della massoneria molisana, con la convinzione di muovere incontro all'appendice regionale di un organismo ormai in decomposizione. Invece, a ottobre si è cominciato a parlare di connessione mafia-massoneria-politica, e quindi di copertura massonica al movimento referendario di Mario Segni; si è aperto subito dopo il processo alla P2; ed è arrivata, infine, l'inchiesta dei magistrati di Palmi. L'escalation, riportando sulle prime pagine dei giornali le cazzuole, le squadre e i compassi della normale liturgia dei liberi muratori, ha restituito all'attualità il nostro approccio che poteva apparire un po' snob. Però, gli ha tolto la terra da sotto i piedi. Il dr. Giampiero Batoni, portavoce ufficiale della Massoneria Italiana, al quale su indicazione dell'uomo sandwich avevamo strappato l'impegno a fornire i nomi di logge e affiliati molisani, o quantomeno quello di un referente locale, si è visto impossibilitato, certo per l'indagine giudiziaria in corso, a mantenere la promessa. La massoneria molisana vanta una storia di tutto rispetto. Affonda le radici nella seconda metà del Settecento, quando vi aderirono professionisti e intellettuali che avendo studiato a Napoli, recepiranno poi le istanze giacobine. Si fortifica con il sacrificio dei martiri del 1799. Cresce sul terreno degli ideali liberali, propugnati dai carbonari e dai rivoltosi del 1848. L'Unità d'Italia, raggiunta grazie agli sforzi non sempre coordinati ma sempre generosi dei quattro grandi della massoneria nazionale, Mazzini, Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II, apporta nuova linfa alla causa dei liberi muratori nostrani. Appartati nel loro angolo di mondo, i galantuomini dettero vita a un saldo vincolo massonico, cementato da un vigoroso anticlericalismo, di cui è testimonianza nel gran numero di gazzette pubblicate fin nei più sperduti centri della regione. Il vincolo ribadiva lo strapotere di ognuno di loro nei paesi di appartenenza e della casta a livello istituzionale. La massoneria si configurò come la più grande lobby, il più grosso partito trasversale operante in Molise fino al fascismo. I più importanti posti di comando erano nelle mani dei fratelli muratori. E ciò anche grazie alla posizione del Clero, spesso servo e maggiordomo dei notabili massoni, con i quali stabilì intese di reciproci appoggi e supplenze. Il solo don Balduino Migliarese, battagliera e controversa figura di parroco a Petrella Tifernina, cercherà di arginare nel 1914 il dilagare della massoneria con gli strumenti del pubblicista; mentre nel 1915, Mons. Gianfelice, vescovo di Boiano-Campobasso si limiterà a protocollare la presenza della "secta massonica" fin dai tempi antichi. Lo zenit massonico fu raggiunto nel periodo che va dal 1900 all'avvento del fascismo, quando i partiti politici moderni si mostrarono incapaci a scalfire il tessuto regionale (è un fatto che a Campobasso nel 1919 non ancora era stata aperta una sola sezione di partito). Di conseguenza le elezioni molisane promossero sempre gli stessi nomi liberali e ministeriali, quasi sempre massonici. La sede dell'Amministrazione Provinciale di Palazzo Magno a Campobasso si propose allora come roccaforte della massoneria e Campobasso come capitale dei massoni di Abruzzo e Molise. L'Annuario Massonico del 1919 vi registra l'esistenza di un Consiglio dei Cavalieri di Kadosch, che accoglieva gran dignitari del 30° grado, con a capo il potente segretario generale della Provincia, l'avv. Francesco Saverio Giancarlo. Il Consiglio dei Kadosch estendeva la sua autorità su cinque Capitoli Rosa-Croce, con affiliati dal 15° al 18° grado, le cui sedi erano a Campobasso (con lo stesso Giancarlo come presidente), all'Aquila, a Chieti, a Lanciano e a Isernia, con il prof. Antonio Di Lullo presidente. La prof. Annamaria Isastia, storica della Massoneria Italiana, informa inoltre che a tutto il 1923 esistevano cinque logge in Molise. A Campobasso, la "Nova Lux" annoverava tra le sue fila, oltre a Giancarlo, Angelo Del Lupo, presidente della Provincia e Giuseppe Petrucciani, presidente dell'Associazione Industriali; disponeva, inoltre, di un retroterra demomassonico formato dai sindaci Domenico Pistilli ed Eugenio Grimaldi, da Gustavo Spetrino, presidente della Società Operaia, ed altri. Ad Agnone la loggia "Aquilonia" contava sul deputato Alessandro Marracino, poi sottosegretario alla Guerra nel Ministero Facta, e quindi senatore del Regno, e su professionisti locali come Raffaele Sabelli e Michele Cervone. A Isernia, la loggia "Giuseppe Garibaldi-Cesare Battisti" s'imperniava sul deputato Ferdinando Veneziale e sul venerabile Di Lullo. Nel Basso Molise, attorno alla loggia "Giuseppe Mazzini" di Larino ruotavano il venerabile dr. Emilio Ricci, l'avv. Giulio Colesanti e il dr. Giuseppe Battista; a Termoli, infine, la loggia "Ernesto Natham", dal nome del Gran Maestro a capo della Massoneria Italiana dal '17 al '21, aveva punti di riferimento nell'avv. Franco Petti e nel venerabile Felice Folchi. Con la diffusione capillare della massoneria, dunque, bisognava fare i conti. I socialisti, i cui rapporti con la setta avrebbero dovuto essere improntati all'alternativa e furono spesso di commistione, avevano da tempo denunciato il pericolo di deviazione della vita pubblica, insito nel vincolo massonico, non improntato a criteri democratici. Ma fu il Partito Popolare che s'incaricò di portare avanti una veemente battaglia dalle colonne dell'Avvenire del Sannio. La polemica dei popolari con i massoni del periodico Democrazia e rinnovamento toccò toni di un'asprezza mai più raggiunta. Gli uni, a firma Fra' Cristofaro (Gaetano Amoroso), definivano la massoneria come "il serpe verde" che avvelenava la vita pubblica italiana, impadronendosi di tutti i poteri per asservirli a fini settari; gli altri rivendicavano con ostentazione il proprio ruolo e la propria forza nei confronti dei "collitorti baciapile del pipì". In ogni modo, la potenza della massoneria si espresse in forma schiacciante in occasione delle elezioni politiche del '21. In Molise, motivi di autonomia regionalistica e di calcolo politico, avevano suggerito la presentazione di un listone unico in cui confluirono liberali, ministeriali, popolari, fascisti, nazionalisti e altri. Ne risultarono eletti solo i quattro esponenti massoni: Pietravalle, Marracino, Veneziale e Presutti. Ma toccato l'apice, cominciò allora la stagione di declino e per certi versi eroica degli incappucciati molisani. La marcia su Roma segnò l'inizio della conversione al fascismo dei molisani. Si rinnegarono principi e fedi per vestire la camicia nera. Molti massoni presentarono le dimissioni e saltarono il fosso, come Cervone e Marracino. Singolare quel che accadde al Giancarlo. Il "pezzo grosso" massone di Palazzo Magno pensò di poter tenere il piede in due scarpe. Venne, invece, platealmente espulso, insieme ai suoi accoliti, dal sindacato fascista. Tuttavia la massoneria molisana tenne duro e, guidata dalla figura eminente di un collaboratore strettissimo di Amendola, Enrico Presutti, avvocato e professore universitario, nato a Perugia nel 1870 da genitori campobassani, si distinse in una strenua attività di opposizione. Nel settembre 1923, la Società Operaia di Spetrino e il sindaco Grimaldi promossero a Campobasso una grande manifestazione antifascista. Alla vigilia delle politiche del '24, i fascisti provocarono diversi incidenti a Campobasso. Tra l'altro, furono aggrediti il proprietario del caffè Lupacchioli e il barbiere Emilio Brienza, gestori di esercizi frequentati da massoni, e Brienza, in particolare, perché, sbarbando un fascista, gli aveva fatto il segno di Zorro, cioè gli aveva intaccato la mascella. Ma ad aprile, pur tra mille soprusi patiti, l'Opposizione Costituzionale di Presutti riuscì ad eleggere un candidato, lo stesso Presutti, nel collegio di Abruzzi e Molise: degli altri 20 seggi, 19 erano andati ai fascisti e uno ai socialisti. A giugno la Società Operaia di Campobasso aderì allo sciopero nazionale di protesta contro il delitto Matteotti, suscitando preoccupazioni nel prefetto per l'attività niente affatto rallentata dei demo-massoni, che nel novembre di quell'anno aderirono all'Unione Nazionale di Amendola. L'U.N. si avvalse di un foglio battagliero, La Vita del Molise, diretto coraggiosamente da Giulio Colesanti. Ma a causa della solidarietà espressa ad Amendola per l'attentato subito ad opera dei fascisti, il torchio del regime si strinse attorno al giornale. Vennero sequestrate più edizioni e, infine, il 31 dicembre 1925 La vita del Molise cessò le pubblicazioni. La legge di soppressione della massoneria, a seguito dell'attentato Zaniboni a Mussolini, aveva portato, intanto, alla devastazione delle logge di Agnone, di Larino e di Palazzo Petrucciani a Campobasso. La loggia d'Isernia s'era già sciolta spontaneamente. Ancor prima erano stati sciolti il Circolo Eguaglianza e la Società Operaia di Campobasso, perché centri di propaganda e di reclutamento dei democratici. Gli ultimi sussulti massonici in Molise si ebbero con Folchi, venerabile della loggia di Termoli, che perse l'insegnamento per non aver rinnegato la massoneria, con il dr. Battista di Larino che, per lo stesso motivo, perse la condotta medica in quel comune, e con Presutti che, in quanto aventiniano fu dichiarato decaduto dalla carica di deputato nel 1926 e, per essersi rifiutato di prestare il giuramento di fedeltà al regime, perse la cattedra universitaria. Enrico Presutti visse dei soli proventi di avvocato, pare non troppo agiatamente; per cercare nuove fonti di guadagno, tentò di pubblicare un romanzetto anonimo, il cui manoscritto fu però sequestrato dai fascisti. Era ritenuto pericolosissimo e, come tale, sottoposto a sorveglianza e isolamento fino al 1937, quando fu colpito dalla paralisi che lo costrinse a letto, fino alla morte avvenuta nel 1949. Si potrebbe pensare che, con la caduta del fascismo, la massoneria molisana rialzasse il capo e, dal momento che massoni storici come Brienza, Petrucciani, Grimaldi, confluirono nel Partito Liberale, sia lì che bisogna cercare tracce. Il dr. Silvestro Delli Veneri, capogruppo socialista al Comune di Campobasso, ma all'epoca giovanissimo esponente di spicco del liberalismo molisano, è però di tutt'altro avviso. Nega ogni attività massonica nel Partito Liberale. "Prima di tutto, - sostiene - c'era l'ostracismo alla massoneria decretato dal Croce, al quale i nostri, da Morelli a Colitto agli altri, guardavano come a un vero e proprio nume tutelare. E poi, davvero non era il caso di offrire spazio di propaganda alla DC sul terreno dell'anticlericalismo; i liberali, Colitto in testa, erano e mostravano di essere sempre ligi alla Chiesa. Infine, - conclude Delli Veneri - di qualsivoglia attività massonica, per limitata che fosse stata, saremmo venuti a conoscenza". Sul versante cattolico, l'onorevole Remo Sammartino, che da ragazzo era stato testimone della devastazione fascista della loggia di Agnone, cui, a suo dire, aderiva il fior fiore dei professionisti locali, si allinea sulla posizione di Delli Veneri: "In tanti e tanti anni di attività politica non ho avuto mai l'impressione di trovarmi circondato da gente e partiti che tramassero nell'ombra". Lo stesso ripete Antonio Chieffo, presidente della Provincia di Campobasso che fu la roccaforte della massoneria molisana. "Escludo categoricamente di aver mai subito pressioni o comunque contatti che alla setta potessero far pensare. Né in sede istituzionale, né in sede elettorale. Ed è logico: i partiti hanno sottratto spazio di aggregazione a strutture come la massoneria; e comunque con l'istituzione delle Regioni la Provincia non è più la massima espressione politica periferica". Ma alla Regione, ovviamente, si rigetta ogni ipotesi di eredità massonica. E l'on. Florindo D'Aimmo, già consigliere e presidente della Regione Molise, condivide: nessuna traccia di massoni nell'Ente e neppure nelle competizioni elettorali che lo hanno interessato. Insomma, pare proprio che la grande tradizione massonica molisana sia svanita nel nulla. E forse è vero il giudizio perentorio di Nicolò D'Abramo, farmacista di Guglionesi, socialista fin dai tempi di Giolitti, perseguitato da Mussolini, e membro autorevole del Comitato di Liberazione Molisano. D'Abramo, che nel 1922, in qualità di direttore di Molise Avanti, polemizzò aspramente con l'allora sindaco di Campobasso, Grimaldi, e con altri massoni, giura dall'alto dei suoi 105 anni di età, sullo spirito buono ma gregario dei molisani: "Prima tutti massoni, poi tutti fascisti, infine tutti democratici cristiani". Senonché nella sede romana della Massoneria di Palazzo Giustiniani, si è di tutt'altro avviso". L'abbottonato e cortese uomo sandwich, dal quale abbiamo prese le mosse, assicura che non si è seccata l'acacia massonica, tutt'altro, e ce ne sono di logge, ce ne sono di affiliati. Intanto la stampa nazionale comincia ad alzare i veli: opererebbe a Campobasso l'unica loggia del Molise, la "Nuova Era". La loggia, che almeno nel nome ricorda la "Nova Lux", è accreditata di un numero esorbitante di affiliati: circa settecento. Con molta probabilità il solerte cronista ha preso per numero di affiliati il numero d'ordine. Diversamente a Campobasso spetterebbe non il vecchio titolo di capitale massonica di Abruzzo e Molise, ma di capitale d'Italia.

Fonte: http://ilmelogranonano.freeforumzone.leonardo.it/lofi/Massoneria-molisana/D7367215.html



24 gennaio 2012

Il "Grande oriente" in Abruzzo e Molise


Il tema-Massoneria è stato sempre poco trattato in Molise. L'argomento divenne momento di discussione sulla ribalta locale alcuni decenni or sono, a seguito di diverse interrogazioni presentate da consiglieri regionali di Sinistra che ebbero a dichiararsi preoccupati per la presenza "attiva" dei "grembiulini" sul territorio della ventesima regione.

C'è stato un tempo in cui, tra i Massoni, volavano gli stracci; e, per averne contezza, sarebbe bastato visitare su internet il sito "grandeoriente-libero.com" per rinvenirlo zeppo di accuse e di documenti esibiti su di una discussa gestione della Loggia. Uno spassionato osservatore del fenomeno avrebbe potuto dire che, manco nel corso delle elezioni politiche nazionali, sarebbero stati inferti colpi tanto bassi. Oggi, almeno apparentemente, l'ambiente parrebbe essersi rasserenato; perciò sarebbe il caso di vedere in quale misura potrebbe incidere l'Abruzzo ed il Molise sulla gestione complessiva della Fratellanza.

Chi conosce le segrete cose afferma che, nella Massoneria, il Maestro è unico (e prevalente) e che è legittimato a fregiarsi dell'appellativo "Grande". Gli iscritti al "Grande Oriente d'Italia" di Palazzo Giustiniani, spalmati tra le varie comunità, grandi e piccole, dell'Abruzzo e del Molise, sarebbero circa 300. Nelle due realtà si è potuta registrare l'adesione di tanti giovani; e ciò viene ritenuto un evento dimostrativo "di come i nostri figli aspirino a non rimanere più inscatolati in temi sorpassati che non ci appartengono più". Parola del Gran Maestro Gustavo Raffi che non ha mai operato distinzioni per quanto riguarda la distribuzione degli iscritti tra le due regioni finitime. A tale proposito, non sarebbe irreale riferire, pure sulla scorta di notizie storiche note a chi pratica la divulgazione, che per il Molise si tratterà certamente di un numero di adepti di gran lunga minore rispetto all'Abruzzo (60?).

Raffi ha detto pure che "l'importante è la trasparenza, riferita alla dirigenza, nonché la cognizione dei responsabili sui due territori fratelli". In definitiva, l'organizzazione non vivrebbe più nel mistero, dal momento che "la segretezza delle liste, resasi necessaria durante il Ventennio fascista, è finita da quando la Massoneria si muove finanche nelle piazze e sugli schermi tv, ragion per cui le attività del sodalizio sono visibili come se fossero praticate sotto un riflettore".

Il Gran Maestro ha voluto spiegare anche perché il sesso gentile rimanga tuttora escluso dal Grande Oriente d'Italia; ma ne ha fatto una questione da risolvere "nel seno del circuito massonico stesso". In effetti, ha lasciato aperta una porta che lascia bene sperare alle donne che volessero aspirare a manovrare il compasso e ad indossare il grembiulino:"Se devo fare una battuta, potrei dire che nella nostra galassia associativa vi sono obbedienze esclusivamente maschili, altre esclusivamente femminili e qualcuna mista".

Il tema-Massoneria è stato sempre poco trattato in Molise. Esso salì sulla ribalta locale alcuni decenni or sono, a seguito di diverse interrogazioni presentate da consiglieri regionali di Sinistra che ebbero a dichiararsi preoccupati per la presenza "attiva" dei "grembiulini" sul territorio della ventesima regione. All'epoca, il settimanale "Molise oggi" (diretto da Antonio D'Uva, che poi - datosi ala politica - sarebbe diventato vice-Sindaco del Comune di Campobasso) pubblicò alcuni servizi dai cui contenuti fu possibile ridurre il fenomeno in regione al minimo comune denominatore, peraltro tranquillizzando l'opinione pubblica pure sulle personalità degli iscritti. Nessuno apparve dedito ad attività che non fossero nominabili e qualificate.

Può dedursene che, data la scarsa consistenza dei massoni nostrani, le due regioni finitime potranno incidere ben poco nei dissidi interni (oggi apparentemente in sonno) dei fratelli-coltelli di Palazzo Giustiniani. Peraltro, dopo che - nell'aprile del 2008 - il "Duce" del Grande Oriente ebbe a dire che il cuore della massoneria batteva a sinistra, sembrano essersi sopiti persino i timori espressi da chi vent'anni fa rappresentava nella ventesima regione questa parte politica. D'altronde Raffi è uno che non si sbilancia mai. Per esempio, sul terremoto giudiziario abruzzese di anni addietro, ebbe a dire:"Quello che so l'ho letto sui giornali. Quando c'è una inchiesta, è giusto che la Magistratura faccia ciò che deve".

Claudio de Luca
Fonte: http://www.primapaginamolise.com/detail.php?section=cronaca&news_ID=46139&goback_link_ajax=generate_section_list('%3Fsection%3Dcronaca%26amp%3Bajax_call%3D1')


 

LA STRUTTURA GERARCHICA 
della Massoneria:
ILLUMINATI e Piramide Spiritualità NWO


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MASSONERIA 
"LE SEGRETE ORIGINI" 
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